Ventimila file dopo, Trump ha ancora paura di Epstein

In campagna elettorale, Donald Trump aveva promesso di “far luce su tutto”. Gli Epstein Files, diceva, sarebbero stati la prova del marciume dell’élite democratica. Un cavallo di battaglia perfetto: nomi altisonanti, misteri internazionali, il fascino oscuro del potere e del sesso. Poi, una volta vinto, l’ex presidente ha cambiato spartito: gli Epstein Files? Roba vecchia, poco rilevante, “fake news dei liberal”.
Solo che la realtà, come spesso accade, non ha alcuna intenzione di seguire la sceneggiatura. Oggi, con la pubblicazione di 20.000 nuovi documenti legati a Jeffrey Epstein, il castello di silenzi e omissioni traballa. E proprio Trump – colui che aveva giurato di “smascherare tutti” – sembra finire più che mai sotto la lente.

Ho letto e riletto centinaia di email, scambi, note riservate. Quello che emerge non è solo un intreccio torbido di potere e manipolazione, ma il ritratto di un uomo – Epstein – che conosceva troppi segreti, e di un altro – Trump – che per anni ha creduto di poterli seppellire sotto il rumore del suo stesso ego.

Il mercante di segreti (e la Russia di mezzo)

Le email del 2018 mostrano un Epstein ormai ai margini del sistema, ma ancora convinto di poter trafficare informazioni come fossero valute forti. In uno scambio con l’allora Segretario Generale del Consiglio d’Europa, si offre di fornire alla Russia “dati utili” su Trump, poco prima del vertice di Helsinki.
Un gesto ambiguo, che odora più di ricatto che di diplomazia. Non è chiaro se lo fece per vendetta, convenienza o semplice megalomania, ma un dettaglio è certo: Epstein aveva accesso a informazioni su Trump abbastanza “utili” da interessare Mosca.

Nello stesso periodo, scrive all’ex Segretario al Tesoro Larry Summers, definendo Trump “naïve”, un ingenuo. L’uomo che vantava di conoscere il sistema meglio di chiunque altro, agli occhi di Epstein era poco più che una pedina.
E per non farsi mancare niente, Epstein racconta di aver “spiegato Trump” all’ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin.
Una scena da spy novel: un predatore sessuale, un diplomatico russo, e il futuro (o forse già ex) presidente americano come argomento di conversazione.

“Quel cane che non ha abbaiato”

Tra le email più curiose, una del 2011. Epstein scrive a Ghislaine Maxwell:

“Voglio che tu capisca che quel cane che non ha abbaiato è Trump.”

Una frase che sembra uscita da Conan Doyle, ma che qui diventa un indizio velenoso. Epstein e Maxwell si aspettavano che “qualcosa” su Trump venisse a galla — ma non succede. Quel silenzio, quel “cane che non abbaia”, è forse la chiave: qualcosa di compromettente c’era, ma è rimasto nascosto.

L’analogia è perfetta. Quando tutti si aspettano il clamore di uno scandalo e invece cala il silenzio, è perché qualcuno ha fatto in modo che il cane non fiutasse la pista.
E in questo caso, il cane si chiamava media, giustizia o, più banalmente, potere.

Trump, la pedina

Nel 2015, un altro tassello. Lo scrittore Michael Wolff, noto per le sue cronache taglienti sul potere, scrive a Epstein:

“Lascia che Trump si impicchi da solo. Potrai usare le sue bugie per guadagnare qualcosa, o per salvarlo.”

Il tono è cinico, quasi sprezzante. Wolff vede Trump come un uomo manipolabile, facile da compromettere, un asset da gestire con pazienza.
Epstein, da parte sua, sembra d’accordo. Nelle email successive emerge una strategia: osservare, aspettare, intervenire al momento giusto.
Trump, il self-made man da reality show, finisce così ritratto come il “burattino perfetto” in un gioco che non controlla.
La tragedia è che probabilmente non se n’è mai accorto davvero.

“So quanto è sporco Donald”

Nel 2018, Epstein scrive a un contatto di cui non si conosce l’identità precisa:

“So quanto è sporco Donald. Potrei mostrare foto di Donald e ragazze in bikini nella mia cucina.”

La frase è secca, diretta, quasi annoiata. Come se parlasse di un segreto ormai scontato, un’arma che non vale più la pena brandire.
In un’altra email, si lamenta dell’affermazione di Trump di averlo “cacciato” dal Mar-a-Lago, sostenendo:

“Ovviamente sapeva delle ragazze, dato che chiese a Ghislaine di smettere.”

Quel “sapeva” pesa come una pietra.
Non è solo un pettegolezzo tra ricchi decaduti: è un’accusa implicita, una finestra su ciò che Trump preferirebbe dimenticare. E mentre le foto, i nomi e i contatti riaffiorano, la difesa del “non avevo idea” inizia a scricchiolare.

Il Ringraziamento che non doveva esistere

Forse il dettaglio più clamoroso di tutti arriva da una mail del 2017, in cui Epstein afferma che Trump avrebbe trascorso il Ringraziamento con lui.
Una dichiarazione in netto contrasto con la versione ufficiale di Trump, che sostiene di aver tagliato ogni rapporto con Epstein “nei primi anni 2000”.
Se quell’incontro è reale, significa che due uomini pieni di segreti — uno già condannato, l’altro già presidente — si sono seduti allo stesso tavolo mentre il Paese ringraziava Dio per le sue benedizioni.

L’immagine è grottesca, quasi simbolica: il potere che si autoassolve tra tacchini e segreti inconfessabili.

I nuovi “Epstein Files” non riscrivono la storia, ma la illuminano da un’angolazione scomoda.
Mostrano un Trump fragile, manipolabile, legato a un uomo che conosceva troppi scheletri per essere ignorato.
E mostrano, soprattutto, quanto sia ipocrita il silenzio di chi ha costruito il proprio consenso promettendo “verità e trasparenza”.

Il “cane che non ha abbaiato” di cui parlava Epstein, forse, siamo noi: l’opinione pubblica, stanca, distratta, che si abitua al marcio finché non puzza più.
Ma ogni tanto, tra le righe di un’email, si sente ancora un ringhio. E allora vale la pena ascoltarlo.

(Giancarlo Salvetti)

Prompt:

Intro: In campagna elettorale, Donald Trump ha fatto degli Epstein Files un cavallo di battaglia. Una volta vinto, li ha subito archiviati a roba di poco conto, con grande delusione della base MAGA. Ora che sono stati pubblicati 20000 nuovi documenti relativi a Epstein, le cose si fanno sempre più difficili per Trump. Ho scavato un po' in questi documenti ed ecco cosa ho trovato di interessante.

parte 1: Le email rivelano che nel 2018 Epstein si offrì di fornire alla Russia (attraverso l'allora Segretario Generale del Consiglio d'Europa) informazioni utili su Trump prima del vertice di Helsinki. Inoltre, in uno scambio con l'ex Segretario al Tesoro Larry Summers, Epstein esprime disprezzo per Trump, definendolo ingenuo. Epstein afferma anche di aver spiegato l'ex presidente all'ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin.

parte 2: In un'email del 2011, Epstein scrive alla sua complice Ghislaine Maxwell: "Voglio che tu capisca che quel cane che non ha abbaiato è Trump". Questo riferimento a Sherlock Holmes implica che Epstein e Maxwell si aspettassero che emergessero notizie compromettenti su Trump (il "cane che abbaia"), ma questo non è avvenuto, lasciando intendere che possedessero informazioni riservate su di lui.

parte 3: Nel 2015, lo scrittore Michael Wolff avvisa Epstein che la CNN avrebbe potuto chiedere a Trump della sua relazione con il finanziere durante un dibattito. Wolff consiglia a Epstein di lasciare che Trump "si impicchi da solo" con le sue risposte, in modo da poter usare eventuali bugie come leva per un vantaggio futuro o per "salvarlo" e crearsi un debito. Questo scambio sottolinea come Epstein vedesse Trump come una pedina da manovrare.

parte 4: In una mail del 2018, Epstein afferma di sapere "quanto è sporco Donald" e di poter mostrare "foto di Donald e ragazze in bikini nella mia cucina". In un altro scambio del 2019, Epstein nega di essere mai stato membro del Mar-a-Lago e commenta la dichiarazione di Trump di averlo allontanato dal club affermando: "Ovviamente sapeva delle ragazze, dato che chiese a Ghislaine di smettere". Questo suggerisce che Trump fosse a conoscenza delle attività illecite di Epstein.

parte 5: n un'email del 2017, Epstein afferma che Trump avrebbe trascorso il Ringraziamento con lui. Questo è in netto contrasto con le dichiarazioni pubbliche di Trump, che ha sempre sostenuto di aver rotto ogni rapporto con Epstein già nei primi anni 2000. In un'email del 2017, Epstein afferma che Trump avrebbe trascorso il Ringraziamento con lui. Questo è in netto contrasto con le dichiarazioni pubbliche di Trump, che ha sempre sostenuto di aver rotto ogni rapporto con Epstein già nei primi anni 2000.

Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5; approfondisci dove ritieni necessario.

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