
C’è una storia che non dovremmo mai abituarci a sentire, e invece ci viene riproposta con una regolarità sconcertante: lo Stato che spia i suoi cittadini. L’ultimo capitolo di questa saga si chiama Graphite, uno spyware infilato di nascosto nei telefoni di attivisti e giornalisti in vari paesi del mondo. Fra questi, ovviamente, c’è anche l’Italia. O meglio, ci sarebbe. Perché mentre emergono prove su prove, il nostro governo nega tutto, con la solita faccia di bronzo.
Spionaggio di Stato, spionaggio globale
Graphite è il nome di un software sviluppato dalla società israeliana Paragon, specializzata in strumenti di sorveglianza informatica. Non è un giocattolo per hacker improvvisati: è un’arma di livello militare, progettata per infiltrarsi nei dispositivi senza lasciare traccia, leggendo messaggi criptati, registrando chiamate, monitorando movimenti. È stato utilizzato in diversi paesi, e in Italia è finito nei telefoni di persone che hanno un unico “crimine” sulla coscienza: pensare con la propria testa.
Da una parte, Paragon assicura che il suo spyware viene venduto solo a governi “democratici” per combattere terrorismo e criminalità organizzata. Dall’altra, il governo italiano finge di non sapere nulla, negando qualunque coinvolgimento. Due dichiarazioni in aperto contrasto tra loro. Chi sta mentendo? La risposta è banale.
L’idea che un governo possa spiare giornalisti e attivisti senza una giustificazione legale dovrebbe essere inaccettabile in una democrazia. Ma evidentemente non lo è. La verità è che esistono persone che lo Stato vuole controllare, non perché pericolose, ma perché scomode. Non è la mafia che interessa, né il terrorismo: il vero nemico, per certi apparati, è chi racconta le cose per come stanno.
Il mercato del controllo
Graphite non è un caso isolato. Esiste un’industria fiorente che produce software per il monitoraggio occulto, e le aziende che li sviluppano fanno miliardi vendendoli a governi che poi, come in questo caso, fanno finta di cadere dalle nuvole.
Non è solo una questione politica, ma economica. Il settore della sorveglianza digitale è una macchina da soldi. Il fatto che esista un mercato per strumenti come Graphite significa una cosa sola: la domanda è alta. C’è una fila di governi pronti a pagare per avere il potere di entrare nei dispositivi dei propri cittadini senza autorizzazione, senza dover fornire spiegazioni, senza dover rispondere a nessuno.
Se c’è un business, significa che c’è un sistema. Un sistema che vede nella sorveglianza di massa non un’eccezione, ma la norma. E che, quindi, non ha alcuna intenzione di smettere.
Il mito del “non ho nulla da nascondere”
Ogni volta che emergono scandali del genere, c’è sempre qualcuno che ripete la solita frase: “Facciano pure, tanto io non ho nulla da nascondere”.
Chi dice questa cosa non ha capito niente.
Avere “nulla da nascondere” significa accettare che lo Stato possa decidere cosa sia accettabile e cosa no, e che il giorno in cui la tua opinione diventa scomoda, la tua vita possa essere messa sotto un microscopio senza che tu possa farci niente. Significa legittimare l’idea che la privacy sia una concessione, e non un diritto.
Non è questione di nascondere qualcosa. È questione di non voler vivere sotto un controllo invisibile e permanente, senza garanzie e senza limiti. Perché chi ha il potere di spiare, ha anche il potere di decidere cosa fare con quello che trova.
Graphite è solo l’ultimo strumento di un meccanismo più grande. Uno che considera le libertà individuali una seccatura, e la trasparenza un problema da risolvere con un software. E mentre il governo italiano nega, Graphite continua a lavorare. Tanto i dati li prende lo stesso, che lo ammettano o no.
(Roberto De Santis)
Prompt:
Intro: scoppia in questi giorni l'affare Graphite, uno spyware installato di nascosto su vari account di attivisti e giornalisti in vari paesi del mondo. Fra questi l'Italia, che però nega.
Spionaggio: parla della vicenda in maniera approfondita, facendo anche implicazioni su cosa signica tutto ciò in termini di libertà individuale, e l'esistenza per il governo di persone ritenute pericolose, o da controllare, non perché terroristi o criminali, ma semplicemente per le loro idee. Confronta dichiarazioni di Paragon e del governo italiano e trai conclusioni.
Economia: tutto ciò significa anche che esiste un intero settore economico informatico dedito a questioni di controllo nascosto.
Retorica: attacca la retorica "facciano pure, non ho niente da nascondere".
Articolo: intro, spionaggio, economia, retorica. Prosegui poi sulla linea tracciata dall'articolo.
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