
Indovinello: perché oltre mille musulmani vengono uccisi in quattro giorni e a nessuno importa nulla?
Risposta: perché sono siriani. O meglio ancora, perché non sono palestinesi.
Sembra cinico? Lo è. Ma è anche la cruda realtà. Per l’Occidente, la Siria è ormai un ricordo sbiadito, un conflitto scomodo da archiviare in fretta. Nessuno si strappa le vesti per i massacri di Latakia. Non ci sono cortei in piazza, niente hashtag indignati, niente bandiere siriane sui profili Instagram. Le vite siriane valgono poco, soprattutto quando a spezzarle non sono gli israeliani, ma altri arabi.
La fine di Assad e l’inizio del caos
Dopo anni di guerra civile, Bashar al-Assad è caduto. Fine della storia? Macché. La Siria non è uscita dalla guerra, è solo entrata nella sua ennesima fase. Ahmad al-Sharaa, il presidente ad interim, sta cercando di consolidare il potere, ma deve affrontare sacche di resistenza delle milizie ancora fedeli ad Assad. Lo scontro più duro si sta consumando a Latakia, roccaforte della minoranza alawita, la setta sciita da cui proveniva la famiglia Assad.
La lezione è sempre la stessa: quando un dittatore cade, non arriva la pace, ma una guerra intestina ancora più feroce. L’abbiamo visto in Libia con Gheddafi, in Iraq con Saddam. La Siria non fa eccezione. Solo che questa volta, al posto di un nuovo regime forte, ci sono bande armate, vendette settarie e un paese che si sgretola sotto il peso della propria storia.
Massacri e vendette: la spirale di sangue
Le violenze hanno travolto i civili. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, le vittime hanno già superato quota 1.300 in soli quattro giorni. Donne, bambini, anziani: nessuno viene risparmiato nelle rappresaglie che colpiscono soprattutto gli alawiti. Il paradosso? Quella che un tempo era la casta privilegiata della Siria ora è il bersaglio di esecuzioni sommarie e massacri.
Per gli ex fedelissimi di Assad non c’è nessuna pietà. La caduta del rais ha scatenato la caccia al nemico, e gli alawiti sono visti come gli ultimi difensori del vecchio regime. La guerra in Siria non è mai stata solo politica: è sempre stata una guerra tra fazioni religiose. E in un paese dove la vendetta conta più della giustizia, il futuro si costruisce con il sangue del passato.
Chi comanda in Siria ora? (Spoiler: non i siriani)
Dimentichiamoci la Siria com’era prima. Quel paese non esiste più e non tornerà mai. La nuova Siria sarà un mosaico di zone d’influenza, spartite tra chi ha il potere di decidere. E no, i siriani non sono tra questi.
Potrebbe salvarsi solo in un modo: entrando negli Accordi di Abramo, normalizzando i rapporti con Israele e agganciandosi a una nuova rete di alleanze mediorientali. Ma c’è un problema: la Turchia non lo permetterà mai. Ankara ha troppi interessi in gioco e non ha nessuna intenzione di lasciare il campo libero a Israele.
Le minoranze siriane—cristiani, drusi, alawiti—stanno già cercando protezione altrove. E qui arriva la sorpresa: potrebbero essere proprio gli alawiti, ex pilastri del regime di Assad, a rivolgersi a Israele per ottenere aiuto. Perché? Perché i loro vecchi alleati, Iran e Russia, ormai possono fare ben poco. Teheran è impantanata nei suoi problemi interni, Mosca è distratta dalla guerra in Ucraina. I russi proveranno a tenere il controllo sulla costa siriana, ma chi detta le regole—se mai qualcuno glielo concederà—sarà la Turchia.
Perché all’Occidente non interessa? Quattro semplici motivi
- Gli arabi uccisi dagli arabi non fanno notizia. Se a bombardare Latakia fosse stata Israele, avremmo visto manifestazioni oceaniche da New York a Londra. Ma quando la morte arriva per mano di altri arabi, tutto tace.
- I siriani non sono palestinesi. Semplice ma efficace. Non c’è un movimento globalizzato pro-Siria, non ci sono bandiere siriane nei cortei, non ci sono intellettuali francesi pronti a piangere davanti alle telecamere.
- L’Occidente progressista è alleato degli islamisti. E gli islamisti, guarda caso, sono in larga parte sunniti filo-turchi e filo-Hayat Tahrir al-Sham (HTS), il gruppo jihadista che domina la regione di Idlib. Quelli che oggi massacrano gli alawiti sono gli stessi che i progressisti occidentali hanno spesso dipinto come “ribelli moderati” contro Assad.
- Le informazioni arrivano da Al-Jazeera. Il che è un problema. L’emittente qatariota è nota per la sua vicinanza ai peggiori gruppi terroristi sunniti. E se controlli la narrazione, controlli l’indignazione. Non sorprende che certe stragi vengano raccontate in sordina, o direttamente ignorate.
Una guerra dimenticata, per scelta
La Siria è un inferno, e l’unico motivo per cui non lo vediamo è che abbiamo smesso di guardare. Non ci sono petizioni per fermare la carneficina, non ci sono boicottaggi per le aziende che “sostengono il genocidio” (spoiler: perché non c’è nessuna azienda da boicottare). La tragedia siriana non rientra nel copione della narrazione progressista, quindi viene ignorata.
E intanto, in quattro giorni, sono morti più di 1.300 uomini, donne e bambini. Ma a nessuno importa, perché la loro morte non serve a nessuna agenda politica.
(Serena Russo)
Prompt:
Intro: indovinello: perché oltre mille musulmani vengono uccisi in quattro giorni e a nessuno frega niente? Ma perchè sono siriani, o meglio ancora, non-palestinesi!
parte 1: Dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad, il paese è precipitato in una nuova fase di conflitti. Le forze di sicurezza del presidente ad interim Ahmad al-Sharaa stanno affrontando scontri con fazioni fedeli ad Assad, soprattutto nella provincia di Latakia, abitata dalla minoranza religiosa alawita.
parte 2: Le violenze hanno portato a terribili rappresaglie sui civili, con esecuzioni sommarie e massacri che hanno colpito duramente la comunità alawita. Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, il numero delle vittime ha superato il migliaio, con oltre 1.300 morti, tra cui molti civili, donne e bambini.
parte 3: La Siria per com'era prima, non tornerà presumibilmente mai più. Potrebbe salvarsi se entrasse negli accordi di Abramo, ma la Turchia non lo permetterà; Le minoranze siriane faranno a gara per ricevere la protezione o l'aiuto di Israele, Alawiti compresi. Per loro infatti gli iraniani e i russi ormai possono fare pochino; I russi proveranno a mantenere un presidio sulla costa siriana, ma a dettare le regole - semmai questo sarà concesso - sarà la Turchia;
parte 4. In Occidente non ci saranno manifestazioni di massa per le morti siriane. Primo perché degli arabi uccisi dagli arabi non interessa quasi a nessuno. Secondo perché non sono palestinesi. Terzo perché i progressisti occidentali sono alleati degli islamisti e gli islamisti sono in buona parte sunniti filo turchi e filo Jolani. Quarto perché molte delle informazioni che arrivano nei nostri media, le dà al-Jazeera, che da sempre sostiene i peggiori gruppi terroristi sunniti.
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4. Approfondisci dove ritieni necessario.
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