Holden e Forza Italia: trent’anni di storytelling, ramen e altre meraviglie italiane

Trent’anni fa, nel 1994, nascevano due creature destinate a riscrivere – ciascuna a modo suo – l’arte del racconto italiano: Forza Italia e la Scuola Holden. Le due principali agenzie di storytelling della Seconda Repubblica. In fondo, una sola: due facce della stessa videocassetta, con tanto di effetto neve.
Ero troppo piccola per ricordare davvero la “discesa in campo”. I miei genitori e i loro amici ne parlavano come di una piaga biblica in giacca doppiopetto. Ricordo l’orrore, sì, e anche un leggero senso di vergogna intergenerazionale. Non sapevamo ancora che, in un certo senso, Berlusconi e Baricco stavano facendo lo stesso mestiere: reinventare la realtà a colpi di retorica e musica d’ambiente. Il primo ci ha raccontato l’Italia che voleva arricchirsi senza passare dal via. Il secondo ci ha spiegato che scrivere poteva essere cool. Entrambi hanno vinto.

Capitolo 1 – Holden: la startup del romanzo esistenziale
La Scuola Holden è nata a Torino nel 1994, fondata da Alessandro Baricco insieme a quattro amici che, si dice, si chiamassero tutti come personaggi di Salinger.
La sua missione era chiara: formare narratori del presente. E non si è tirata indietro. Per trent’anni ha sfornato scrittori, registi, sceneggiatori, podcaster e persone che si descrivono come “storyteller crossmediali” su LinkedIn. Recentemente ha festeggiato il suo compleanno con tanto di evento kolossal, ospiti illustri e Jovanotti sul palco, come in ogni momento storico in cui l’Italia ha bisogno di sentirsi ancora giovane.
Holden è un po’ come la NABA per gli scrittori: la promessa che l’estetica borghese può diventare lavoro. Una scuola cool che insegna a scrivere romanzi in cui non succede nulla, ma tutto pesa – e che ti insegna a dirlo bene.

Capitolo 2 – L’Italia non è un Paese per humanities
La Holden, pur non essendo universitaria, lo diventa grazie a un decreto MIUR: i suoi diplomi valgono come lauree. E qui l’Italia mostra tutta la sua perversa genialità: invece di migliorare i corsi delle facoltà umanistiche, si inventa un mondo parallelo dove puoi studiare le stesse cose, ma con nomi più accattivanti.
Nel mondo angloamericano, un laureato in humanities trova lavoro in agenzie creative, start-up, fondazioni, musei, editoria, media. In Italia? Se va bene, ti chiedono se puoi coprire una supplenza alle medie per due settimane.
Però puoi sempre iscriverti alla Holden: un investimento da migliaia di euro, per scoprire che nel frattempo la tua carriera editoriale inizierà comunque con uno stage non retribuito – ma con una postilla poetica nel CV. Il sogno è vivo.

Capitolo 3 – Holdeniani di successo: o del romanzo omeopatico
Paolo Giordano, Marco Missiroli, Giorgio Vasta. Se li metti uno accanto all’altro sembrano tre declinazioni dello stesso algoritmo: bianco, maschio, empatico, laureato.
Tutti e tre analizzano la psiche dei personaggi come se stessero scrivendo referti clinici con le metafore. Tutti parlano di solitudine, identità, relazioni disfunzionali, e lo fanno con un tono così calibrato da sembrare progettato per lettori che amano piangere in silenzio con un bicchiere di primitivo in mano.
Non è un caso che abbiano successo: scrivono come chi ti fa sentire intelligente mentre ti dice che anche lui ha sofferto. È la formula perfetta. Una coccola narrativa.
È lo stile Holden, che poi è lo stile Baricco: “Ti faccio sentire profondo mentre ti racconto l’acqua che scorre dentro una tazzina rotta”.
In fondo, chi siamo noi per biasimarli? L’Italia è un Paese che ha bisogno di sentirsi speciale, anche quando legge.

Capitolo 4 – Scrivere è bellissimo, ma fare il rider paga prima
E allora torniamo all’inizio: Forza Italia almeno non faceva finta. Lì era tutto dichiarato: marketing, fiction, lifestyle. La Holden, invece, ci ha fatto credere che la narrazione salverà il mondo – quando forse serviva solo per vendere libri in librerie vuote.
Nel 2024, con l’Intelligenza Artificiale in grado di generare testi decenti in pochi secondi, chiunque può scrivere un romanzo che sembra uscito da un corso Holden, ma senza dover pagare la retta o fingere di essere un introverso interessante.
La vera utilità della scuola, oggi, è offrire accesso alle connessioni giuste: un agente, una casa editrice, un festival, un palco. In un mercato editoriale che definire saturo è ottimista, scrivere è un sogno che si realizza solo se diventa networking.

Nel frattempo, però, bisogna pur vivere.
Così nasce la magia: tra un romanzo sulla crisi relazionale e un reading sulla malinconia urbana, puoi sempre consegnare hamburger gourmet su Deliveroo. La gig economy è il vero editore a pagamento.
Mi piace pensare che l’algoritmo che ottimizza le consegne a domicilio e quello che valuta il successo di un racconto introspettivo condividano lo stesso server.
Un capolavoro d’inverosimiglianza perfettamente italiano. Come Berlusconi. Come Baricco. Come la promessa che la cultura sia ancora un mestiere.

Conclusione
Nel paese dove tutto è narrazione, anche l’illusione lo è. Trent’anni dopo, la Holden continua a insegnare a raccontare storie. Forza Italia a raccontarle come se fossero vere.
Alla fine, sono entrambe scuole di realismo magico. Con la differenza che quella di Baricco organizza seminari sul flusso di coscienza. L’altra, sull’azionariato popolare.

(Margherita Nanni)

Prompt:

Intro: trent’anni fa, nel 1994, nascevano Forza Italia e la Scuola Holden, le due maggiori agenzie di storytelling della Seconda Repubblica. In fondo, anzi, una sola. Ai tempi della "discesa in campo" ero troppo piccola, ricordo solo i miei e i loro amici che ne parlavano con orrore e disgusto.

parte 1: La Scuola Holden è una scuola di Storytelling & Performing Arts fondata a Torino nel 1994 da Alessandro Baricco e altri quattro amici. La scuola offre un percorso di studi innovativo e multidisciplinare, insegnando tecniche di narrazione applicabili a diverse discipline come scrittura, cinema, sceneggiatura e molto altro. La scuola ha recentemente festeggiato il suo 30° anniversario con una grande celebrazione che ha visto la partecipazione di Jovanotti e di molti ex studenti.

parte 2: I corsi della Scuola Holden non fanno parte dei programmi delle università italiane tradizionali, ma i titoli rilasciati dalla Holden sono riconosciuti come equivalenti a quelli universitari. Grazie a un decreto del MIUR, i diplomi della Scuola Holden sono equiparati ai titoli di laurea e laurea magistrale. Perché quelle stesse materie non sono insegnate pure nelle normali facoltà umanistiche, come succede nel mondo angloamericano? Perché là esiste tutto un mondo di sbocchi professionali, per il laureato in humanities, che qui non esiste affatto. Ma possiamo comunque studiare alla Holden: un bell'investimento per fare il rider.

parte 3: tre diplomati Holden perfettamente intercambiabili sono Paolo Giordano, Marco Missiroli e Giorgio Vasta. Tutti e tre esplorano in profondità la psicologia dei loro personaggi. Ad esempio, Paolo Giordano in “La solitudine dei numeri primi” analizza le complessità emotive e psicologiche dei protagonisti, mentre Marco Missiroli in “Fedeltà” affronta le fragilità e le contraddizioni umane attraverso un intreccio di voci e prospettive. Le loro opere spesso trattano temi esistenziali come la solitudine, l’identità e le relazioni umane. Hanno uno stile narrativo intenso e coinvolgente, capace di catturare l’attenzione del lettore e di mantenere alta la tensione emotiva. Questi elementi comuni rendono le loro opere particolarmente apprezzate sia dalla critica che dal pubblico, in particolari quelli velleitari che hanno bisogno di farsi dire che sono sensibili e intelligenti, che poi è la cifra stilistica del Baricco scrittore.

parte 4: tornando all'inizio, Forza Italia almeno era più onesta. Oggi, con l'IA, chiunque può scriversi i libri paragonabili a quelli di un diplomato alla Holden, che però può darti le connessioni giuste per un carriera letteraria, in una nazione in cui il libro fa cifre davvero basse. Come dar da mangiare a tutti questi scrittori? Aprendo il campo alla gig economy, così fra un libro e l'altro lo scrittore può campare consegnando pizze, ramen o hamburger gourmet. Mi piace pensare che la gig economy sia stata introdotta in Italia anche per questo, per dare un minimo di lavoro a chi non ha alcuna formazione tangibile, che sia l'immigrato o il laureato alla Holden.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4. Approfondisci dove ritieni necessario.

Assumendo la personalità di Margherita Nanni, scrivi un articolo brillante, divertente, colorito, senza moralismo, ma cogliendo il fascino dell'inverosimiglianza della vicenda.


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2 commenti

  1. Io ho sempre amato Sciascia.

    L’anti-Baricco: secco, esatto, con la penna ben ferma nella mano come un (è il primo paragone che mi viene in mente) Hemingway.

    Ha lasciato sulla sua scia decine di infami e indegni emuli, più di uno orbitante intorno alla Scuola Holden.

    Verso la fine de Il Giorno della Civetta (o direttamente nella postilla, non ricordo) dice un paio di cose su come funzionava ai tempi la Sicilia (e forse su come funziona oggi l’Italia, che forse “tutta l’Italia va addivenendo Sicilia”).

    Sul familismo, sul primato dei rapporti personali e su una classe borghese adagiata su rendite di posizione che “sfrutta” anzichè “imprendere” (testuali parole).

    Bello. Sempre attuale.

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