
Il mio ultimo articolo, in cui parlavo di George R.R. Martin e del fallimento della generazione boomer—di cui la sua opera finisce per essere una perfetta (quanto involontaria) metafora—ha scatenato un’ondata di commenti su Facebook. Ma non aspettatevi riflessioni profonde o controargomentazioni di spessore. No. Il dibattito è stato in gran parte monopolizzato da gente che ha sentito il suono delle parole senza afferrare il significato.
Qualcuno si è indignato per l’uso del termine “boomer”, precisandomi con foga l’etimologia della parola. Un altro ha avuto da ridire sulla definizione di “nerd”, spiegandomi con aria da professore che un tempo indicava un secchione sfigato. C’è stato poi chi ha interpretato la frase “i nerd hanno vinto” come “i nerd hanno vinto sui boomer“—che, come vedremo, è una lettura sbagliata. Infine, un paio di esaltati hanno scritto “Tu Tolkien lo lasci stare capitooooo!”, quando di Tolkien non ho nemmeno parlato. È proprio vero: la gente non legge, si indigna e corre a commentare.
Visto che il tema ha acceso gli animi, torniamo sulla questione della vittoria dei nerd. Ma fu vera gloria?
Chi Sono (Stati) i Nerd?
Per rispondere alla domanda, facciamo un passo indietro. Il termine nerd nasce negli anni ’50 e, come sempre accade con le etichette sociali, inizialmente non era un complimento. Identificava lo stereotipo del secchione occhialuto, privo di abilità sociali, ossessionato da argomenti considerati “di nicchia” e—cosa più importante—senza alcun appeal per il mondo esterno. Fumetti, giochi di ruolo, computer, fisica, fantascienza e fantasy erano il loro pane quotidiano, ma a livello sociale erano ai margini.
Negli anni ’80, con l’avvento dell’informatica, i nerd hanno iniziato ad acquisire potere, anche economico. L’idea che “il nerd erediterà la Terra” ha iniziato a prendere piede, grazie a figure come Steve Jobs e Bill Gates. Ma il nerd, pur diventando miliardario, restava comunque un outsider culturale.
La vera rivoluzione è arrivata negli anni 2000, quando il nerd è passato dall’essere lo sfigato del liceo al dominatore dell’immaginario collettivo. E qui arriviamo al cuore della questione.
La Conquista del Mainstream
Quando dico che “i nerd hanno vinto”, non intendo che hanno spodestato i boomer in una sorta di guerra generazionale. No. Il punto è che gli interessi tipicamente nerd sono entrati nel mainstream e sono diventati cultura dominante.
Tre grandi eventi hanno accelerato il processo:
- La trilogia de “Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson – Un fantasy epico che ha sbancato al botteghino e ha vinto 17 Oscar, portando il genere su un altro livello di rispettabilità.
- Il Marvel Cinematic Universe – I supereroi, un tempo considerati roba da bambini o da nerd solitari, sono diventati il motore principale dell’industria cinematografica.
- “Il Trono di Spade” – Un fantasy adulto, violento e politicamente spietato, che ha catturato anche chi di solito non toccava un libro fantasy nemmeno sotto minaccia.
A tenere tutto insieme, come collante perfetto, c’è stata “The Big Bang Theory”, che ha sdoganato il nerd come figura simpatica e accettabile, trasformandolo in una macchietta adorabile piuttosto che in un reietto sociale.
Risultato? Oggi chiunque può dire di amare Star Wars o di avere una collezione di Funko Pop senza essere visto come uno sfigato.
Finalmente Possiamo Essere Nerd Senza Vergogna
Il vero segno della vittoria è che l’etichetta di nerd non è più un insulto. Se un tempo si veniva presi in giro per aver letto Tolkien o aver giocato a Dungeons & Dragons, oggi è normale vedere gente tatuata e palestrata discutere di quale sia il miglior film Marvel o quale casa di Hogwarts sarebbe la loro.
Oggi puoi entrare in un negozio qualunque e trovare magliette con loghi di anime, personaggi Marvel o citazioni di Star Wars. Puoi vedere il CEO di un’azienda giocare con la sua PlayStation 5 senza che nessuno trovi la cosa strana.
Quindi sì, la vittoria c’è stata. Ma…
La Vittoria È Solo Quantitativa?
Grattiamo la superficie di questa gloriosa vittoria e scopriamo una verità meno entusiasmante. Se il nerd è diventato mainstream, anche la qualità del prodotto nerd si è adattata alle logiche di mercato.
Certo, ci sono ancora talenti incredibili come N.K. Jemisin o Susanna Clarke, ma il grosso della produzione fantasy e sci-fi moderna si è piegato a due grandi correnti:
- Lo Young Adult – Trame semplificate, personaggi adolescenti tormentati, worldbuilding dettagliato ma spesso pretestuoso.
- Il Grimdark – Una risposta nichilista al fantasy classico, in cui tutto è sporco, brutale e cinico, spesso senza la profondità necessaria a giustificarlo.
E poi c’è il problema del worldbuilding compulsivo, dove l’attenzione maniacale per i dettagli sovrasta la narrazione. Per ogni autore che sa equilibrare storia e ambientazione, ce ne sono altri che affogano il lettore in mappe, genealogie e glossari, facendo sembrare Il Signore degli Anelli un libricino leggero in confronto alle loro saghe-monstre.
Infine, la trasposizione cinematografica e televisiva è sempre dietro l’angolo. E quando la logica è “scriviamo qualcosa che un giorno potrebbe diventare una serie Netflix”, è chiaro che il contenuto ne risente.
La Gabbia Dorata del Successo
Il problema di questa vittoria quantitativa è che ha creato una tendenza difficile da scalfire. Il mercato è saturo di prodotti che seguono formule ormai consolidate. Se oggi apparisse un nuovo Jack Vance, Robert E. Howard o Roger Zelazny, probabilmente camperebbe in una nicchia ristretta.
Gli editori puntano sui trend sicuri, le piattaforme di streaming vogliono prodotti facilmente digeribili e il pubblico medio si è abituato a un certo tipo di narrazione. Il risultato? Il nerd non è più uno spirito ribelle che ama cose fuori dal comune, ma è un target ben definito a cui vendere prodotti prefabbricati.
In definitiva, abbiamo vinto, ma ci siamo anche standardizzati. Il nerd è diventato massa, e con la massa arriva l’omologazione. È un compromesso accettabile? Forse sì. Forse no. Ma una cosa è certa: il nerd di oggi non è più quello di ieri.
(Giovanni Sarpi)
Prompt:
Intro: il tuo ultimo articolo, in cui si parlava di George RR Martin e del fallimento dei boomer di cui l'opera di Martin stesso finisce per essere un'involontaria metafora, è stato commentato in modo piuttosto bizzarro su Facebook. Le principali critiche riguardavano il corretto etimo dei termini "boomer" e "nerd", nonché l'interpretazione "i nerd hanno vinto" come "i nerd hanno vinto sui boomer". In aggiunta qualche "Tu Tolkien lo lasci stare capitooooo!" ancora più fuori luogo, perché di Tolkien nemmeno hai parlato. E' proprio vero che la gente non legge e si indigna al volo. Comunque anche per questi motivi vuoi tornare sulla vittoria dei nerd.
parte 1: spiega storicamente cosa si intende per nerd.
parte 2: come già detto, con "i nerd hanno vinto" si intende il fatto che i tipici interessi ritenuti, a torto o a ragione, da nerd, sono entrati nel mainstream. Cavalli di troia sono stati la trilogia cinematografica de "Il Signore degli Anelli" di Peter Jackson, il Marvel Cinematic Universe e la serie tv "Il Trono di Spade"; come collante e rinforzo a tutta la nerdologia, la brillante "Big Bang Theory".
parte 3: la vittoria consiste nel fatto che ormai non ci si deve più vergognare ad ammettere che ci piace il libro fantasy, l'action figure, il fumetto, il videogioco.
parte 4: ma fu vera gloria? In realtà basta grattare un po' sotto la superficie per vedere come la vittoria sia più che altro quantitativa - una mole di produzione enorme, ma qualitativamente modesta. Messi di parte i talenti enormi (vedi Norah K. Jemisin o Susanna Clarke), troviamo grandi worldbuilders che ammano affogare il lettore in una lore complicatissima in saghe in cui ciascun libro è grande come l'intero "Signore degli Anelli". Lo worldbuilding sembra diventare il traino fondamentale, imponente sfondo per una narrazione virata spesso in salse Young Adult o Grimdark, quasi due visioni contrapposte e dominanti. E la trasposizione cine-tv-videogame può essere sempre dietro l'angolo.
parte 5: questa grande massa di produzioni di successo ha fatalmente creato una tedenza difficile da scalfire. Se oggi apparisse un nuovo Jack Vance, Robert E. Howard o Roger Zelazny, probabilmente camperebbe in una nicchia ristretta.
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5. Prosegui l'articolo logicamente da quanto elaborato.
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