Vaccini, scienza e poltrone

Se negli Stati Uniti mettono un imbecille pericoloso in un posto chiave della sanità, in Italia, per non essere da meno, ne mettiamo due. Il Ministero della Salute ha recentemente annunciato la nuova composizione del NITAG — il Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni, l’organo incaricato di orientare la politica vaccinale italiana per i prossimi tre anni. Tra i nominati spiccano due figure che definire controverse è un eufemismo: Eugenio Serravalle e Paolo Bellavite.

Chi sono i due nuovi “consulenti” della salute pubblica

Eugenio Serravalle è pediatra e omeopata, presidente dell’associazione Assis, nota per le sue posizioni critiche sui vaccini. Da anni collega la vaccinazione a gravi effetti collaterali — arrivando a includere la morte in culla — e denuncia presunte censure e pressioni da parte di “poteri forti”. Nel suo curriculum figura anche l’attività di docente presso una scuola di osteopatia.

Paolo Bellavite è un ex professore universitario, da sempre vicino all’omeopatia, con studi finanziati da Boiron, la multinazionale leader del settore. Noto per le sue posizioni contrarie ai vaccini, in particolare contro quelli anti-Covid, ha sostenuto che l’otite infantile possa essere curata con rimedi omeopatici. Attualmente non esercita la professione medica né è iscritto all’Ordine dei Medici.

Ora, immaginate che il vostro obiettivo sia garantire la più alta copertura vaccinale possibile e rafforzare la fiducia del pubblico nella scienza. Vi affidereste a due figure note soprattutto per diffondere sfiducia nei vaccini?

Un déjà-vu poco edificante

Questa scelta ha un retrogusto amaramente familiare. È impossibile non ricordare episodi come il metodo Di Bella o il caso Stamina: vicende in cui le istituzioni, cedendo alla pressione di opinioni non supportate da prove scientifiche, hanno legittimato pratiche prive di efficacia.

Il NITAG dovrebbe essere un baluardo della sanità pubblica basata su evidenze. Affidare un ruolo consultivo a figure apertamente critiche verso i vaccini è come mettere un negazionista climatico a capo di un’agenzia ambientale. Il rischio è duplice: indebolire le politiche vaccinali e alimentare un clima di confusione in cui la disinformazione trova terreno fertile.

Populismo sanitario: il passo indietro culturale

Queste nomine non sono solo discutibili dal punto di vista scientifico: rappresentano un passo indietro sul piano culturale e sociale. La medicina basata su evidenze viene messa in secondo piano rispetto alla logica del “curarsi come si crede”, perché — nella narrativa di certe frange — i medici sarebbero “collusi con Big Pharma”.

È un racconto che abbiamo visto esplodere durante la pandemia: il sospetto verso la scienza, l’idea che ogni misura sanitaria sia frutto di un complotto, la convinzione che l’esperienza personale valga più di decenni di ricerca. Un bacino di scettici e diffidenti che, al di là delle intenzioni dichiarate, sembra oggi oggetto di un’operazione di consenso politico.

E i numeri? Parlano chiaro

Durante il Covid, sondaggi e indagini demoscopiche hanno mostrato un dato costante: in Italia esiste un nucleo ampio e rumoroso di cittadini scettici sui vaccini, oscillante tra il 15% e il 20% della popolazione. Un gruppo non maggioritario, ma sufficiente a spostare equilibri elettorali in contesti delicati.

A essere un filo maliziosi, si potrebbe pensare che certe nomine non siano un errore, ma una strategia: parlare a quel pubblico, rassicurarlo, mostrargli che le istituzioni “ascoltano anche loro”.

Auguroni, Italia. Quando la salute pubblica si piega al populismo, l’epidemia che ci aspetta non sarà solo quella delle malattie infettive, ma della sfiducia nella scienza.

(Giulia Remedi)

Prompt:

Intro: se negli Stati Uniti mettono un imbecille pericoloso in un posto chiave della sanità, in Italia, per non essere da meno ne mettiamo due. Il Ministero della Salute ha recentemente nominato i membri del NITAG (Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni), l’organo incaricato di orientare la politica vaccinale in Italia per i prossimi tre anni: Eugenio Serravalle e Paolo Bellavite.

parte 1: Eugenio Serravalle: pediatra e omeopata, presidente dell’associazione Assis, nota per le sue posizioni critiche sui vaccini. Ha spesso collegato le vaccinazioni a gravi effetti collaterali, inclusa la morte in culla, e denuncia presunte censure e pressioni da parte di “poteri forti”. È anche descritto come docente presso una scuola di osteopatia. Paolo Bellavite: ex professore universitario, da sempre vicino all’omeopatia, con studi finanziati da Boiron, multinazionale del settore. È noto per le sue posizioni contrarie ai vaccini, in particolare quelli contro il Covid-19, e per aver sostenuto che l’otite infantile possa essere curata con rimedi omeopatici. Non è medico in attività né iscritto all’Ordine dei Medici.

parte 2: si tratta di una scelta politica che rischia di compromettere la credibilità e l’efficacia delle politiche vaccinali italiane. Il paragone con precedenti inaccettabili come il metodo Di Bella e il caso Stamina è immediato, evocando scenari di regressione scientifica.

parte 3: queste nomine rappresentino un pericoloso passo indietro sul piano culturale, sociale e scientifico. Qui si ignora deliberatamente il valore della ricerca e della medicina basata su evidenze, con conseguenze potenzialmente gravi per la salute pubblica. In pratica la salute subordinata al populismo e al curarsi come si crede perché non ci fidiamo dei medici collusi con Big Pharma.

parte 4: il Covid ha reso evidente l'esistenza di un bacino ampio e rumoroso di scettici (vi mostro qualche cifra). A essere un filo maliziosi, queste nomine puntano a mantenere il consenso elettorare. Auguroni.

Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4. Approfondisci dove necessario.

Assumendo personalità e stile di scrittura di Giulia Remedi, scrivi un Articolo. Usa un tono coinvolgente, diretto, e accattivante.

Scopri di più da Le Argentee Teste D'Uovo

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento