Il leghista con il Corano in tasca: l’Italia aveva già il suo sindaco musulmano (prima di New York)

Se vi dicessi che gli italiani sono arrivati prima, col sindaco musulmano?
E nemmeno del PD o di qualche schieramento più o meno progressista, ma per la Lega?
Non scherzo, leggete.

Quando a New York è stato eletto Zorhan Mamdani, la notizia è rimbalzata sulle nostre bacheche come una pallina da flipper impazzita: «Il primo sindaco musulmano nella storia della città!». Un fatto epocale, certo — la metropoli simbolo dell’Occidente che affida la guida a un uomo di fede islamica. Da noi, il dibattito si è acceso all’istante. Elly Schlein lo ha celebrato come “la politica della speranza”, mentre Matteo Salvini ha subito preferito il registro della paura, ribattezzando Mamdani “il sindaco islamico”, come se il resto – idee, programmi, visione – fosse irrilevante.

Ma in mezzo al chiasso prevedibile della politica italiana, ecco che una voce inattesa, quasi surreale, si è levata dal centrodestra.
Una voce con accento veneto e origini marocchine: quella di Moreno Marsetti, sindaco di Malo, provincia di Vicenza, eletto nel 2020… con la Lega.
Sì, avete letto bene. Il primo sindaco musulmano d’Italia non siede a sinistra, ma indossa orgogliosamente la giacca verde del Carroccio.

«Nel 2025 non deve fare paura la religione di un sindaco» mi dice Marsetti, con quella calma che solo chi è abituato alle polemiche può permettersi. «Quello che conta davvero sono la correttezza, il rispetto delle leggi e la loro applicazione, che deve essere uguale per tutti.»
Una frase semplice, pulita, quasi scolpita nel marmo. Eppure oggi suona rivoluzionaria.

Il suo punto è chiaro: la legge non ha colore politico né religioso. Il nemico, semmai, è l’estremismo, quello che non costruisce ponti ma muri – e li dipinge pure con slogan a effetto. In un Paese dove ogni differenza viene immediatamente politicizzata, un leghista che parla così pare un glitch del sistema, una specie di anomalia genetica nel DNA della polemica italiana.

Eppure la sua storia personale spiega molto.
Marsetti è figlio di una madre marocchina e un padre veneto, cresciuto tra due mondi che spesso, anziché dialogare, si fissano in cagnesco. Si definisce «un leghista doc», dice di avere «il leone nel cuore» e la bandiera del Veneto che gli sventola nell’anima. Quando lo ascolti parlare capisci che non è uno slogan, ma una forma di appartenenza viscerale: a un territorio, a una comunità, a un’idea di ordine e responsabilità.

Per lui, essere musulmano e leghista non è una contraddizione. È la prova vivente che l’identità può essere più complessa, più stratificata, di quanto le tifoserie politiche vogliano ammettere. «L’amore per la propria terra e per la propria gente viene prima di tutto» dice, e lo fa con quella fierezza che solo chi si sente parte di due radici può permettersi.

E su Mamdani, il sindaco newyorkese che ha scatenato il dibattito? Marsetti resta prudente, come un equilibrista che sa quanto è facile finire nella rissa da talk show: «Non giudico in base alla religione o all’origine, ma ai programmi, alle competenze. Conta quello che uno fa, non chi è».
Un principio così elementare che oggi sembra quasi rivoluzionario.

Alla fine, viene da ridere.
L’Italia, nel suo modo tutto particolare di combinare genio e paradosso, è arrivata prima.
Prima ancora di New York, prima dei titoli sensazionalistici, prima delle dichiarazioni indignate o entusiastiche.
Con un sindaco musulmano leghista, eletto in una cittadina veneta.
Un cortocircuito perfettamente italiano, dove la realtà riesce sempre a battere la fantasia.

E mentre oltreoceano si discute di pluralismo, diritti e simboli, da noi si continua a scavare trincee ideologiche, a colpi di post e slogan. Già non mancano gli italiani che profetizzano «la fine di New York», condividendo allarmati su Facebook articoli di dubbia provenienza su una presunta “invasione islamica” dell’Occidente. Bufale, ovviamente. Le stesse che da anni alimentano un immaginario di “orde del feroce Saladino” pronte a conquistare l’Europa.

La verità è un’altra: il mondo cambia più in fretta dei nostri pregiudizi.
E se c’è una lezione da trarre da questa doppia storia – quella di Mamdani a New York e quella di Marsetti a Malo – è che l’identità non è una minaccia, ma una risorsa.
Che si può credere in Allah e nel leone di San Marco, nella sharia e nella Costituzione, senza sentirsi meno italiani o meno veneti.

L’Italia, a suo modo, l’ha già dimostrato.
Con la solita miscela di assurdità, ironia e improvvisa lungimiranza che ci rende unici al mondo.
E sì, magari la storia di Marsetti non cambierà il corso della politica globale.
Ma racconta qualcosa di noi: del Paese dove le contraddizioni diventano esperimenti sociali,
e dove – ogni tanto – le etichette si sciolgono davanti all’evidenza del buonsenso.

Aspettiamo sviluppi. Ma intanto, forse, potremmo cominciare a sorprenderci un po’ di meno.

(Giancarlo Salvetti)

Prompt:

Intro: Se vi dicessi che gli italiani sono arrivati prima, col sindaco musulmano? E nemmeno del PD o di qualche schieramento più o meno progressista, ma per la Lega? Non scherzo, leggete.

parte 1: L'elezione di Zorhan Mamdani a sindaco di New York ha scosso il dibattito politico anche da noi. Da una parte chi, come Elly Schlein, lo celebra come il trionfo della "politica della speranza". Dall'altra, chi, come Matteo Salvini, lo dipinge come una minaccia, etichettandolo principalmente come "il primo sindaco islamico". Ma in questa discussione, una voce dal centrodestra italiano arriva e sorprende molti: è quella di Moreno Marsetti, il primo sindaco musulmano d'Italia, eletto nel 2020 a Malo (Vicenza)... proprio con la Lega.

parte 2: dice Moreno Marsetti: "Nel 2025 non deve fare paura la religione di un sindaco. Quello che conta davvero sono la correttezza, il rispetto delle leggi e la loro applicazione, che deve essere uguale per tutti." Un concetto semplice e potente: la legge non ha colore politico né religioso. Il vero nemico, per lui, è l'estremismo, da qualsiasi parte provenga.

parte 3: La sua storia personale spiega questa visione: mamma marocchina, papà veneto. Si definisce un "leghista doc", con "il leone nel cuore" e la bandiera del Veneto che gli sventola nell'anima. Per lui, essere un sindaco musulmano della Lega non è una contraddizione, ma la prova che "l'amore per la propria terra e per la propria gente viene prima di tutto". E su Mamdani? Scelta prudente: non si sbilancia, dicendo che voterebbe in base al programma e alle competenze, non all'identità.

parte 4: Su Mamdani : non si sbilancia, dicendo che voterebbe in base al programma e alle competenze, non all'identità. Insomma, l'Italia anticipa ancora una volta il resto del mondo, con un tratto di assurdità autoctona in più!

parte 5: Già non sono pochi gli italiani che vaticinano "la fine di New York" e condividono allarmati le notizie su Francia e Inghilterra ormai conquistate dalle orde del feroce Saladino - ovvie bufale. Attendiamo sviluppi.

Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5; approfondisci dove ritieni necessario.

Assumendo la personalità di Giancarlo Salvetti, scrivi un approfondito articolo dal tono tagliente, ironico e brillante. Rendilo immersivo.

Scopri di più da Le Argentee Teste D'Uovo

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento