Le “fighe a brandelli” e l’illusione progressista

Nel 1995 ero in Cecenia e, in maniera del tutto casuale, ebbi una vera e propria rivelazione.
Un musulmano che stavo intervistando condannava i terroristi ceceni per aver utilizzato donne come bombe umane, violando – a suo dire – i precetti islamici. “Finalmente”, pensai, “una condanna della misoginia dal mondo musulmano”. Che illusa.

Perché la sua obiezione non verteva sull’immoralità dell’omicidio, né sulla strumentalizzazione dei corpi femminili. No: il suo problema era l’indecenza delle “fighe a brandelli” esposte dopo l’esplosione. “Eccita la gente”, mi disse testualmente, “e questo è haram”.
Una logica perversa che trasforma la puritaneria sessuale in dogma teologico, dove il punto non è smettere di uccidere civili, ma farlo in modo decoroso. Non la vita, ma l’immagine: ecco cosa conta.

L’amore occidentale per le kefiah e l’hummus

Qui entra in gioco la parte grottesca, la nostra. L’Occidente progressista, in crisi di riferimenti, tende a cercare nei movimenti islamici degli improbabili compagni di strada per le proprie battaglie: femminismo, anticolonialismo, ambientalismo da salotto. Ma quel che ignoriamo – o fingiamo di ignorare – è che questi movimenti operano con un sistema valoriale che non solo è diverso, ma radicalmente inconciliabile.

Ci innamoriamo della kefiah (accessorio trendy da festival indie), dell’hummus (cibo etnico da aperitivo alternativo) e delle geometrie delle moschee (perfette per Instagram), scambiando l’estetica per affinità ideologica.
E quando qualcuno prova a dire che forse certe pratiche non sono compatibili con i “nostri” diritti, ecco la ghigliottina: “islamofobia”. Poi, però, appena ci troviamo davanti a un ragionamento come quello del mio musulmano ceceno, sbiancano anche i più progressisti, che non sanno se indignarsi per la misoginia, per l’omicidio o per il lessico crudo.

L’islam antifascista, il velo femminista e gli applausi da curva

La prossima volta che sentirete qualcuno elogiare “l’Islam antifascista” o “il velo femminista”, fatevi un favore: ricordatevi delle “fighe esplose”. È un’immagine sgradevole, sì. Ma utile: dietro l’incenso del multiculturalismo da salotto si nasconde spesso un dialogo tra sordi. Noi occidentali parliamo di diritti universali, loro ragionano in metriche teologiche. E in mezzo c’è un abisso che non abbiamo voglia – o coraggio – di colmare.

Non serve xenofobia. Serve realismo.

Chiariamoci: non sto predicando la chiusura xenofoba. Non serve diventare i militanti rancorosi del “prima gli italiani”. Serve solo smettere di fare il tifo per culture che non conosciamo, come tifosi ubriachi allo stadio che applaudono una bandiera solo perché ha bei colori.

Prima di abbracciare un’ideologia “altrui” in nome del progressismo, bisognerebbe porsi una domanda semplice: parliamo la stessa lingua morale?
Perché se la risposta è no, allora tutto il resto – dai diritti delle donne al senso della vita – diventa un gigantesco equivoco.

Ed è così che, da una trincea cecena, mi è rimasto un promemoria personale: diffidare sempre del folklore mascherato da politica, del cibo esotico trasformato in manifesto ideologico, delle kefiah scambiate per bandiere di libertà.

Perché a volte, dietro il velluto dei buoni sentimenti, resta l’eco sgradevole di quelle parole: “fighe a brandelli”.
E no, non c’è hashtag progressista che possa aggiustarle.

(Serena Russo)

Prompt:

Intro: nel 1995 ero in Cecenia e, in maniera del tutto casuale, ebbi una vera e propria rivelazione. Un musulmano che stavo intervistando condannava i terroristi ceceni per aver utilizzato donne come bombe umane, violando - a suo dire - i precetti islamici. "Finalmente", pensai, "una condanna della misoginia dal mondo musulmano". Che illusa.

parte 1: La sua obiezione non verteva sull'immoralità dell'omicidio o sulla strumentalizzazione dei corpi femminili, bensì sull'indecenza delle "fighe a brandelli" esposte dopo l'esplosione - cosa che, cito testualmente, "eccita la gente". Una logica perversa che trasforma la puritaneria sessuale in argomento teologico, dove il problema non è uccidere civili, ma farlo in modo indecoroso.

parte 2: L'Occidente progressista tende a cercare nei movimenti islamici alleati per le proprie battaglie (femminismo, anti-colonialismo), ignorando che operano con un sistema valoriale radicalmente diverso. Ci innamoriamo della kefiah (accessorio trendy), dell'hummus (cibo etnico) e delle geometrie delle moschee, scambiando l'estetica per affinità ideologica. Condanniamo chi critica certe pratiche come "islamofobo", salvo poi scandalizzarci quando emergono ragionamenti come quello del mio musulmano ceceno.

parte 3: La prossima volta che sentirete qualcuno elogiare "l'Islam antifascista" o "il velo femminista", ricordatevi delle "fighe esplose": dietro l'incenso del multiculturalismo si nasconde spesso un dialogo tra sordi, dove noi occidentali parliamo di diritti universali mentre altri ragionano con metriche teologiche che non abbiamo davvero compreso.

parte 4: Non serve essere xenofobi: basta smettere di fare il tifo per culture che non conosciamo, come tifosi allo stadio che applaudono una bandiera solo perché ha bei colori.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4; approfondisci dove necessario.

Scrivi un approfondito articolo, assumendo il ruolo di Serena Russo, tagliente, graffiante, ironico.


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