
Nelle ultime ore è iniziata a circolare online una frase attribuita a Cecilia Sala. Uno screenshot, una manciata di parole decontestualizzate, e il solito corredo di insulti e condanne moralistiche. Apriti cielo. L’indignazione si è riversata come una piena di fango: “Ma questa è fuori di testa”, “quella donna, quella stronza, ma che vuole?”, “dice che in Iran si balla mentre li impiccano”.
Sì, avete capito bene: è bastata una frase – “Impiccano tre iraniani al giorno, ma a Teheran ci sono comunque più rave che a Roma” – per scatenare il panico morale.
Ma cominciamo da qui: è davvero così assurda, questa frase? O siamo semplicemente davanti all’ennesimo caso di lettura selettiva condita con ignoranza algoritmica?
La frase incriminata: il dito, la luna e l’occhio bendato
“Impiccano tre iraniani al giorno, ma a Teheran ci sono comunque più rave che a Roma.”
Messa così, estrapolata dal nulla, sembra un ghigno da sociopatico, un brindisi cinico sulle esecuzioni capitali. Il problema? Che non è un’uscita estemporanea, né un tweet isolato. È parte di un lungo e complesso thread, pubblicato dalla stessa Cecilia Sala su X, che provava a raccontare una delle mille contraddizioni dell’Iran: un paese dove la repressione è feroce, eppure esiste una resistenza sotterranea fatta di giovani che ballano nei sotterranei, che si ribellano con la musica, i capelli scoperti, le sigarette nascoste.
Un modo per dire: non riduciamo l’Iran solo agli ayatollah e alle forche. Perché lì c’è un popolo che continua, nonostante tutto, a vivere.
Ma il web, si sa, ama il sangue più della verità. Così è bastato prendere quella singola frase, toglierla dal contesto e impacchettarla come prova di “cinismo radical chic”, ed è partita la caccia alla strega.
Cecilia Sala: cronista scomoda per chi ama le semplificazioni
Per chi non la conoscesse — o fa finta di non conoscerla — Cecilia Sala non è una influencer da balcone che spara opinioni a caso tra una tisana detox e un reel sulle creme solari. È una giornalista che ha raccontato guerre, rivolte, città in fiamme. Da Kabul a Kiev, da Teheran a Jenin, ha messo il naso dove molti si limitano a fare retweet indignati dal divano.
Ha documentato più volte la brutalità del regime iraniano, la condizione delle donne, la repressione dell’opposizione. Il thread da cui è stata estrapolata la frase era, paradossalmente, uno dei più potenti atti d’accusa contro il sistema iraniano. Ma questa parte, nel teatrino dello screenshot virale, non serve.
Perché se il tuo intento è colpire, non ti servono i fatti. Ti basta un copia-incolla e una didascalia velenosa.
Screenshot e taglio chirurgico: manuale base di disinformazione digitale
Il caso Sala è solo l’ennesima tacca su una lunga parete di infamie digitali. Un manuale vivente su come si manipola l’informazione in rete:
- Si prende un frammento di discorso;
- Lo si priva del contesto;
- Si aggiunge un commento indignato (meglio se con parole tipo “vergogna”, “vomito”, “élite scollegata dalla realtà”);
- Lo si posta come verità assoluta;
- Il resto lo fanno la rabbia, l’ignoranza e l’algoritmo.
Il risultato è che una giornalista che racconta la complessità diventa, in un colpo solo, la caricatura di sé stessa. Non più testimone di ciò che accade, ma capro espiatorio in uno scenario dove la ricerca del capro vale più della comprensione dei fatti.
E noi? Se non verifichiamo, siamo complici
Il punto, alla fine, riguarda noi. Non Cecilia Sala, non l’Iran, non le forche o i rave. Ma il nostro rapporto con ciò che leggiamo. Viviamo in un ambiente dove l’informazione è una giungla e il cinismo un algoritmo. Eppure continuiamo a comportarci come se tutto fosse ancora bianco o nero.
Ma non lo è. La realtà è fatta di sfumature, di contraddizioni, di complessità che non si risolvono con un post indignato.
E allora il minimo sindacale, prima di insultare, è leggere.
Verificare.
Andare alla fonte.
Perché se ci lasciamo guidare dagli screenshot senza contesto, non solo diventiamo complici della manipolazione, ma anche della stupidità. E quella, a differenza di Cecilia Sala, non ha davvero nulla da dire.
(Giancarlo Salvetti)
Prompt:
intro: Nelle ultime ore ha cominciato a circolare online uno screenshot attribuito alla giornalista Cecilia Sala, corredato da commenti aspri e insulti nei suoi confronti. Un’ondata di reazioni indignate si è sollevata sulla base di poche righe, apparentemente sconvolgenti.
parte 1: l'attenzione si è concentrata su una frase come: “Impiccano tre iraniani al giorno, ma a Teheran ci sono comunque più rave che a Roma”. Letta così, pare un commento cinico e disumano. Eppure, un’analisi più attenta porta alla luce tutt’altra verità.
parte 2: Cecilia Sala ("quella donna, quella stronza, ma che vuole") ha sempre preso posizione contro il regime iraniano. Il testo originale, infatti, proviene da un thread molto lungo pubblicato su X (ex Twitter), dove la giornalista tentava—inutilmente—di spiegare che in Iran esiste una parte di popolazione, oppressa ma viva, che lotta ogni giorno contro le regole del regime. Non si tratta di minimizzare la repressione, bensì di ricordare che non tutto il popolo iraniano coincide con i suoi oppressori.
parte 3: Lo screenshot, isolato e diffuso senza fonte né contesto, ha completamente snaturato il messaggio originale. Questo non è un caso isolato: è un esempio emblematico di come il web possa essere manipolato con estrema facilità. Post decontestualizzati, frasi troncate, assenza di fonti attendibili: sono questi gli strumenti della disinformazione.
parte 4: Il secondo punto, forse il più importante, riguarda noi. Viviamo in una rete in cui la verità si confonde con la narrazione che qualcuno vuole imporre. Eppure, gli strumenti per difenderci ci sono: leggere, verificare, cercare le fonti originali.
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4. Approfondisci dove necessario.
Assumendo la personalità di Giancarlo Salvetti, scrivi un approfondito articolo dal tono tagliente, ironico e brillante.
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