
Lo sapevate che a giugno c’è un referendum? No? Strano, eppure l’hanno pubblicizzato così bene!
Manca poco più di tre mesi e nessuno ne parla. Nessun dibattito, nessuna campagna informativa degna di questo nome. Eppure i quesiti sono di quelli che cambierebbero la vita di milioni di persone: cittadinanza italiana per gli stranieri, licenziamenti ingiustificati, contratti a tempo determinato, tutele per i lavoratori delle piccole imprese, infortuni sul lavoro. Insomma, roba pesante. Ma non c’è nessun clamore, nessun manifesto per strada, nessun talk show dedicato. Silenzio.
Il trucco del quorum: come sabotare la democrazia senza nemmeno votare
Il referendum abrogativo con quorum è uno dei migliori esempi di “gioco truccato” della politica italiana. Sulla carta dovrebbe essere uno strumento di democrazia diretta, ma in realtà è il perfetto escamotage per evitare ogni cambiamento. Il meccanismo è semplice: se un quesito non raggiunge il 50%+1 degli aventi diritto al voto, decade. Questo significa che chi è contrario può semplicemente scegliere di non votare e far saltare il banco.
Il risultato è che negli ultimi decenni il quorum è diventato un’arma a disposizione di chi ha interesse a mantenere lo status quo. E quando parliamo di diritti dei lavoratori e di immigrati, è chiaro chi ha interesse a tenere tutto esattamente com’è.
Una data perfetta per affossare il voto
Il referendum si terrà l’8 e il 9 giugno 2025. Una data che, guarda caso, cade in un periodo perfetto per sabotarlo. Non coincide con elezioni generali (che avrebbero garantito un’affluenza elevata), ma solo con qualche ballottaggio in una trentina di comuni. Inoltre, le scuole saranno già chiuse, quindi nessuna possibilità di sfruttare l’apertura dei seggi scolastici per facilitare il voto. Tutto studiato nei minimi dettagli.
In un paese dove ormai anche le elezioni politiche faticano a portare alle urne il 60% degli aventi diritto, organizzare un referendum in queste condizioni significa solo una cosa: impedirgli di raggiungere il quorum.
Il messaggio è chiaro: immigrati e precari devono sparire
Non si tratta solo di evitare che il referendum passi. Si tratta di umiliarlo. Di farlo affondare con un’affluenza talmente bassa da dimostrare che questi temi non interessano a nessuno. Il messaggio è chiarissimo: immigrati, precari, lavoratori sfruttati… morite male, e dopo questi due giorni nessuno parlerà più di voi.
Perché se il referendum fallisce non ci sarà un secondo giro. Nessuno riproverà a rimettere questi temi al centro del dibattito. Sarà la prova definitiva che non valgono nulla, che non meritano nemmeno di essere discussi. E a chi si indignerà, verrà risposto con il classico ritornello: eh, ma se la gente non è andata a votare, significa che non gliene fregava niente.
Come diceva Andreotti: a pensar male si commette peccato, ma spesso ci si azzecca.
Ma se il referendum passasse? Apriti cielo.
Proviamo per un attimo a immaginare lo scenario opposto: un’affluenza sufficiente, quorum raggiunto, vittoria del Sì. Cosa succederebbe?
Improvvisamente si scoprirebbe che il precariato e l’immigrazione non sono solo temi di giustizia sociale, ma anche conditio sine qua non di interi settori economici italiani.
Chi li sente gli agricoltori, che senza braccianti stranieri vedrebbero le loro aziende andare in tilt? Chi li sente le cooperative della logistica, che campano sul lavoro a chiamata e sui contratti a tempo determinato? Chi li sente le PMI che usano il precariato come modello di business?
Il giorno dopo la vittoria del Sì, il Paese si sveglierebbe con la scoperta che dietro la retorica dell’”aiutiamoli a casa loro” c’è un intero sistema che ha bisogno di manodopera ricattabile, senza tutele e senza prospettive.
Una battaglia persa in partenza?
Tutto lascia pensare che questo referendum sia nato morto. Non solo perché la macchina del quorum è già in moto, ma perché manca completamente una campagna informativa. Senza una mobilitazione di massa, senza un’attenzione mediatica, senza un vero sforzo per portare la gente alle urne, il risultato è già scritto.
Ed è questa la vera vittoria di chi comanda: non devono nemmeno vincere, basta che la gente si disinteressi. Basta spegnere il dibattito, insabbiare la questione, far passare tutto sotto traccia.
Così, quando il referendum sarà archiviato con un’affluenza ridicola, potranno dirci che gli italiani non hanno voluto cambiare nulla. E nel frattempo, il precariato continuerà, i licenziamenti ingiustificati resteranno, gli stranieri nati e cresciuti qui continueranno a essere trattati da ospiti indesiderati.
Ma almeno nessuno potrà dire di non essere stato avvertito.
(Roberto De Santis)
Prompt:
Intro: lo sapevate che c'è un referendum a maggio? No? Strano, eppure è stato pubblicizzato così bene!
parte 1: Il referendum con quorum è, per quanto mi riguarda, un esempio perfetto di "gioco truccato". Questo sistema permette a una delle due fazioni di "far saltare il banco" non esprimendo la propria posizione, ma aggiungendosi agli astenuti. Questo fenomeno ha reso i quesiti referendari sempre più inutili, poiché una crescente fascia di popolazione sceglie di non partecipare.
parte 2: Quest'anno, il referendum riguarda cinque quesiti cruciali: la cittadinanza italiana per gli stranieri, i licenziamenti ingiustificati, i contratti a tempo determinato, le tutele per i lavorati delle piccole imprese e gli infortuni sul lavoro. La data scelta per la votazione è l'8 e il 9 giugno 20253, un periodo che non coincide con elezioni generali ma con un ballottaggio che coinvolge poco più di 30 comuni. Inoltre, le scuole saranno appena chiuse, rendendo ancora più difficile raggiungere il quorum.
parte 3: L'obiettivo non è solo quello di non raggiungere il quorum, ma di creare una affluenza talmente bassa da inviare un messaggio forte: "Immigrati e precari dovete morire male e dopo questi giorni nessuno penserà mai più a voi". Come disse Giulio Andreotti, "a pensar male si commette peccato ma spesso ci si azzecca".
parte 4: pensiamoci bene: se il referendum passasse, chi li sente gli agricoltori (e altri, fai qualche esempio di come precariato e immigrazione siano conditio sine qua non di tante PMI e cooperative italiane)?
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4. Prosegui poi sulla linea tracciata dall'articolo.
Assumendo personalità e stile di scrittura di Roberto De Santis, scrivi un articolo; usa un tono brillante e polemico.
Scopri di più da Le Argentee Teste D'Uovo
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.