
La politica e la legge sembrano spesso mondi impenetrabili, regolati da logiche oscure e lontani dalla vita quotidiana delle persone. Eppure, di tanto in tanto, emergono figure che dimostrano come il cambiamento possa partire anche da un individuo armato di determinazione e conoscenza. Giorgio Fidenato è una di queste persone. Il suo nome, oggi, è sinonimo di resistenza civile nel panorama agricolo italiano, un uomo che ha avuto il coraggio di sfidare dogmi e pregiudizi, portando avanti una battaglia lunga quasi un decennio per il diritto di coltivare mais geneticamente modificato.
E qui la domanda sorge spontanea: perché, nel 2025, in un Paese che si vanta di progresso e innovazione, stiamo ancora discutendo se sia lecito coltivare piante che la scienza ha già dichiarato sicure ed efficienti?
Un metodo basato sulla legge e sulla scienza
La strategia di Fidenato è stata semplice quanto rivoluzionaria: non scendere a compromessi con l’ignoranza istituzionalizzata. Invece di accettare passivamente divieti arbitrari, ha scelto di rispondere con le armi della legge e della scienza.
Per nove anni, ha combattuto in tribunale per far valere un diritto che in qualsiasi altro Paese avanzato sarebbe scontato: coltivare Mais MON810, una varietà geneticamente modificata che resiste alla piralide, un insetto capace di devastare interi raccolti. Non solo questo mais è sicuro, ma permette anche di ridurre l’uso di insetticidi dannosi per l’ambiente. Tuttavia, in Italia la parola “OGM” è ancora sinonimo di eresia, avvolta in un’aura di paura costruita su miti e disinformazione.
Nonostante gli studi scientifici e il principio di precauzione europeo, Fidenato si è trovato a combattere non solo contro il governo italiano, ma anche contro un sistema giuridico frammentato e contraddittorio. Recentemente, un giudice di Udine ha rimesso alla Corte di Giustizia Europea la questione della legittimità della direttiva 2015/412, che consente agli Stati membri di vietare il Mais MON810. Questo significa che la battaglia di Fidenato potrebbe avere implicazioni ben più ampie di quanto inizialmente previsto.
Un resistente civile contro l’arretratezza italiana
La storia di Fidenato richiama inevitabilmente il concetto di disobbedienza civile teorizzato da Henry David Thoreau. Come Thoreau rifiutò di pagare la poll tax per protestare contro il governo, Fidenato ha scelto di sfidare uno Stato che impone divieti senza fondamento scientifico. Il suo atto di resistenza non è stato un gesto impulsivo, ma un’azione consapevole, basata sulla convinzione che la legge debba essere al servizio della verità e non delle ideologie.
Ma perché l’Italia è così ostile agli OGM? Forse perché il nostro Paese è schiavo di un’idea romantica, ma fuorviante, dell’agricoltura tradizionale. Si glorificano le coltivazioni “naturali”, ignorando il fatto che la stragrande maggioranza delle piante che coltiviamo oggi sono già il frutto di mutazioni genetiche indotte dall’uomo nel corso dei secoli. Pensiamo al grano Creso, un prodotto della mutagenesi indotta con radiazioni gamma negli anni ’70, oggi considerato “naturale” solo perché il termine “OGM” non esisteva ancora.
Eppure, continuiamo a permettere l’uso di pesticidi chimici dannosi per la salute e per l’ambiente, mentre demonizziamo colture che potrebbero migliorare la qualità della nostra agricoltura. Le resistenze sono tanto più assurde se consideriamo che importiamo quotidianamente tonnellate di soia e mais OGM da Stati Uniti, Argentina e Brasile per l’alimentazione animale. Siamo il Paese che dice “no” agli OGM nei campi, ma li accetta senza problemi nei mangimi. Un paradosso che Fidenato ha avuto il coraggio di portare alla luce.
perché questa battaglia riguarda tutti noi
La storia di Giorgio Fidenato non è solo la storia di un agricoltore che vuole coltivare mais. È la storia di un cittadino che ha scelto di non accettare passivamente leggi ingiuste, ma di sfidarle con gli strumenti della ragione e del diritto. È una battaglia che ci riguarda tutti, perché tocca il cuore del rapporto tra scienza, politica e libertà individuale.
Se permettiamo che la paura e l’ideologia prevalgano sulla conoscenza e sull’innovazione, rischiamo di condannarci all’arretratezza. Se vogliamo davvero un futuro più sostenibile, dobbiamo avere il coraggio di ascoltare la scienza e di sostenere persone come Fidenato, che lottano affinché la verità non venga soffocata dall’ignoranza.
(Giulia Remedi)
Prompt:
Intro: La percezione comune che il mondo della politica e della legge sia distante e inaccessibile per i cittadini è stata sfidata da individui come Giorgio Fidenato, il cui nome è diventato simbolo di determinazione e coraggio. Nonostante il pensiero diffuso che i poteri legislativi, esecutivi e giudiziari siano intoccabili, Giorgio ha dimostrato che "sono fatti da persone comuni".
Metodo: illustra il metodo di Giorgio Fidenato per portare avanti la sua battaglia.
Fidenato: Giorgio ha intrapreso una battaglia legale di nove anni per coltivare Mais MON810, una varietà geneticamente modificata resistente alla piralide, nonostante gli studi che dimostrano i benefici e la sicurezza di questa coltura. La sua lotta si è scontrata con le paure e le etichette associate agli OGM, nonostante il supporto del principio di precauzione dell'Unione Europea. Recentemente, un giudice di Udine ha notificato a Giorgio un'ordinanza di remissione alla Corte di Giustizia Europea, chiedendo di verificare la legittimità della direttiva 2015/412, che permette agli Stati membri di vietare la coltivazione del Mais MON810. Questo contrasta con le decisioni di altre sezioni del TAR di Trieste, del Consiglio di Stato e della Cassazione, ma riflette i dubbi ragionevoli sulla compatibilità di tali divieti con le norme dei Trattati Europei.
Articolo: intro, metodo, Fidenato, aggiungi considerazioni personali sulla stupida resistenza italiana agli OGM e porta esempi della scarsa qualità delle colture tradizionali. Dai un'immagine di Fidenato come di un resistente civile sul modello descritto da Throreu.
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