L’Italia contro i keybox: una guerra inutile in un paese che affonda nella retorica

In Italia, il dibattito pubblico è spesso una pantomima, un teatro dell’assurdo in cui si combattono battaglie di facciata mentre i problemi veri restano irrisolti. L’ultima crociata riguarda i keybox, quei piccoli dispositivi che permettono di affittare un appartamento senza la necessità di incontrare fisicamente il proprietario. Li stanno demonizzando come fossero strumenti di qualche complotto neoliberista per svuotare le città dei loro abitanti originari. Il problema è che, come spesso accade, si parte dal sintomo e non dalla malattia.

Gli affitti brevi e i B&B sono diventati il capro espiatorio di un’Italia che rifiuta di guardarsi allo specchio. Ma chiunque abbia un briciolo di senso pratico sa che il boom di questa formula abitativa non è un caso né una moda passeggera: è una risposta logica a un sistema abitativo fallimentare, dove affittare a lungo termine è diventato un salto nel buio. Perché? Perché in Italia, se affitti casa a qualcuno, rischi di non rivederla mai più.

Morosi: Totò aveva già previsto tutto

La vera piaga del mercato immobiliare italiano non sono i keybox, ma i morosi. Nel nostro paese, l’inquilino che smette di pagare l’affitto gode di una protezione degna di uno status nobiliare medievale. Mandarlo via diventa un’epopea degna dell’”Odissea”, con innumerevoli tappe tra giudici, ufficiali giudiziari e avvocati, il tutto a spese del proprietario, che nel frattempo deve continuare a pagare tasse e bollette.

E il bello è che, nella narrazione dominante, il proprietario di casa viene dipinto come un aguzzino senza cuore, mentre il moroso è sempre una vittima del sistema. Poco importa se magari gira con l’iPhone di ultima generazione e la macchina parcheggiata sotto casa: in Italia, se non paghi l’affitto, sei un eroe proletario.

Il risultato? Chiunque abbia un minimo di buon senso evita gli affitti lunghi come la peste. Gli affitti brevi, invece, garantiscono pagamenti immediati, meno problemi legali e soprattutto nessun rischio di vedersi sequestrata casa da un inquilino furbo e da uno Stato compiacente. Così, il proprietario sceglie Airbnb e Booking anziché infilarsi nel tritacarne della giustizia italiana. E chi può dargli torto?

Edilizia popolare: il grande assente

E mentre si punta il dito sui “cattivi” proprietari che affittano a turisti, nessuno sembra notare l’elefante nella stanza: in Italia manca un vero piano di edilizia popolare. Nei paesi che funzionano, lo Stato costruisce case per chi ha difficoltà economiche, calmierando il mercato e garantendo un tetto ai cittadini. Invece, in Italia ci si affida alla carità delle suore o alle occupazioni abusive.

E dire che basterebbe copiare da chi ha risolto il problema. Singapore, per esempio, ha l’80% delle case di proprietà dello Stato, assegnate a prezzi sostenibili ai cittadini. Il risultato? Un paese con una delle economie più floride del pianeta e un costo della vita equilibrato. Noi, invece, ci ritroviamo con piani abitativi ridicoli, progetti che partono e si fermano in un’eterna farsa burocratica, mentre nel frattempo il settore edilizio viene devastato da trovate geniali come il Superbonus 110%, che ha gonfiato i costi, arricchito pochi e creato il caos.

Dovremmo avere piani di edilizia popolare seri e strutturati, invece ci ritroviamo con il solito teatrino all’italiana: qualche progetto pilota, quattro case in croce, poi il nulla cosmico. Quando vengono costruite, spesso finiscono subito occupate abusivamente, come la famosa casa di Ilaria Salis, che pare sia diventata un nuovo monumento nazionale.

La solita sceneggiata

E così eccoci qua, a discutere di keybox e affitti brevi, mentre i veri problemi del mercato immobiliare restano sullo sfondo, ignorati da una politica incapace di affrontare la realtà. Se qualcuno volesse davvero risolvere il problema, comincerebbe da una riforma delle leggi sugli affitti e da un piano serio di edilizia popolare. Ma siccome siamo in Italia, ci limiteremo a vietare le cassette delle chiavi e a fare un nuovo regolamento comunale sulle tende da sole.

Tanto lo sappiamo tutti come va a finire: ci sarà un convegno, un’intervista indignata su La7, un post su Facebook di qualche politico in cerca di visibilità, e poi tutto tornerà esattamente come prima. Ma almeno avremo vinto la guerra contro i keybox.

(Francesco Cozzolino)

Prompt:

Intro: In Italia, la battaglia contro i keybox, gli affitti brevi e i B&B è diventata un simbolo della gestione superficiale e caricaturale dei problemi di un paese che sembra essere sprofondato nella retorica. Un paese civile, che non si perde in discorsi vuoti, analizzerebbe le questioni con serietà e cercherebbe soluzioni concrete. Invece, la nostra nazione si ritrova invischiata in politiche che spesso non affrontano le vere radici dei problemi.

Morosi: Una delle questioni chiave è rappresentata dalla legge italiana che protegge in maniera eccessiva chi non paga l'affitto. Recuperare un immobile da un inquilino moroso può diventare un'odissea lunga, costosa e pericolosa, con situazioni degne dei film di Totò. Chiunque abbia un minimo di buon senso, di fronte a questi rischi, finisce per preferire gli affitti brevi. Questi non solo sono più redditizi, ma comportano rischi molto minori.

Edilizia popolare: Inoltre, l'Italia manca di un elemento fondamentale che caratterizza i paesi civilizzati: un piano massiccio di edilizia popolare. Gli investimenti in questo settore sarebbero cruciali, ma invece si punta su incentivi come il famigerato 110%, che ha creato disagi e problemi all'intera economia del paese. Basta guardare a Singapore, dove l'80% degli immobili è di proprietà statale, e il paese è tra i più sviluppati al mondo. È davvero così difficile seguire quell'esempio? In un paese normale, ci dovrebbero essere dei piani di alloggi popolari oltre a "famo cinque case che poi non assegnamo e vengono occupate da Ilaria Salis".

Articolo: intro, morosi, edilizia popolare. Approfondisci dove credi sia più importante.

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