
C’è un nome per ciò che sta succedendo sotto i nostri occhi, e viene da lontano: thailandesizzazione. È il processo attraverso cui un paese trasforma se stesso in una vetrina per turisti stranieri, dismettendo ogni altra funzione sociale, economica, civile. Lo stiamo facendo anche noi. Firenze, Roma, Milano, Venezia: i centri storici delle grandi città italiane non sono più luoghi in cui vivere, lavorare, invecchiare, crescere figli. Sono diventati parchi a tema per visitatori d’oltreoceano, teatri di cartapesta animati da camerieri sottopagati e affittacamere improvvisati. L’Italia, lentamente e in modo neanche troppo silenzioso, si sta spogliando di sé per diventare un souvenir vivente.
Il menù del turista, la città che non è più tua
I ristoranti offrono “carbonara with cream” e “aperitivo italiano” a 16 euro, serviti in calici fluorescenti che farebbero inorridire anche l’ultimo oste di periferia. I bar storici chiudono per far posto a gelaterie h24. I piccoli negozi di quartiere vengono rimpiazzati da shop identici, pieni di calamite e riproduzioni in plastica della Torre di Pisa. I centri storici non sono più città: sono esperienze instagrammabili, simulate, svuotate.
E se questo può sembrare un problema solo delle grandi città, basta farsi un giro nei borghi toscani, umbri, pugliesi. Tutti vogliono la loro fetta di Airbnb. Tutti cercano il modo per attrarre “clientela internazionale”. Così anche il più anonimo paesino di provincia prova a vendersi come “il nuovo San Gimignano”, con prezzi immobiliari fuori scala, wine bar costruiti in serie e botteghe che non vendono più ai locali da anni. Il risultato? I residenti se ne vanno, i commercianti chiudono, le botteghe storiche muoiono. Resta una bella facciata, che si sbriciola sotto il peso delle aspettative turistiche.
Turismo come motore economico? Una rovina annunciata
L’idea che il turismo debba essere la locomotiva dell’economia italiana è una follia travestita da strategia. È un settore stagionale, instabile, altamente vulnerabile a ogni crisi geopolitica o climatica. È fatto di lavori dequalificati, precari, spesso in nero. E produce ricchezza in modo concentrato, generando enormi diseguaglianze: i grandi proprietari e le catene internazionali si arricchiscono, mentre chi vive sul territorio viene espulso, sfrattato, cancellato.
Alcune città – come Firenze, Milano e Bologna – hanno cominciato a dichiarare guerra ad Airbnb e agli affitti brevi. Troppo tardi. Il danno è già fatto: le case nel centro costano cifre che nessun lavoratore medio può permettersi. Gli studenti vengono cacciati, i residenti storici rimpiazzati da turisti mordi-e-fuggi. Le comunità si sfilacciano. Il tessuto sociale si disgrega. Chi guadagna qualcosa oggi, lo fa al prezzo dell’irrilevanza domani.
Italia esotica, Italia finta
Abbiamo passato anni a difendere la nostra autenticità, e adesso la stiamo barattando per qualche milione di presenze turistiche in più. Stiamo diventando esotici a casa nostra. Vogliamo sembrare un paese accogliente, pittoresco, conveniente. In realtà, siamo solo un paese che ha rinunciato a decidere per sé, lasciando che siano le piattaforme, i trend, le recensioni online a dirci cosa siamo.
Ma un paese che si vende, è un paese che si perde.
Quando il centro di Firenze è solo un ristorante fiorentino in franchising, quando Venezia è ridotta a itinerario guidato tra un ponte e una pizza surgelata, quando Milano diventa una sfilata di eventi per espatriati in cerca di folklore, non siamo più noi. Non c’è più l’Italia, c’è la sua caricatura.
Il rischio non è la turistificazione: è la sostituzione. È un’Italia svuotata, impacchettata e venduta al miglior offerente. E i cittadini? Invitati a fare da comparse. Se proprio devono restare, che almeno non disturbino.
(Roberto De Santis)
Prompt:
Intro: le grandi città italiane, come Firenze, Venezia, Roma e Milano, stanno diventando sempre più orientate verso il turismo internazionale, escludendo gli italiani dai centri storici. Questo fenomeno, chiamato "thailandesizzazione", rischia di trasformare l'Italia in un paese modellato per i turisti, lasciando indietro i residenti locali.
parte 1: Le strutture turistiche e la ristorazione si adattano ai gusti e alle aspettative dei turisti stranieri, aumentando i prezzi e rendendo difficile per gli italiani vivere e lavorare in queste aree. Anche i piccoli centri e borghi cercano di replicare questo modello, causando prezzi fuori contesto e disaffezione della clientela locale, portando alla desertificazione economica.
parte 2: è folle l'idea che il turismo debba essere il motore principale dell'economia italiana, con le distorsioni che provoca, come gentrificazione, sfratti e impoverimento dei centri urbani. Il turismo è un settore instabile e stagionale, basato su lavori poco qualificati e spesso sottopagati. Parla della guerra ad Airbnb mossa da alcune città.
parte 3: l'Italia rischia di perdere la sua autenticità, trasformandosi in una meta esotica venduta al miglior offerente.
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3. Approfondisci dove ritieni necessario.
Assumendo personalità e stile di scrittura di Roberto De Santis, scrivi un articolo; usa un tono brillante e polemico.
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