
Ricordate l’articolo di ieri su Elon Musk e Philip Low? Quello in cui parlavamo del post esplosivo di Low, delle sue accuse a Musk e delle strane coincidenze che hanno visto l’internet improvvisamente riempirsi di storie strappalacrime su Elon e la cassiera di Starbucks? Bene, lo abbiamo ritenuto abbastanza interessante da meritare una promozione attiva su Facebook. Sapete, una di quelle sponsorizzazioni a pagamento che permettono a un articolo di raggiungere più persone.
Indovinate un po’? È stata rifiutata.
Estremi? Forse, ma Facebook ha visto di peggio
Ora, ammettiamolo: forse si potevano intravedere degli estremi. Magari qualche parola è stata troppo diretta, magari un certo invito è stato interpretato come un’istigazione (anche se si trattava ovviamente di un gioco ironico). Insomma, possiamo essere onesti e dire che il nostro articolo non era esattamente una poesia d’amore per il magnate di Tesla e SpaceX.
Però, e qui sta il punto, su Facebook passa di tutto. Contenuti complottisti, fake news smaccate, pubblicità di truffe finanziarie e miracolosi rimedi per la calvizie che, per qualche ragione, sono sempre accompagnati dalla foto di Jeff Bezos. Tutto questo circola liberamente, senza troppi problemi. Eppure, il nostro articolo – documentato, satirico e basato su fatti reali – è stato bloccato.
A questo punto, una domanda sorge spontanea: perché?
Gatta ci cova: la polvere sotto il tappeto digitale
Le ipotesi sono diverse, ma una è più probabile di tutte: la vicenda Musk-Low è qualcosa che si vuole spazzare rapidamente sotto il tappeto.
Non perché il singolo articolo sia una minaccia per Musk, sia chiaro. Il nostro modesto pezzo non è la goccia che farà traboccare il vaso. Ma la questione nel suo insieme – le accuse di Low, le presunte manovre di Musk per destabilizzare e poi acquisire il controllo di aziende, piattaforme e persino governi – è una faccenda scomoda. E sappiamo bene che a Facebook, quando qualcosa diventa scomodo per chi ha abbastanza soldi e influenza, piace fingere che non esista.
Ci sono troppi interessi in ballo. Musk è uno degli uomini più potenti del pianeta, un attore che si muove su più scacchieri: tecnologia, finanza, politica, social media, persino l’industria militare con Starlink. Pensare che un articolo che ne mette in discussione il ruolo venga bloccato per semplice coincidenza è un po’ come credere che i miliardari vadano su Marte solo per turismo.
La realtà è che certe figure diventano intoccabili. E Musk, nel bene e nel male, è una di queste.
E quindi?
Facebook può rifiutare la promozione, certo. Ma l’articolo esiste, e le domande restano. Musk sta davvero tentando di costruire un impero in cui governi, piattaforme e tecnologie siano solo estensioni del suo ego? Facebook è davvero così neutrale come dice, o si piega volentieri quando il peso degli interessi è troppo grande?
Non abbiamo risposte definitive. Ma sappiamo una cosa: se il nostro articolo è stato rifiutato, significa che abbiamo toccato un nervo scoperto.
E questo, nel giornalismo, è sempre un buon segno.
(Giancarlo Salvetti)
Prompt:
Intro: ricordate l'articolo di ieri su Musk e Low? Lo ritenevamo abbastanza interessante da meritare una promozione attiva su Facebook, di quelle a pagamento. Ed è stata rifiutata!
Estremi: forse in effetti ci possono essere degli estremi, se proprio vogliamo - c'è un certo invito per cui vi rimandiamo a rileggere. Però su Facebook si promuove di molto peggio senza batter ciglio!
Gatta ci cova: fai delle supposizioni su come la vicenda Musk-Low sia la polvere da spazzare rapidamente sotto al tappeto.
Articolo: intro, estremi, gatta ci cova.
Assumendo la personalità di Giancarlo Salvetti, scrivi un approfondito articolo dal tono tagliente, ironico e brillante.
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