
Uno degli aspetti critici, anzi, per fare la giovane diciamo pure cringe, del femminismo new school è il suo relativismo estremo. Ogni rivendicazione si iscrive in una complessa gerarchia vittimista, e il patriarcato, questo spauracchio onnipresente, si manifesta ovunque tranne che dove sarebbe davvero un problema. In Medio Oriente, in Africa, in Asia? Macché, lì ci sono solo tradizioni culturalmente ricche che noi, biechi colonialisti, dobbiamo rispettare senza fiatare. È in Occidente, invece, che dobbiamo preoccuparci del linguaggio di genere sulle confezioni dei biscotti.
E mentre noi ci scanniamo su quanto sia offensiva la parola donna, il Parlamento iracheno ha approvato una legge che legalizza il matrimonio infantile a partire dai 9 anni. Sì, nove. Per chi non avesse presente: la stessa età in cui, da noi, si discute se sia ancora appropriato dormire con la luce accesa o meno.
Un passo indietro grande come un burrone
La legge in questione è stata sostenuta principalmente dai legislatori sciiti conservatori, che hanno deciso di abolire un divieto che resisteva dagli anni ’50. Perché fermarsi a metà del Novecento, d’altronde? Tanto vale tornare direttamente al Medioevo. Ora saranno le autorità religiose a decidere su questioni come il matrimonio, il divorzio e la cura dei bambini, riducendo le garanzie per donne e ragazze.
Le associazioni per i diritti umani sono insorte, definendo la legge per quello che è: una legalizzazione dello stupro infantile. Intisar al-Mayali, attivista della Iraqi Women’s League, ha dichiarato che questa norma avrà effetti devastanti, eliminando meccanismi di protezione legati a divorzio, affidamento ed eredità. Tradotto: il futuro delle bambine irachene è stato barattato in cambio di una presunta fedeltà ai dettami religiosi.
Ma prima, torniamo indietro (di qualche decennio, non di qualche secolo)
Ora, fermiamoci un attimo. L’Iraq è un paese che ha vissuto abbastanza tragedie da riempire una biblioteca di manuali di geopolitica. Sotto Saddam Hussein, i diritti civili erano, diciamo, discutibili, ma paradossalmente le donne godevano di una certa libertà rispetto agli standard della regione: studiavano, lavoravano e non venivano date in spose prima della pubertà. Poi è arrivata la guerra del 2003, il regime è crollato, e con la democrazia sono arrivate anche una serie di libertà prima impensabili.
Negli ultimi anni, però, qualcosa si è incrinato. Il governo iracheno, fragile e corrotto, sta cedendo terreno agli elementi più retrivi della società. Il risultato è che mentre il mondo si evolve, alcune parti dell’Iraq stanno facendo la retromarcia a tutta velocità.
E noi, che facciamo?
La tentazione di intervenire, con lo sdegno tipico delle democrazie occidentali, è forte. Dopotutto, difendere i diritti umani è la nostra missione morale, giusto? Ma a mente fredda, la verità è che questo è un problema iracheno. Possiamo gridare all’orrore, indignarci sui social, ma invadere un altro paese per salvarlo da sé stesso non è mai stata una grande idea.
Quello che invece possiamo – e dobbiamo – fare è impedire che queste mentalità attecchiscano qui da noi. Eppure, negli ultimi anni, il dibattito pubblico occidentale sembra sempre più riluttante a mettere in discussione certi aspetti della cultura islamica per paura di essere tacciato di razzismo. Le battaglie femministe si fermano davanti alla parola “Islam”, con un’imbarazzante esitazione che grida incoerenza.
Quindi, domanda finale: è possibile continuare a credere nei valori dell’Occidente e, al contempo, chiudere un occhio su pratiche che li negano alla radice? O forse la verità è che ci stiamo abituando, sempre di più, a una società islam-friendly?
Rispondete voi, ma magari, prima, date un’occhiata a cosa sta succedendo in Iraq.
(Luisa Bianchi)
Prompt:
Intro: uno degli aspetti critici, anzi, per fare la giovane diciamo "cringe", del femminismo new school è il suo relativismo estremo; ogni rivendicazione si iscrive in una complessa gerarchia vittimista, e non riguarda naturalmente il mondo extra-occidentale, che è un'oasi pura e incontaminata, occasionalmente corrotta dal contatto con la nostra malvagia civiltà patriarcale, oppressiva e colonialista.
Iraq: Il Parlamento iracheno ha approvato una legge che legalizza il matrimonio infantile a partire dai 9 anni di età. Questa decisione è stata sostenuta principalmente dai legislatori sciiti conservatori, che ritengono che la legge sia in linea con i principi islamici e riduca l'influenza occidentale. La nuova legge abolisce un divieto che risaliva agli anni '50, permettendo alle autorità religiose di decidere su questioni familiari come il matrimonio, il divorzio e la cura dei bambini.
Passo indietro: Le associazioni per i diritti delle donne e dei bambini hanno reagito con indignazione, definendo la legge come una "legalizzazione dello stupro infantile". Intisar al-Mayali, attivista e membro della Iraqi Women’s League, ha dichiarato che questa legge avrà effetti disastrosi sui diritti delle donne e delle ragazze, interrompendo i meccanismi di protezione per il divorzio, l'affidamento e l'eredità.
Diritti: confronta i diritti civili in Iraq sotto Saddam, sotto il governo successivo, e nella piega attuale. Il paese era certamente migliorato dopo la guerra, ma ora un governo fragile sta lasciando spazio all'arretratezza islamica.
Intervento: dovremmo intervenire? Impulsivamente diresti di sì, a mente fredda no - sarebbero legittimamente cavoli loro. Quello che però vorresti, in maniera netta e chiara, sarebbe un giro di vite stretto qui da noi: non possiamo tollerare le peggiori abitudini della cultura islamica per timore di essere bollati come razzisti.
Articolo: intro, Iraq, passo indietro, diritti; ragiona poi sull'effettiva incompatibilità dell'Islam con il mondo occidentale come lo abbiamo sempre conosciuto, anche se forse purtroppo le cose stanno prendendo una piega sempre più islam-friendly pure da noi.
Assumendo personalità, background e stile di scrittura di Luisa Bianchi, descritti sopra, scrivi un articolo come se fossi lei. Usa il suo tono ironico e leggero, col giusto umorismo.
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