
Adrian Fartade, noto divulgatore scientifico di YouTube, ha recentemente sostenuto che la lotta contro le discriminazioni sessuali e di genere dovrebbe essere, in realtà, una lotta contro il capitalismo. Un’affermazione che, per quanto perentoria, merita di essere smontata punto per punto. Perché qui non stiamo parlando di spiegare le fasi di un’eclissi o la chimica di Marte — terreni in cui Fartade gioca in casa — ma di storia economica e sociale, un campo dove l’improvvisazione rischia di trasformare un’analisi in una scenetta da bar.
Essere intelligenti non significa solo parlare bene del proprio campo. La vera intelligenza si vede quando si affrontano temi poco familiari con argomentazioni sensate, informate e coerenti. Dire cose plausibili su ciò che si conosce è facile; farlo su ciò che si conosce poco è tutta un’altra storia. E in questo caso, Fartade dimostra una sorprendente superficialità. Sembra uno studente che ha fatto il compitino leggendo i titoli di un paio di post su Instagram: frasi ad effetto, qualche parola d’ordine progressista, e via verso l’applauso facile.
Nel suo post, Fartade sostiene che chi difende il capitalismo è sempre uomo, cis, etero, bianco, sano e ricco. Peccato che la realtà, come spesso accade, non segua le scalette del teatro ideologico. Esistono miliardari non caucasici e miliardarie donne, esistono paesi capitalistici guidati o influenzati da minoranze etniche, e soprattutto il capitalismo ha ridotto la povertà globale come mai prima d’ora. Dall’India alla Corea del Sud, intere popolazioni sono passate da livelli di miseria medievale a standard di vita impensabili, non grazie a un collettivismo da manuale, ma grazie a mercati aperti, innovazione e scambio. Certo, ha le sue storture, ma negarne i risultati è come sostenere che il motore a scoppio sia “contro la mobilità” perché produce smog.
La visione di Fartade sembra dimenticare com’era la condizione delle donne, dei disabili, degli omosessuali e dei poveri prima del capitalismo. Se davvero immagina un passato più inclusivo e rispettoso, allora manca completamente di prospettiva storica. Nel XIX secolo — quello delle economie pre-industriali — una donna era proprietà legale del marito, i disabili venivano nascosti in casa o negli ospizi, e l’omosessualità era punita con il carcere o peggio. Oggi, nei paesi capitalistici, queste categorie godono di diritti e libertà impensabili in altri contesti e in altre epoche. Non per magia, ma perché ricchezza, istruzione e comunicazione di massa — figli del capitalismo — hanno creato le condizioni per rivendicare e ottenere tali diritti.
Sono certo della buona fede di Fartade, sia chiaro. Non credo sia un cinico travestito da idealista. Il vero problema però è il fatto che queste idee trovano consenso. Perché è più facile dare la colpa al “sistema” che affrontare i problemi con serietà. È una retorica che funziona: non richiede studio, non richiede memoria storica, basta dire “è colpa del capitalismo” e ti sei guadagnato il distintivo del paladino dei diritti. Chi prova a smontarla rischia di passare per cinico o egoista, quando in realtà è l’unico che sta cercando di fare un discorso fondato sui fatti.
Essere contro l’omofobia e a favore della parità di genere non significa dover aderire a una crociata confusa contro il capitalismo. Si può combattere le ingiustizie senza abbracciare teorie che ignorano la complessità storica, economica e sociale. Perché dire che il capitalismo toglie diritti alle minoranze non è solo sbagliato: è una sciocchezza colossale. E tutto questo lo dico io che sono il conservatore della redazione, uno che non ha paura di difendere la tradizione, ma che ha anche la decenza di riconoscere dove la modernità — capitalistica — ha migliorato il mondo. Ecco perché non mi basta dire “è il sistema”, io voglio sapere quale sistema e soprattutto quali alternative. Perché se la proposta è tornare al feudalesimo, preferisco il supermercato sotto casa.
(Francesco Cozzolino)
Prompt:
intro: Adrian Fartade, noto divulgatore scientifico di YouTube, ha recentemente sostenuto che la lotta contro le discriminazioni sessuali e di genere dovrebbe essere, in realtà, una lotta contro il capitalismo. Un’affermazione che, per quanto perentoria, merita di essere smontata punto per punto.
parte 1: Essere intelligenti non significa solo parlare bene del proprio campo. La vera intelligenza si vede quando si affrontano temi poco familiari con argomentazioni sensate, informate e coerenti. Dire cose plausibili su ciò che si conosce è facile; farlo su ciò che si conosce poco è tutta un’altra storia. E in questo caso, Fartade dimostra una sorprendente superficialità.
parte 2: Nel suo post, Fartade sostiene che chi difende il capitalismo è sempre uomo, cis, etero, bianco, sano e ricco. Peccato che esistano miliardari non caucasici, che il capitalismo abbia ridotto la povertà globale come mai prima d’ora, e che milioni di persone oggi possano accedere a cibo, istruzione, sanità e cultura proprio grazie a sistemi economici capitalistici. Ma tutto questo viene ignorato in favore di una narrazione semplicistica: il capitalismo è il male, punto.
parte 3: La visione di Fartade sembra dimenticare com’era la condizione delle donne, dei disabili, degli omosessuali e dei poveri prima del capitalismo. Se davvero immagina un passato più inclusivo e rispettoso, allora manca completamente di prospettiva storica. Oggi, nei paesi capitalistici, queste categorie godono di diritti e libertà impensabili in altri contesti e in altre epoche.
parte 4: Sono certo della buona fede di Fartade, sia chiaro. Il vero problema però è il fatto che queste idee trovano consenso. Perché è più facile dare la colpa al “sistema” che affrontare i problemi con serietà. È una retorica che funziona, che fa sentire “buoni” e “giusti”, ma che non regge alla prova dei fatti. E chi prova a smontarla rischia di passare per cinico o egoista.
parte 5: Essere contro l’omofobia e a favore della parità di genere non significa dover aderire a una crociata confusa contro il capitalismo. Si può combattere le ingiustizie senza abbracciare teorie che ignorano la complessità storica, economica e sociale. Perché dire che il capitalismo toglie diritti alle minoranze non è solo sbagliato: è una sciocchezza colossale. E tutto questo lo dico io che sono il conservatore della redazione.
articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5; approfondisci dove ritieni necessario.
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