
In questi giorni, con il dibattito acceso su ReArm Europe, le spese militari sono tornate prepotentemente sotto i riflettori. Il tema è tanto controverso quanto essenziale: la difesa nazionale è spesso percepita come una voce di bilancio scomoda, da ridurre o rinviare, salvo poi scoprire – nei momenti di crisi – quanto sia cruciale. Per comprendere meglio la posizione dell’Italia in questo scenario, partiamo dai numeri concreti forniti dalla NATO.
L’Italia e la sua spesa per la difesa
Nel 2024, l’Italia ha destinato l’1,49% del proprio PIL alla difesa, pari a circa 34 miliardi di dollari (circa 32 miliardi di euro). Un valore non trascurabile, ma comunque inferiore al 2% raccomandato dalla NATO per tutti i suoi membri.
Per avere un termine di paragone, questa cifra rappresenta solo il 2,3% della spesa totale dell’Alleanza, che ammonta a circa 1.474 miliardi di dollari. In altre parole, l’Italia contribuisce alla sicurezza dell’Alleanza con un peso proporzionalmente modesto, soprattutto se confrontato con le dimensioni della nostra economia e il nostro ruolo in Europa.
Il confronto con gli altri membri della NATO
Come si posiziona l’Italia rispetto agli altri paesi NATO? Ecco qualche dato illuminante:
- Gli Stati Uniti dominano incontrastati con una spesa di 968 miliardi di dollari – più del 65% dell’intero budget NATO.
- La Germania ha incrementato la propria spesa, arrivando a 98 miliardi di dollari.
- La Francia segue con 64 miliardi.
- Paesi come la Bulgaria, sorprendentemente, investono circa 30,4 miliardi, poco meno dell’Italia.
- La Polonia, che ha fatto della difesa una priorità strategica, spende cifre simili a quelle italiane ma con un PIL molto più basso.
Ma forse il dato più rivelatore è il costo pro capite della difesa: un cittadino italiano contribuisce con circa 505 dollari all’anno, mentre la media NATO è di 1.210 dollari. In Francia si spendono 801 dollari pro capite, in Germania 911 dollari. Insomma, spendiamo meno di quasi tutti gli altri grandi alleati.
Pensioni vs Difesa
Ecco un altro dato che aiuta a contestualizzare la spesa militare italiana. Ogni anno, l’Italia destina circa 350 miliardi di euro alle pensioni, cioè più di 6.000 dollari pro capite. Questo significa che lo Stato spende oltre 12 volte di più per le pensioni che per la difesa.
Il confronto non serve a suggerire che dovremmo tagliare le pensioni per comprare più carri armati, ma dimostra quanto la spesa per la difesa sia stata sacrificata negli anni in favore di altre priorità.
Come spendiamo i nostri soldi in difesa?
Qui arriva il problema principale: l’Italia spende male i suoi soldi per la difesa. Circa il 60% della spesa militare italiana è destinato al personale, un record in ambito NATO. Solo il 22,1% va in equipaggiamento – ben al di sotto della media dell’Alleanza. Il resto è destinato a infrastrutture e manutenzione.
In altre parole, paghiamo tanti stipendi e lasciamo poche risorse per l’acquisto di tecnologia avanzata o per la modernizzazione delle nostre forze armate.
Il soldato italiano costa più degli altri
A rendere il quadro ancora più complesso è la composizione stessa del nostro esercito. Un soldato italiano, anche alle prime armi, è un tecnico specializzato che costa molto di più rispetto a un coscritto di leva polacco o bulgaro. Questo perché il nostro modello militare si basa su personale altamente qualificato, con stipendi e formazione di livello superiore.
Questo è un vantaggio in termini di professionalità, ma un limite in termini di sostenibilità economica. La NATO ci chiede di spendere almeno il 30% del budget per nuovi equipaggiamenti – un obiettivo che oggi ci sembra lontanissimo.
Un continente pacifico e pigro
Per decenni, l’Europa ha vissuto nella convinzione di non avere più bisogno di una spesa militare consistente. Dalla fine della Guerra Fredda, abbiamo tagliato gli investimenti nelle forze armate, fidandoci dell’idea che il continente sarebbe rimasto pacifico e che gli Stati Uniti avrebbero sempre garantito la nostra sicurezza.
I risultati si vedono oggi: quando la sicurezza europea torna improvvisamente a essere una priorità, scopriamo di avere un esercito troppo piccolo, poco equipaggiato e con mezzi obsoleti.
Se solo avessimo pianificato meglio…
Forse, dopo il crollo del Muro di Berlino, sarebbe stato saggio mantenere un livello minimo di investimenti nella difesa, invece di ridurla all’osso.
Non si tratta di militarismo, ma di buon senso: un esercito moderno si costruisce in decenni, non in pochi mesi. Oggi ci troviamo in una posizione difficile proprio perché abbiamo lasciato che il problema si accumulasse, pensando che non ci riguardasse.
“Yankee go home!”… Davvero?
Negli anni ’60 e ’70, si gridava nelle piazze italiane: “Yankee go home!”. Oggi, il problema è che gli Yankee potrebbero davvero andarsene – o almeno ridurre il loro impegno in Europa.
Sarebbe ironico se proprio quei movimenti che per anni hanno chiesto l’uscita degli Stati Uniti dall’Europa ora si ritrovassero a chiedere disperatamente il loro ritorno.
Come già osservato, attenti a ciò che desiderate: potrebbe avverarsi.
L’Italia spende relativamente poco per la difesa, e quando spende lo fa male. Il quadro attuale è il risultato di decenni di disinteresse strategico, basato sull’illusione che la pace fosse un dato di fatto.
Ora che la storia ci ha dimostrato il contrario, il dilemma è chiaro: vogliamo continuare a dormire nella bambagia, sperando che qualcun altro difenda i nostri interessi, o vogliamo costruire un esercito in grado di proteggere il nostro paese e il nostro futuro?
Il tempo per decidere sta per scadere.
(Emma Nicheli)
Prompt:
Intro: in questi giorni con ReArm Europe Le spese militari sono di nuovo oggetto di dibattito. Per comprendere meglio la situazione italiana, è utile partire dai dati concreti forniti dalla NATO.
parte 1: Nel 2024, l'Italia ha destinato l'1,49% del proprio PIL alla difesa, pari a circa 34 miliardi di dollari (32 miliardi di euro). La cifra rappresenta il 2,3% della spesa totale della NATO, che ammonta a circa 1.474 miliardi di dollari. Ma come si posiziona l'Italia rispetto agli altri paesi membri?
parte 2: Gli Stati Uniti dominano la scena con una spesa di 968 miliardi di dollari, seguiti dalla Germania con 98 miliardi e dalla Francia con 64 miliardi. La Bulgaria, con 30,4 miliardi, e la Polonia, con una spesa simile a quella italiana, completano il quadro. In termini di spesa per abitante, un cittadino italiano contribuisce con circa 505 dollari all'anno, contro una media NATO di 1.210 dollari. La Francia e la Germania spendono rispettivamente 801 e 911 dollari per abitante.
parte 3: L'Italia spende in pensioni circa 350 miliardi di euro all'anno, ovvero oltre 6.000 dollari per abitante, più di 12 volte la spesa destinata alla difesa. Se consideriamo il rapporto tra spesa militare e PIL, l'Italia si colloca tra i paesi NATO che spendono meno, con solo Canada, Belgio, Lussemburgo, Slovenia e Spagna che investono una quota inferiore del loro PIL nella difesa.
parte 4: In Italia, circa il 60% della spesa militare è destinato al personale, una percentuale che rappresenta un record in ambito NATO. Solo il 22,1% è destinato all'equipaggiamento militare, mentre il resto copre infrastrutture e manutenzione.
parte 5: La spesa per il personale militare italiano è significativamente più alta rispetto ad altri paesi, rendendo difficile una comparazione diretta delle spese militari totali. Un soldato italiano, anche all'inizio della carriera, è un tecnico specializzato che costa molto di più in termini di stipendio e formazione rispetto a un soldato di leva di altri paesi.
parte 6: tutta l'Europa ha potuto dormire nella bambagia, grazie alla pace nel continente europeo e alla delega della spesa militare agli Stati Uniti. Negli ultimi decenni, l'Italia ha progressivamente ridotto le risorse destinate alle forze armate, vivendo in un continente pacificato.
parte 7: forse sarebbe stato prudente investire in difesa gradualmente dopo il crollo del Muro, per non trovarci oggi così impreparati.
parte 8: "Yankee go home!", si gridava nelle piazze. Come già osservato, attenti a ciò che si desidera, potrebbe avverarsi.
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5, parte 6, parte 7, parte 8. Approfondisci dove necessario.
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[…] Dopo aver analizzato nel dettaglio le cifre italiane per la difesa, non ho potuto fare a meno di dedicarmi subito al fantomatico Piano Europeo per la Difesa da 800 miliardi di euro. Se ne parla molto, spesso in modo impreciso, lasciando intendere che l’Europa abbia già stanziato questa somma o che i governi europei si preparino a una corsa al riarmo senza precedenti. […]
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