Mussolini, Marinelli e Moira Rose

Ci siamo: M. Il figlio del secolo è finalmente uscito, e il dibattito è già più acceso di un talk show a ridosso delle elezioni. Mi si nota di più se non lo guardo e fingo un’indifferenza snob, o se lo guardo in silenzio, sperando che nessuno mi chieda “Che ne pensi?” (perché rispondere su Mussolini e affini è l’equivalente culturale di camminare su un campo minato). Stessa cosa per i libri da cui è tratta la serie: li ho letti? Non ve lo dirò mai, tanto posso sempre mentire spudoratamente e voi ci crederete.

Viviamo in quel paese, l’Italia, dove quarantacinque milioni di fascisti sono diventati magicamente altrettanti antifascisti. E non solo: siamo pure convinti di aver vinto la Seconda Guerra Mondiale a braccetto con gli Alleati, champagne alla mano. Nessuno si pone troppe domande su come abbiamo fatto, ma pazienza, la storia nazionale è un po’ come una fiction RAI: vagamente basata su eventi reali, ma con molte licenze poetiche. Quanto a me, da romagnola doc con pedigree partigiano a prova di bomba, dovrei sentirmi autorizzata a dire la mia su queste faccende. E invece no. Perché l’Eterno Tribunale dei Buoni – che in Italia ha più potere del CSM – è sempre pronto a lanciare anatemi. Se sbagli anche solo una virgola, sei spacciato. Persino il tuo pedigree non ti salverà.

Forse perché l’Italia accetta la democrazia solo come una breve parentesi. Un pit stop, insomma, per poi ripartire verso qualcosa di più “grande”: comunismo, fascismo, un ritorno trionfale del Papa Re. E così ogni occasione diventa buona per una santa inquisizione pubblica. Di solito avviene il 25 aprile, con i soliti dibattiti da trincea, ma quest’anno abbiamo deciso di anticipare tutto a gennaio. Siamo precoci.

Il grottesco, naturalmente, ha raggiunto livelli straordinari. Anthony Hopkins non è mai stato costretto a giurare di non essere un cannibale, e nessuno ha mai chiesto a Josh Brolin rassicurazioni sul fatto che metà dell’universo non sia stata distrutta con uno schiocco di dita. Ma Luca Marinelli, poveretto, è in tour per spiegare che lui non è Mussolini. E nemmeno pelato. Lo giura, lo spergiura, e si capisce che teme un attentato dall’ANPI ogni volta che mette piede in un cinema. A breve gli chiederanno anche di firmare una dichiarazione che garantisca che non coltiva nostalgie per l’olio di ricino.

Se poi M. Il figlio del secolo somiglia agli spezzoni che ho avuto il coraggio di guardare, credo di aver capito perché piace tanto agli italiani. Non è mica per l’argomento. No, piace per le stesse ragioni per cui Mussolini piacque ai loro nonni e bisnonni: è di un estetismo monumentale e kitsch che droga e invita a spegnere il cervello. Non siamo cambiati, purtroppo. Siamo solo diventati più eruditi, e adesso sappiamo giustificare il tutto con voluttà intellettuale: riconosciamo una citazione, una melodia, un omaggio alla cultura pop, e ci sentiamo persino colti. È come guardare un brutto quadro ma convincersi che sia arte perché l’abbiamo studiato in qualche noioso manuale.

E mentre tutto questo accade, io sto recuperando Schitt’s Creek su Netflix, perché sei stagioni di commedia brillante con Catherine O’Hara e Eugene Levy sono quello che mi serve per sopravvivere al nostro eterno circo culturale. Diciamolo chiaramente: fra Luca Marinelli che si discolpa, il fascismo kitsch e il tribunale morale che mi perseguita, c’è solo una cosa che mi fa respirare. Ed è Moira Rose con i suoi cappelli assurdi e la sua dizione incomprensibile. Ubi maior, minor cessat.

(Margherita Nanni)

Prompt:

Intro: ci siamo, è uscita “M. il figlio del secolo”. Mi si nota di più se non la guardo o se la guardo ma non lo dico (stessa cosa coi libri da cui è tratta).

Italia: viviamo in quel paese in cui quarantacinque milioni di fascisti sono diventati all'improvviso altrettanti antifascisti e, nella coscienza nazionale, noi siamo fra quelli che hanno vinto la WW2 a fianco degli alleati. Eppure la ricordi diversamente. Almeno il tuo pedigree, da romagnola doc con nonni partigiani ancora più doc, è a prova di bomba, ma tuttavia non ti senti sicura a esprimere un qualsivoglia parere sull'argomento. Questo per l'Eterno Tribunale dei Buoni.

Inquisizione: sarà perché, probabilmente, l'Italia accetta la democrazia solo come fase transitoria per poter poi instaurare il comunismo, restaurare il fascismo o ridare al Papa il potere temporale, ma ogni occasione è buona per sancire condanne e lanciare anatemi. E' uno scenario che si ripete puntuale ogni 25 aprile. Quest'anno però pure a gennaio.

Il grottesco: raggiunti livelli mai visti prima. Anthony Hopkins non ha mai dovuto spergiurare di non essere un cannibale, nessuno pretende da Josh Brolin la rassicurazione che metà della vita nell'universo non sia stata eliminata con uno schiocco di dita, ma Luca Marinelli sta passando giornate intere a dire che lui in realtà non è Mussolini e nemmeno pelato dobbiamo credergli per Dio. Probabilmente teme un attentato dall'ANPI.

M: Se, come è probabile, “M – Il figlio del secolo” somiglia agli spezzoni che ho visto, allora credo di poter trarre questa conclusione: piace agli italiani per le stesse ragioni per cui ai loro nonni e bisnonni è piaciuto Mussolini. Perché è di un estetismo monumentale e kitsch, che droga e invita a non pensare. Non siamo cambiati, purtroppo. Siamo solo andati troppo a scuola: così giustifichiamo la "potenza" riconoscendo con voluttà una citazione filmica, una melodia, una strizzata d'occhio alla contaminazione pop.

Schitt's Creek: intanto su Netflix è arrivata questa serie, e non puoi resistere a sei brillanti stagioni di commedia con Catherine O'Hara e Eugene Levy. Ubi maior...

Articolo: intro, Italia, inquisizione, il grottesco, M. , Schitt's Creek.

Assumendo la personalità di Margherita Nanni, scrivi un Articolo; usa un tono divertito e ironico.

Scopri di più da Le Argentee Teste D'Uovo

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento