
Un mondo migliore, più interconnesso, orizzontale, in cui condividere conoscenza.
Queste erano le promesse. Ce le hanno ripetute per anni, confezionate in discorsi ispirazionali, keynote con musica emozionante e slogan accattivanti. Doveva essere la rivoluzione della comunicazione, un’utopia digitale in cui il sapere avrebbe viaggiato libero, accessibile a tutti, senza più filtri e gerarchie.
La conclusione? Guardatevi intorno.
Facebook: la fine di ogni illusione
Oggi è chiaro che le piattaforme di Meta non sono più un ambiente sostenibile per chi cerca di fare informazione indipendente. Ma questo non è un caso, né una deriva imprevedibile. È solo l’ultimo voltafaccia di Mark Zuckerberg, che ha dimostrato ancora una volta come il suo unico vero interesse sia il profitto, a scapito della qualità dell’informazione e della sicurezza della comunità digitale.
Dopo anni di ipocrisie sul contrasto alla disinformazione, ora ha tolto la maschera: ha deciso di eliminare anche quei pochi strumenti di fact-checking che cercavano di arginare la propaganda e le fake news. Ha semplicemente smesso di fingere. Perché? Perché il business sta cambiando. Perché ora conviene inseguire il modello della totale deregolamentazione, in cui tutto è permesso, purché generi engagement, visualizzazioni e, soprattutto, profitti.
Zuckerberg ha sempre giocato su due tavoli. Da un lato, ha fatto credere ai governi e alle istituzioni di voler rendere le sue piattaforme un luogo “sicuro”, inserendo strumenti di moderazione (deboli, imperfetti, spesso ridicoli). Dall’altro, ha costruito il sistema perfetto per alimentare odio, divisioni e bufale, perché è su questo che si regge il business. Ora il vento è cambiato, le pressioni regolatorie sono meno efficaci, i politici hanno altre priorità. E lui ha capito che può tranquillamente fregarsene.
Così la retorica della libertà di espressione viene utilizzata per trasformare Facebook in una fogna digitale dove tutto è concesso, basta che tenga incollati gli utenti allo schermo. È la stessa strategia già vista su X.
X: il modello Musk, la giungla dell’odio
L’esempio più eclatante è quello di X (ex Twitter). Da quando Elon Musk ha messo le mani sulla piattaforma, l’idea di un social network come spazio pubblico governato da regole di qualità è stata completamente smantellata.
Musk ha preso una piattaforma già malata e l’ha trasformata in un’arena dove la viralità è l’unica moneta. I bot, le fake news, la manipolazione di massa non sono più problemi da risolvere, ma strumenti di business. La “libertà di parola” si traduce in libertà di diffondere qualsiasi spazzatura. Perché? Perché l’unica cosa che conta è che la gente continui a scrollare.
Quello che sta accadendo su X è solo un’anticipazione di quello che succederà su tutte le altre piattaforme. Non c’è più nemmeno il tentativo di mantenere un equilibrio: il futuro è una rete sociale in cui chi grida più forte vince, dove la qualità dell’informazione non conta nulla, dove il dibattito pubblico viene lasciato in balia delle dinamiche più tossiche possibili.
Costruire alternative, uscire dalla gabbia
Se c’è una cosa che questi ultimi anni ci hanno insegnato, è che nessuna piattaforma controllata da un miliardario può essere neutrale. Zuckerberg, Musk e gli altri padroni del web hanno dimostrato di essere disposti a sacrificare qualsiasi cosa – dalla qualità dell’informazione alla salute del dibattito pubblico – pur di massimizzare i loro guadagni.
Questa è la realtà con cui dobbiamo fare i conti. La domanda non è se i social network possano essere riformati. La domanda è: cosa vogliamo fare ora? Continueremo ad accettare il loro dominio, a costruire informazione su piattaforme che possono cancellarla con un click? O inizieremo a costruire alternative, indipendenti, fuori dal controllo di chi gioca con la democrazia come fosse una pedina del suo gioco personale?
L’internet che ci hanno promesso era una bugia. Tocca a noi crearne uno diverso.
(Roberto De Santis)
Prompt:
Intro: un mondo migliore, più interconesso, orizzontale, in cui condividere conoscenza. Queste le premesse. La conclusione? Seguitemi.
Facebook: oggi appare evidente che le piattaforme di Meta non sono più un ambiente sostenibile per chi cerca di fare informazione indipendente. Al centro di questa decisione vi è l’ennesimo voltafaccia di Mark Zuckerberg, che ancora una volta ha dimostrato come il suo unico vero interesse sia il profitto e la deregolamentazione, anche a scapito della qualità dell’informazione e della sicurezza della comunità digitale. Dopo anni in cui Facebook ha alimentato l’illusione di voler contrastare la disinformazione e garantire un minimo di moderazione responsabile, ora il vento è cambiato. Il patron di Meta ha deciso di abbandonare qualsiasi residuo di controllo sulla qualità dei contenuti, eliminando persino quei meccanismi minimi di fact-checking che, per quanto imperfetti, cercavano di arginare la diffusione della propaganda e delle fake news. Questa mossa è il risultato di una strategia ormai chiara: Zuckerberg ha sempre giocato su due tavoli, fingendo di voler rendere le sue piattaforme un luogo "sicuro" mentre in realtà il suo obiettivo è sempre stato massimizzare l’engagement, qualunque fosse il prezzo da pagare in termini di qualità e veridicità delle informazioni. Ora che il clima politico e regolatorio è cambiato, ha ritenuto più conveniente abbandonare qualsiasi pretesa di responsabilità per inseguire il modello della totale deregolamentazione, in cui tutto è permesso, purché generi interazioni, visualizzazioni e, soprattutto, profitti. la retorica della libertà di espressione viene utilizzata come scusa per abbandonare ogni forma di controllo, trasformando i social in vere e proprie fogne della disinformazione. Il fatto che Zuckerberg, in passato, abbia investito (seppur in modo discutibile) nel contrasto alle fake news e ora stia demolendo ogni tentativo di regolamentazione dimostra quanto le sue decisioni non siano mai state guidate da principi etici o da una visione del ruolo sociale della sua azienda, ma esclusivamente da logiche di profitto e convenienza politica.
X: Questa è la stessa dinamica già vista su X (ex Twitter) dopo l’arrivo di Elon Musk: l’idea di un social network come spazio pubblico governato da regole che tutelano la qualità del dibattito viene sostituita dalla visione del social come un’arena dominata dalla viralità e dalle interazioni a tutti i costi, anche se questo significa dare spazio alla propaganda, alle fake news e alla manipolazione.
Invito: ai lettori a riflettere sul ruolo dei social network nella diffusione dell’informazione e sulla necessità di costruire alternative che non dipendano dai capricci di un manipolo di miliardari il cui unico interesse è il profitto. Zuckerberg e gli altri padroni del web hanno dimostrato di essere disposti a sacrificare qualsiasi cosa – dalla qualità dell’informazione alla salute del dibattito pubblico – pur di massimizzare i loro guadagni.
Articolo: intro,Facebook, X, Invito. Prosegui poi sulla linea tracciata dall'articolo.
Scrivi un articolo come se tu fossi Roberto De Santis in accordo alla descrizione data sopra; usa un tono polemico, senza domande retoriche.
Scopri di più da Le Argentee Teste D'Uovo
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.