La strategia Trump per smantellare l’Occidente (con il sorriso beffardo di chi si crede genio)

Contrariamente a ciò che alcuni titoli sensazionalistici — scritti di fretta, magari sotto dettatura — stanno facendo circolare, gli Stati Uniti non hanno riavviato l’invio diretto di armi all’Ucraina. No, l’amministrazione Trump non ha messo mano al portafogli, non ha riattivato alcun flusso di aiuti federali, e di certo non ha deciso di “rientrare nella partita” in prima persona. Quello che ha fatto è molto più sfuggente — e, come sempre con Trump, molto più tossico.

Ha semplicemente autorizzato i Paesi alleati a riesportare sistemi d’arma americani in loro possesso. Tradotto: “fate voi, coi vostri Patriot, se proprio vi sentite in dovere di salvare Kyiv. Noi ci limitiamo a non impedirvelo. Per ora.”

È la differenza tra aiutare e lavarsene le mani con stile.

L’arte del disfare: un presidente che non costruisce, ma svuota

Donald Trump non ha solo indebolito il sostegno all’Ucraina: ha sistematicamente demolito l’architettura strategica dell’Occidente, con la pazienza di un vandalo che conosce il valore simbolico di ogni pezzo.

Ha interrotto gli aiuti militari a Kyiv, lasciandola scoperta davanti a droni e missili russi come se fosse colpevole di disturbare la quiete di Mar-a-Lago. Ha imposto dazi e limiti all’export anche a partner storici come Taiwan — sì, proprio quella Taiwan che dovrebbe essere il bastione democratico nel Pacifico. Ha messo in dubbio l’articolo 5 della NATO (che è tipo dire “non so se verrei al tuo funerale, anche se sei mio fratello”), facendo balenare a ogni alleato il pensiero che forse non vale la pena contare sugli USA.

E ancora: ha sospeso forniture e manutenzioni critiche su sistemi già venduti a Paesi partner. Come a dire: “Ti do l’auto, ma niente benzina e nemmeno la chiave inglese.” Ha boicottato accordi come AUKUS — quello sui sottomarini all’Australia — facendo saltare non solo contratti ma relazioni. Ha messo limiti assurdi sull’utilizzo delle armi vendute, come se dopo averti venduto un frigorifero ti imponesse anche la dieta. E naturalmente, ha lanciato guerre commerciali contro Francia, Canada, Corea del Sud, ma non contro Putin.

Per qualcuno — lasciatemelo dire senza filtro — per qualche scemo travestito da pacifista da tastiera, questo sarebbe “adoperarsi per la pace”.

La verità? È isolazionismo travestito da sovranismo. Egoismo in doppiopetto.

America First… o America Alone?

Tutte queste mosse sono figlie di un’unica, logora filosofia: America First. Una dottrina che suona patriottica se la pronunci davanti a un barbecue del Midwest, ma che nel mondo reale significa una cosa sola: l’America comanda, gli altri obbediscono — o si arrangiano.

In realtà, non è solo ideologia: è strategia elettorale. Trump parla alla sua base, quella che non distingue Kyiv da Kansas City, ma che reagisce con entusiasmo pavloviano appena sente odore di “spese inutili all’estero” o “aiuti ai corrotti europei”. E intanto, strizza l’occhio all’industria bellica americana: che da mesi soffre per i contratti congelati, la perdita di fiducia internazionale e il fatto che nessuno sa più se valga la pena firmare con un partner così imprevedibile.

Perché, diciamolo chiaramente: un conto è vendere missili. Un altro è vendere affidabilità. E Trump ha dilapidato la seconda, rendendo la prima un rischio commerciale.

Germania e i Patriot: “Sì, ma anche no, grazie”

Ora, Trump ha concesso ai Paesi NATO il permesso di riesportare i sistemi Patriot. La Germania potrebbe farlo. Ha i mezzi, la tecnologia, l’opportunità. Eppure tentenna. Perché?
Perché nessuno, nemmeno Berlino, vuole scommettere su un alleato che potrebbe cambiare idea nel tempo di un post su Truth Social.

Trump oggi dice: “fate pure”. Domani potrebbe svegliarsi con un tweet tipo “la Germania ci tradisce, stop ai ricambi e agli aggiornamenti”. E Berlino lo sa. Lo sanno tutti.

Per questo l’Europa è incerta, timorosa, sfibrata. Perché avere un alleato instabile è peggio che non averlo: ti illude, poi ti molla. Ti coinvolge, poi ti scarica. Ti parla di ordine mondiale, mentre taglia i freni alla macchina che dovrebbe guidarlo.

La guerra (e la pace) come strumenti di marketing

Trump non vuole la pace. Non vuole nemmeno la guerra, per essere precisi.
Vuole gestire il racconto di entrambe.

Vuole poter dire: “non abbiamo speso nulla, eppure l’Ucraina ha ricevuto armi”.
Vuole poter accusare l’Europa di debolezza, mentre la tiene in ostaggio con le chiavi dell’officina.
Vuole, in sostanza, vendere instabilità come se fosse strategia.

Ma la realtà è semplice: oggi, chi scommette sulla leadership USA, gioca con fiches false.
E nel casinò della geopolitica, quando il banco è Trump, l’unica regola è questa: vince solo lui. Gli altri? Si arrangino. Con o senza Patriot.

(Serena Russo)

Prompt:

Intro: Contrariamente ai titoli sensazionalistici, gli Stati Uniti non hanno riavviato l'invio diretto di armi all'Ucraina. Piuttosto, l'amministrazione Trump ha leggermente modificato la sua politica, autorizzando la riesportazione di armi americane da parte di altri Paesi (come i Patriot dalla Germania), senza spendere direttamente risorse federali.

parte 1: accuso Trump di aver minato in modo sistematico le alleanze internazionali e l’affidabilità strategica degli USA tramite varie azioni: Ha interrotto gli aiuti militari all’Ucraina, rendendo difficile la sua difesa contro attacchi missilistici e droni. Ha introdotto dazi e limitazioni anche verso alleati storici come Taiwan. Ha messo in dubbio l’articolo 5 della NATO, minacciando alleati e rendendo l’impegno USA incerto. Ha sospeso forniture e manutenzioni critiche su armi già in uso da partner come l’Ucraina. Ha bloccato o minacciato accordi internazionali, come AUKUS per la fornitura di sottomarini all’Australia. Ha imposto restrizioni sulle prestazioni e l’uso delle armi vendute ad altri Paesi. Ha lanciato guerre commerciali verso alleati, ma non contro la Russia. Per alcuni (scemi, lasciatemi dire) questo è "adoperarsi per la pace".

parte 2: queste mosse riflettono la filosofia “America First”, in cui gli USA devono dominare e non cooperare, e mirano anche a compiacere la base elettorale trumpiana e proteggere gli interessi dell’industria bellica USA, messa in crisi da cancellazioni e perdita di fiducia globale.

parte 3: Trump ha concesso ora a Paesi NATO di riesportare i loro sistemi Patriot all’Ucraina. La Germania potrebbe farlo, ma è riluttante, temendo che Trump possa cambiare idea all’improvviso, lasciandola scoperta. Il rischio strategico di fidarsi di un alleato così instabile è troppo alto.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3; approfondisci dove necessario.

Scrivi un articolo, assumendo il ruolo di Serena Russo, tagliente, graffiante, ironico.

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