Sanremo, Grammy e Rock’n’Roll Hall of Fame: il grande circo della musica (che con la musica ha poco a che fare)

Ci siamo di nuovo. Puntuali come il raffreddore stagionale, eccoci di fronte a un altro Festival di Sanremo. Le canzoni? Orrende, garantisco, le ho già sentite in anteprima stampa. I musicisti? Mediocri, nella migliore delle ipotesi. Le serate? Interminabili, costruite per far crollare gli ascolti dopo la mezzanotte, quando solo insonni e critici musicali rimangono davanti alla TV, forse per una forma di espiazione. E le polemiche? Immancabili, prevedibili, insopportabili. Dovremmo averci fatto il callo, e invece ogni anno ci caschiamo.

Sanremo: spettacolo? Sì. Musica? No.

Va detto: Sanremo è un grande spettacolo. Scenografie maestose, produzione impeccabile, abiti da Oscar (o da carnevale, dipende dall’anno), share che sfida il tempo e la logica. Un evento venduto in tutto il mondo, con un marchio forte e una fanbase consolidata. Da questo punto di vista, fanno benissimo a produrlo e a venderlo a chi ha voglia di farsi incantare dalle luci.

Chiaramente, però, se vogliamo della musica interessante dobbiamo rivolgerci altrove. Stesso discorso per i Grammy, la cui sfarzosa cerimonia serve essenzialmente a premiare l’industria, i grossi numeri, la rilevanza calcolata sulla base del “quanto ne abbiamo parlato quest’anno”. Nulla di nuovo sotto il sole. Se vinci un Grammy, non significa che hai fatto il miglior album dell’anno, ma che il tuo album ha generato il numero più alto di conversazioni, ascolti e passaggi radiofonici. E no, Beyoncè, non me ne volere, ma quest’anno sono usciti dischi migliori del tuo.

E poi c’è la Rock’n’Roll Hall of Fame, ovvero la sagra del ridicolo

Se dovessimo assegnare il premio per la manifestazione musicale più pretenziosa e insensata, la Rock’n’Roll Hall of Fame vincerebbe a mani basse. Ogni anno, puntualmente, si ripropone la solita diatriba su chi dovrebbe essere incluso e chi invece è stato snobbato. Un museo di cera dell’industria musicale che prova a rimanere rilevante con liste sempre più assurde e “inclusive” (termine che qui significa: “abbiamo finito le rockstar e ora stiamo infilando chiunque abbia venduto qualche disco”). Un club esclusivo che ormai sembra creato più per generare indignazione su Twitter che per celebrare veramente la musica.

Ecco, queste tre manifestazioni – Sanremo, i Grammy e la Hall of Fame – hanno qualcosa in comune: sono diventate il punto di riferimento per chi pensa che la musica sia solo showbiz. Ed è qui che entra in gioco la risposta più inaspettata.

Saremo: l’evento musicale più geniale dell’anno (ed è colpa dell’IA)

Sì, per una volta e stranamente, la risposta più interessante a questo circo arriva dall’Italia. Si chiama “Saremo”, ed è un festival musicale interamente gestito dall’intelligenza artificiale, che si terrà a Bologna. Un’idea folle? Forse. Un’idea migliore rispetto a Sanremo? Sicuramente.

Qui non ci sono giurie umane influenzabili, televoti truccabili, opinionisti pagati per indignarsi su questioni irrilevanti. No, qui c’è solo l’IA che prende decisioni basate su algoritmi, analisi dei trend musicali e – si spera – un briciolo di buon gusto matematico. Gli artisti vengono selezionati in base a criteri oggettivi, le playlist sono curate da software avanzati, e le performance dal vivo saranno accompagnate da installazioni artistiche interattive.

Sembra il futuro? No, sembra semplicemente una risposta sensata alla mediocrità attuale. Perché alla fine, se la musica di oggi deve essere decisa da numeri e statistiche, meglio che lo faccia un computer piuttosto che una commissione di esperti che non ha mai suonato una nota in vita sua.

“L’IA ci ruba il lavoro?” No, vi sta solo mostrando che non lo meritavate

Ah, il grande spauracchio dell’intelligenza artificiale che toglie posti di lavoro! Che tragedia. Ma sinceramente, dopo aver ascoltato certi “artisti” moderni, non credo che sia questa la vera emergenza. L’IA non sta togliendo nulla a chi aveva qualcosa da offrire. Sta solo mettendo a nudo il vuoto creativo di chi si è fatto largo con l’autotune e il marketing spinto.

Se il futuro della musica è in mano a un algoritmo, forse è perché molti musicisti hanno smesso di fare il loro lavoro. Se un computer riesce a creare un festival più interessante di Sanremo, forse è perché il festival vero ha perso il contatto con la musica. Se un’IA può scrivere una canzone migliore di quella che ha vinto un Grammy, forse è perché gli esseri umani si sono arresi all’omologazione.

E quindi? Quindi ben venga “Saremo”. Magari non sarà perfetto, magari sarà un disastro, ma almeno è un tentativo di fare qualcosa di nuovo. Cosa che, tra una standing ovation forzata a Sanremo, un premio di consolazione ai Grammy e un ingresso ridicolo nella Rock’n’Roll Hall of Fame, sembra ormai un’utopia.

(Luigi Colzi)

Prompt:

Intro: ci siamo, eccoci come ogni anno al Festival di Sanremo, con le sue canzoni orrende (garantisci, avendole già sentite in anteprima stampa), i suoi musicisti mediocri e le sue puntate interminabili. E le polemiche. Ci dovremmo aver fatto il callo.

Spettacolo: Sanremo è un grande spettacolo venduto in tutto il mondo, da questo punto di vista fanno benissimo a produrlo. Chiaramente se vogliamo della musica interessante dobbiamo rivolgerci altrove. Stessa cosa che potremmo dire per la cerimonia dei Grammy, un premio spettacolare e sfarzoso che essenzialmente premia l'industria, i grossi numeri, la rilevanza intesa come "quest'anno ne abbiamo parlato tanto". Non me ne voglia Beyoncè ma quest'anno sono usciti tanti album migliori del suo.

Cose inutili: aggiungiamo la cerimonia della Rock'n'Roll Hall Of Fame, ancora più pretenziosa e ridicola. Cosa ci dicono tutte e tre queste manifestazioni e le polemiche che ogni volta le accompagnano?

Saremo: la risposta a tutto ciò arriva, per una volta e stranamente, dall'Italia, e si chiama"Saremo", un festival musicale innovativo creato interamente dall'intelligenza artificiale (IA) a Bologna. Questo evento rappresenta una novità nel panorama musicale, poiché tutte le fasi di organizzazione, dalla selezione degli artisti alla creazione delle playlist, sono gestite da algoritmi di IA. L'obiettivo è esplorare le potenzialità dell'IA nel campo della musica e offrire un'esperienza unica agli spettatori. Il festival si terrà in diverse location della città e includerà performance dal vivo, DJ set e installazioni artistiche interattive. Gli organizzatori sperano che "Saremo" possa diventare un appuntamento fisso e un punto di riferimento per l'innovazione tecnologica nel settore musicale.

Lavoro: "l'IA ci ruba il lavoro"? Non dovevate nemmeno averlo, sentendo certa musica.

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