Stopponcelli colpisce ancora: torna il commissario De Simone, tra manganelli, complotti e verità scomode

Quasi a sorpresa, come un proiettile in una notte di pioggia, torna Paolo Stopponcelli, il regista romano più discusso, evitato e invocato del cinema italiano.
Con il suo nuovo film dal titolo “L’Imputato è Un Negro, la Polizia non Ha Bisogno di Prove” (sì, avete letto bene), Stopponcelli firma il secondo capitolo della trilogia del commissario De Simone: un mix di thriller poliziottesco e pamphlet anti-sistema che promette, come sempre, di dividere, ferire e far discutere.

Nell’epoca in cui il cinema italiano sembra preferire i drammi da salotto e le carezze culturali con morale inclusiva, Stopponcelli si presenta con un manganello narrativo in mano e la voglia dichiarata di spaccare tutto. Figurativamente parlando. Forse.

Stopponcelli, il reietto che gira film col machete

Paolo Stopponcelli è una figura a metà tra il regista e l’artista marziale: entra nei dibattiti a colpi di titoli inammissibili e battute fuori catalogo.
Nato nel 1960, con alle spalle una lunga gavetta “da manovale del cinema”, come ama definirsi, ha attraversato ogni ruolo possibile sui set – tranne quello dell’attore protagonista, “perché i belli erano altri e i registi coi coglioni pochi”, dice. Il suo amore per il cinema anni ’70, per il poliziottesco violento e sporco, è la cifra stilistica con cui ha costruito una carriera ostinatamente fuori asse.

Dopo “Colpi di Lupara in Faccia Ai Negri” – film che ha scatenato una tale bufera da diventare cult clandestino nei circoli neofascisti e nei gruppi Telegram degli universitari alternativi – torna con un nuovo capitolo che al confronto fa sembrare il primo una merenda tra amici.

Ostracizzato dal circuito dei festival, ignorato dal FUS, inviso ai collettivi culturali e a ogni giuria da Premio Strega, Stopponcelli ha una risposta semplice a tutto questo: “Non me ne frega un cazzo. Io faccio cinema per chi ha la pancia, non per chi fa la rassegna stampa a colazione.”

E se l’intellighenzia italiana lo detesta, tanto meglio. Il suo pubblico lo adora proprio per questo.

Intervista a Paolo Stopponcelli: “Io razzista? Senza i miei braccianti africani sarei fallito”

Ci incontriamo nel suo studio, una sala montaggio e una piccola serra insieme, in provincia di Latina. Mi colpisce subito una parete piena di VHS di Lenzi, D’Amato e Ferrara, e una pila di fascicoli sull’arresto di Cesare Battisti (“per ispirazione”, precisa ridendo).

“Il problema del cinema italiano è che vuole raccontare come dovrebbe essere la realtà, non come la gente la vive. Io faccio il contrario.”

Gli chiedo se il suo sia cinema di destra. Sorride, ma con sarcasmo.

“Il cinema è cinema. I francesi avevano Belmondo, noi dobbiamo stare appresso a Gassmann che piange sui social? Guarda che la realtà non è l’ufficio stampa del PD.”

Nel suo film, L’Imputato è Un Negro, un omicidio scuote una borgata romana. Il commissario De Simone, figura ruvida e anti-retorica (interpretato da un redivivo Alberto Di Maggio), si ritrova stretto tra la pressione politica della sinistra al governo cittadino e il suo istinto da sbirro vecchia maniera. L’unico sospettato plausibile? Un immigrato africano. Ma la narrativa imposta dall’alto punta altrove, verso due italiani “colpevoli ideali”.

“Il mio film non è razzista, è uno specchio. E sai chi lo sa meglio di tutti? I miei braccianti africani. Senza di loro la mia azienda agricola era morta. Lavorano sodo, non si fanno fregare dalle chiacchiere. Hanno capito chi sono.”

L’intero progetto è stato autofinanziato, almeno in apparenza. Stopponcelli spiega che l’idea è partita con un crowdfunding lanciato a gennaio: un teaser trailer girato con pochi mezzi, tanto stile e zero compromessi ha fatto il giro della rete nera, attirando donazioni “non solo da fan, ma anche da gente che conta”.

“Nessun fondo pubblico, ovviamente. Ma ho ricevuto donazioni da diversi politici – anonimi, ma so chi sono – e anche da realtà culturali come Casa Pound, Il Regno delle Rune e Ultima Thule. Cioè, gente che magari non va in piazza col cartello, ma capisce il valore del racconto scomodo.”

Aggiunge che se questo secondo film andrà bene, ha già la sceneggiatura del terzo:

FBI Operazione Negro. Stavolta si va in America. Il commissario De Simone collabora con la DEA per sgominare un cartello criminale multietnico. C’è pure un cameo di Ronn Moss. E una scena di inseguimento a cavallo nella Valle della Morte. Cinema, non chiacchiere.”

Cinema, parolacce e risse intellettuali

Paolo Stopponcelli non è un ingenuo. Sa perfettamente che ogni titolo, ogni intervista, ogni parola fuori asse che pronuncia serve ad alimentare la mitologia del suo personaggio. Ma, al netto delle polemiche, c’è qualcosa di genuino nel suo cinema sporco, reazionario, crudele e testardo. Non cede di un millimetro alle convenzioni del politicamente corretto, non cerca applausi dalle gallerie del pensiero unico.

La domanda che ci pone, senza mai formularla chiaramente, è una: il cinema deve rassicurare o disturbare?
Lui ha scelto la seconda.
E per quanto si possa disprezzarne le idee, è difficile non riconoscergli coerenza.

Perché in un’Italia in cui tutti vogliono piacere a tutti, Stopponcelli resta uno dei pochi registi che vuole solo farsi odiare — ma nel modo giusto.

(Giancarlo Salvetti)

Prompt:

Paolo Stopponcelli: è un regista romano nato nel 1960, una figura iconica nel mondo del cinema italiano. La sua carriera è iniziata con una gavetta intensa, attraversando tutti i ruoli possibili nel campo cinematografico e televisivo, ad eccezione di quello dell'attore protagonista. Questo percorso ha plasmato profondamente il suo stile e la sua visione del cinema. Appassionato del cinema d'azione e della commedia, Stopponcelli nutre un particolare amore per gli anni '70 e il genere del poliziottesco. Crede fermamente che il cinema di quel periodo sia stato capace di intrattenere e al contempo di raccontare le sfumature della società italiana con una sincerità unica. Noto per la sua franchezza senza filtri, Stopponcelli è critico nei confronti del politicamente corretto e della cultura woke, che ritiene strumenti di una sinistra che ha alterato il linguaggio e soppresso le voci discordanti. Il suo approccio diretto e a tratti provocatorio nel dire ciò che pensa lo ha reso una figura discussa ma anche rispettata nel panorama cinematografico italiano. Dopo il successo controverso di "Colpi di Lupara in Faccia Ai Negri", Stopponcelli sta per presentare il suo nuovo e atteso film "L'Imputato è Un Negro, la Polizia non Ha Bisogno di Prove". Il film segna il ritorno del commissario De Simone, un omaggio affettuoso al personaggio interpretato da Sandro Ghiani in "Fracchia La Belva Umana", promettendo di suscitare ancora una volta un vivace dibattito sulla rappresentazione e la critica sociale nel cinema contemporaneo.

"L'Imputato è Un Negro, la Polizia non Ha Bisogno di Prove": è un thriller avvincente ambientato nella Roma contemporanea, diretto da Paolo Stopponcelli. La trama si dipana intorno a un omicidio avvenuto in un quartiere popolare, dove tre uomini sono i principali sospettati: due italiani e un uomo di colore. Il protagonista, il commissario De Simone (omaggio al Sandro Ghiani di "Fracchia La Belva Umana"), sa che i due italiani non possono essere i colpevoli, ma si trova in una situazione complicata. Il giudice e la giunta comunale, schierati politicamente a sinistra, esercitano una forte pressione per incolpare uno dei due italiani, nonostante sia evidente l'innocenza di entrambi.
De Simone è determinato a trovare la verità, non solo per risolvere l'omicidio, ma anche per smascherare un possibile complotto orchestrato dai poteri politici locali in combutta coi gli onnipresenti e inafferrabili Poter Forti.

Intro: quasi a sorpresa, torna Paolo Stopponcelli con un nuovissimo film, il secondo capitolo della trilogia del Commissario De Simone.

parte 1: parlo brevemente di Stopponcelli e delle controversie attorno al suo nome, di come sia quasi ostracizzato nel mondo culturale italiano e di come lui se ne freghi, portando avanti la sua idea di cinema in barba a tutto.

parte 2: intervista Stopponcelli. Vari argomenti fra cui: cinema di destra e di sinistra, cinema come racconto di ciò che la gente sente e non ciò che la critica impone, rappresentare la verità sentita sulla propria pelle, assolutamente non si dichiara razzista e tra l'altro la sua azienda agricola in provincia di Latina sarebbe chiusa da un pezzo senza i braccianti africani, il progetto del nuovo film è stato possibile grazie ad un crowdfunding che ha permesso di girare un primo trailer, nessun fondo dal FUS ma vari politici hanno donato in forma anonima, così come associazioni culturali come Casa Pound, Il Regno delle Rune e Ultima Thule. Se questo film andrà bene ha già pronta la sceneggiatura per il terzo capitolo, "FBI Operazione Negro", dal respiro internazionale.


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