Giudici e PM, finalmente il divorzio. Era ora.

La riforma della giustizia diventa realtà. Era l’ora, dico io. “Pericolo per la democrazia!”, tuonano altri, agitando la toga come una bandiera in tempesta. Proviamo a ragionarci sopra un attimo, che ne dite? Perché qui non si parla di golpe, ma – semmai – di un ritorno alla logica, quella cosa smarrita nei meandri delle procure e dei talk show.

Partiamo dal punto chiave: la legge separa finalmente la carriera dei magistrati giudicanti (cioè i giudici) da quella dei magistrati inquirenti (i pubblici ministeri). Tradotto in italiano: chi accusa non potrà più, a un certo punto della carriera, diventare colui che giudica. E viceversa. Un principio elementare, direi quasi da scuola elementare: chi decide non può essere, né oggi né domani, il collega di chi accusa.

Con l’introduzione del processo accusatorio, che ha trasformato il nostro sistema penale in un confronto tra accusa e difesa davanti a un giudice terzo, è diventato semplicemente anacronistico – e pure pericoloso – che la carriera di un giudice possa dipendere da un organo (il CSM) in cui siedono anche i pubblici ministeri. Come può un giudice sentirsi davvero libero di assolvere se sa che, da qualche parte, il collega PM che ha appena demolito in aula siede nel consiglio che deciderà se potrà fare carriera?

Il giudice deve essere terzo. Punto. Non “apparentemente terzo”, non “filosoficamente terzo”: realmente indipendente, anche dal sospetto di condizionamento. E questa riforma, finalmente, lo rende possibile.

Cosa cambia concretamente?
Due Consigli Superiori separati: uno per i giudici, uno per i PM. Fine del conflitto d’interessi interno che da decenni avvelena la magistratura. Le sanzioni disciplinari saranno affidate a un’Alta Corte, indipendente, che non risponderà più alle correnti interne. E per limitare ulteriormente il potere delle solite cordate togatesche, molti incarichi saranno assegnati per sorteggio. Sì, avete capito bene: la dea bendata farà un lavoro più pulito delle camarille.

È un terremoto, ma di quelli salutari. Il sistema si scolla da sé stesso, si depura, si rende più limpido. Non è un attacco alla magistratura, è un atto di igiene costituzionale.

E veniamo alle bufale, quelle che già affollano le prime serate televisive e i titoloni scandalizzati.
Prima: “È un attacco all’indipendenza della magistratura!”. Falso. La riforma la rafforza, rendendo i giudici liberi da pressioni e condizionamenti interni. Se un giudice non deve più preoccuparsi di scontentare un PM che siede nel CSM, allora sì che può essere davvero indipendente.
Seconda: “Mette i PM sotto il controllo del governo!”. Anche questa è una leggenda metropolitana. L’articolo 104 della Costituzione è chiarissimo: la magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Tutta la magistratura. Nessuno, nemmeno il ministro della Giustizia, potrà dire a un PM cosa indagare o chi accusare.
Terza: “È una riforma inutile!”. Sì, come dire che il freno a mano è inutile finché l’auto non precipita dal burrone. È, invece, una riforma necessaria se vogliamo un giudice davvero terzo, e non un burocrate che si muove in equilibrio tra convenienze interne e silenzi tattici.

Ora, la parola passerà al referendum confermativo. E qui – permettetemi un po’ di ironia – il rischio è che un argomento di questa complessità finisca nelle mani di un elettorato bombardato da slogan e talk show in cui gli stessi PM, senza contraddittorio, recitano la parte dei martiri istituzionali. Sarà interessante vedere quante persone voteranno sapendo davvero di cosa si parla. Sul fatto che la popolazione possa esprimere un parere sensato su una riforma tecnica di questo tipo… no comment. Ma tant’è: la democrazia è anche questo, con le sue luci e le sue tenebre.

Quello che conta, però, è che per una volta l’Italia sta provando a comportarsi come un Paese adulto. Non è più tempo di santificare le toghe, né di demonizzarle. Bisogna semplicemente rimettere ordine: i giudici giudichino, i PM accusino, e nessuno dei due abbia potere sull’altro.

La separazione delle carriere non distrugge la giustizia: la restituisce alla sua funzione naturale.
E, soprattutto, restituisce ai cittadini la fiducia in uno Stato che – finalmente – comincia a distinguere tra chi deve fare giustizia e chi deve chiedere giustizia.

(Francesco Cozzolino)

Prompt:

Intro: la riforma della giustizia diventa realtà. Era l'ora, dico io. Pericolo per la democrazia, tuonano altri. Proviamo a ragionarci sopra un attimo, che ne dite?

parte 1: la legge separa la carriera dei magistrati giudicanti (i giudici) da quella dei magistrati inquirenti (i pubblici ministeri).

parte 2: Con l’introduzione del processo accusatorio, è diventato anacronistico e pericoloso che la carriera di un giudice possa essere decisa da un organo (il CSM) in cui siedono anche i PM. Il giudice deve essere terzo e imparziale, senza temere ripercussioni sulla sua carriera quando giudica l'operato dell'accusa.

parte 3: COSA CAMBIA: Due CSM separati, Uno per i giudici, uno per i PM, Fine del conflitto d'interessi. Sanzioni disciplinari decise da un'Alta Corte. Sorteggio per gli incarichi per limitare il potere delle correnti.

parte 4: smontiamo le principali bufale: "È un attacco all'indipendenza della magistratura"? No, la rafforza, rendendo i giudici liberi da condizionamenti. "Mette il PM sotto il governo"? Falso. L'articolo 104 della Costituzione garantisce l'indipendenza di TUTTA la magistratura. "È una riforma inutile"? Al contrario, è fondamentale per garantire un giudice davvero terzo.

parte 5: La riforma andrà ora al referendum confermativo (sul fatto che la popolazione possa esprimere un parere sensato su un argomento del genere... no comment, ma qui sono io). Attenzione alle informazioni fuorvianti in TV: molti PM, senza un vero contraddittorio, difendono i loro privilegi.

Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5. Approfondisci dove ritieni necessario.

Assumendo l'identità di Francesco Cozzolino, scrivi un Articolo; usa un tono irriverente.


Scopri di più da Le Argentee Teste D'Uovo

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento