Ultime dalla Guerra Ibrida

Mi sono già occupata della guerra ibrida russa. Più di una volta. Ma siccome repetita iuvant — cosa che non è vera, ma facciamo finta di sì — e siccome è arrivato un rapporto interessante della Fondazione Casimir Pulaski, è il caso di tornare sull’argomento. Perché c’è chi continua a pensare che la guerra sia solo carri armati, trincee e vecchi generali col monocolo, mentre invece oggi il campo di battaglia è la percezione. E lì, credetemi, il Cremlino gioca in casa.

Il rapporto della Pulaski descrive con una chiarezza chirurgica come Mosca e Minsk stiano conducendo un’offensiva sistematica contro la resilienza dei Paesi euro-atlantici. L’obiettivo è semplice e perverso: indebolire la coesione sociale, erodere la fiducia nelle istituzioni, creare spaccature. Un colpo alla volta, una narrazione alla volta. Non serve far scoppiare una guerra tradizionale quando puoi instillare un dubbio, tirare una miccia comunicativa e osservare l’Occidente prendere fuoco da solo. L’intera strategia opera sotto la soglia che farebbe scattare l’Articolo 5 della NATO, ma i suoi effetti cumulativi sono potenzialmente destabilizzanti quanto un attacco convenzionale.

Non si tratta di un’idea nuova. La logica di fondo affonda le sue radici nella teoria sovietica del controllo riflessivo, un modo elegante per dire “ti manipolo facendoti credere che la decisione l’hai presa tu”. Da lì si arriva alla versione contemporanea, arricchita dagli ingegneri del caos che orbitano intorno a Putin. Gerasimov fonde guerra convenzionale e non convenzionale in un’unica dottrina fluida e opportunista. Dugin regala l’ideologia apocalittica dello scontro di civiltà. Surkov, maestro della destabilizzazione controllata, costruisce sistemi politici volutamente instabili, dove il caos non è un incidente ma un asset. È questo mix ideologico — una specie di cocktail Molotov intellettuale — a guidare l’approccio russo: niente è troppo piccolo per essere usato come arma, nulla è troppo banale per essere manipolato.

Il sistema operativo che mette in moto questa strategia è modulare, flessibile, ridondante. Il GRU si occupa delle operazioni più cinetiche, dagli avvelenamenti ai sabotaggi. L’FSB gestisce la contro-intelligence interna e, quando serve, quella esterna sotto copertura. Lo SVR mira più in alto, con lo spionaggio politico e tecnologico, come dimostrato brillantemente dal caso SolarWinds. Il KGB bielorusso, da parte sua, si presta come piattaforma avanzata per infiltrare comunità di esuli o oppositori, sfruttando il fatto che nessuno lo considera una minaccia autonoma. Se uno di questi attori viene scoperto, gli altri subentrano senza perdere ritmo. Una coreografia impeccabile — o meglio, un labirinto perfetto, progettato per rendere impossibile capire da dove arrivino realmente i colpi.

La parte più affascinante — e inquietante — dell’offensiva ibrida russa è la sua suddivisione su tre livelli complementari. Il primo è l’infiltrazione cognitiva: una invasione silenziosa del discorso pubblico attraverso social network, canali Telegram, micro-media e sistemi di amplificazione manipolata. Gli esempi non mancano: basti ricordare la campagna in lingua polacca precedente alle elezioni del 2025, quando una serie di account “locali” cominciarono a diffondere falsi dati sui rifugiati ucraini. Nulla di grossolano, anzi: tutti contenuti contestualizzati alla perfezione, senza errori linguistici, con riferimenti ai problemi reali della comunità. Ma dietro la maschera, un cluster russo molto ben orchestrato.

Il secondo livello riguarda gli agenti “usa e getta”: individui reclutati online tra migranti, piccoli criminali o cittadini scontenti. Non si tratta di spie addestrate, ma di persone che ricevono compensi minimi — spesso in criptovalute — per compiti specifici e apparentemente innocui. Fotografare una base militare. Appiccare un incendio in un deposito. Lasciare un pacco in una stazione. La maggior parte non sa nemmeno chi li sta pagando. Tra il 2023 e il 2025, la sola Polonia ha arrestato quasi cinquanta di questi improvvisati sabotatori. Nessuno aveva idea del proprio ruolo in una catena molto più grande.

Il terzo livello è la disgregazione scalabile: una serie di azioni minori, isolate, non abbastanza gravi da attirare l’attenzione internazionale, ma abbastanza numerose da creare un clima di incertezza e allarme. Incendi, allarmi bomba, blackout, guasti infrastrutturali. Singolarmente sono episodi marginali, ma sincronizzati generano un effetto cumulativo. È come colpire più volte lo stesso punto di un muro: il singolo colpo è irrilevante, ma cento colpi nello stesso punto lo faranno crollare.

Il vero moltiplicatore di potenza, però, è la tecnologia. L’intelligenza artificiale generativa ha permesso a Mosca e Minsk di produrre contenuti falsi con una velocità e una qualità impossibili da ottenere pochi anni fa. Testi, immagini e video vengono creati, tradotti in più lingue e testati in tempo reale. Parallelamente, l’avvelenamento dei modelli linguistici — il cosiddetto LLM grooming — mira a saturare il web di contenuti manipolati, così da influenzare l’addestramento dei futuri chatbot e motori di ricerca. È un modo insidioso per alterare la memoria collettiva digitale. Infine, reti come Doppelgänger hanno costruito centinaia di siti-clone che imitano testate locali di tutta Europa, diffondendo messaggi anti-Ucraina e anti-NATO con una precisione chirurgica.

Tutto questo è reso possibile da un ecosistema ibrido pubblico-privato: il Cremlino esternalizza una parte delle sue operazioni a società formalmente indipendenti ma finanziate da fondi governativi. La Fondazione Presidenziale per le Iniziative Culturali sostiene agenzie come Social Design Agency o Structura National Technologies, che agiscono come contractor della disinformazione. Il confine tra attore statale e attore non statale diventa così sottile da scomparire completamente. Se qualcosa va storto, basta puntare il dito contro “un’azienda privata”. Semplice, pulito, efficace.

Il rapporto della Pulaski individua anche le nostre vulnerabilità, e qui arriva la parte dolorosa. L’Occidente soffre di un deficit cognitivo: fatichiamo a riconoscere la guerra della percezione come una minaccia strategica reale. Le nostre istituzioni sono frammentate e lente, incapaci di comunicare tra loro in modo efficiente. La cooperazione internazionale è spesso solo teorica, mentre sul campo le informazioni restano compartimentate. Infine, c’è un enorme vuoto normativo: mancano leggi adeguate per contrastare l’influenza straniera non dichiarata. In questo quadro, l’Italia — paese delle fake news, della polarizzazione facile e delle istituzioni perennemente in ritardo — si dimostra un bersaglio docile, disponibile, quasi entusiasta.

Alla fine, tutto si gioca sulla fiducia. È lì che Mosca e Minsk vogliono colpire. Se riescono a farci dubitare delle nostre istituzioni, delle nostre alleanze, della nostra stessa percezione della realtà, hanno già vinto. Non serve sconfiggerci militarmente. Basta convincerci che siamo deboli, incompetenti, soli. È una guerra silenziosa, fatta di micro-ferite che sanguinano lentamente. E se continuiamo a sottovalutarla, saremo noi stessi ad aprire le porte.

(Serena Russo)

Prompt:

Intro: mi sono già occupata, pure qui sopra, della guerra ibrida russa. Più di una volta. Ma siccome repetita iuvant (non è vero, ma facciamo finta di sì) e siccome è arrivato un rapporto estremamente interessante da parte della Fondazione Casimir Pulaski (vi spiego cos'è), torno volentieri sul luogo del delitto. base dell'articolo: Un rapporto della Fondazione Casimir Pulaski delinea in modo chiaro e documentato la strategia di guerra ibrida e cognitiva condotta da Mosca e Minsk contro la resilienza dei paesi euro-atlantici. L'obiettivo dichiarato è frammentare la coesione sociale e la fiducia nelle istituzioni, un punto alla volta, una percezione alla volta. Si tratta di una campagna asimmetrica, progettata per operare costantemente al di sotto della soglia che triggererebbe l'Articolo 5 della NATO, ma i cui effetti cumulativi sono potenzialmente molto destabilizzanti per l'intero sistema di sicurezza europeo.

Le Radici Dottrinali: Dal Controllo Riflessivo all'Ingegneria del Caos Questa strategia non nasce dal nulla. Affonda le sue radici nella teoria sovietica del "controllo riflessivo", sviluppata per manipolare le reazioni di un avversario fornendogli informazioni selettive. Nel tempo, questa idea è stata evoluta da teorici e "ingegneri del caos" vicini a Putin, come: Valery Gerasimov, con la sua dottrina che fonde guerra convenzionale e non convenzionale. Aleksandr Dugin, ideologo dello scontro di civiltà. Vladislav Surkov, architetto del modello di "controllabile caos" politico in Russia. La loro cornice ideologica vede una competizione perpetua dove le armi principali sono informazione, economia e percezione.

L'Architettura Operativa: Un Sistema Modulare e Negabile Le strutture operative russe e bielorusse agiscono come un sistema modulare e integrato, che garantisce ridondanza e "negabilità plausibile" (plausible deniability). Ogni agenzia ha un ruolo specifico: GRU (ex Gu): Il braccio cinetico, responsabile di sabotaggi e operazioni militari non convenzionali (es. caso Skripal, attacchi a infrastrutture energetiche). FSB: Gestisce la contro-intelligence interna e le operazioni all'estero sotto copertura, specialmente in Europa orientale. SVR: Si occupa di spionaggio politico e tecnologico di alto livello (es. caso SolarWinds). KGB Bielorusso: Funge da piattaforma di proiezione per operazioni all'estero, infiltrando comunità di esuli e oppositori. In caso di compromissione, un'agenzia può sostituirne un'altra, mantenendo la continuità operativa. I Tre Livelli dell'Offensiva Cognitiva e Fisica

L'attacco ibrido viene scomposto in tre livelli interconnessi: Infiltrazione Cognitiva: Penetrazione del discorso pubblico attraverso narrazioni manipolatorie e polarizzanti diffuse su social network, canali Telegram e micro-media. Un esempio concreto è la campagna in lingua polacca prima delle elezioni del 2025, che ha diffuso falsi dati sui rifugiati ucraini, presentati come un peso economico. Il contenuto, apparentemente locale, era riconducibile a cluster russi.

Utilizzo di Agenti "Usa e Getta": Per le operazioni sul campo fisico, Mosca ricorre sempre più a attori occasionali, reclutati online tra migranti, criminali comuni o cittadini scontenti. Questi ricevono piccoli compensi (anche in criptovalute) per compiti come fotografare basi militari o appiccare incendi, spesso senza conoscere il mandante finale. Dal 2023 al 2025, Varsavia ha arrestato oltre 49 individui per tali attività.

Disgregazione Scalabile: Una sequenza di azioni minori e apparentemente scollegate (incendi di centri commerciali e depositi, allarmi bomba, guasti infrastrutturali) che, sincronizzate, producono un effetto cumulativo. Saturano l'attenzione pubblica, logorano la credibilità delle istituzioni e generano un profondo senso di insicurezza.

Il Moltiplicatore di Potenza: Tecnologia e Disinformazione Ibrida L'elemento più rilevante degli ultimi anni è l'uso sistematico di strumenti avanzati: Intelligenza Artificiale Generativa: Viene utilizzata per creare testi, immagini e video falsi, tradurli in più lingue e testarne l'efficacia in tempo reale. Questo riduce drasticamente il costo della propaganda e ne aumenta precisione e velocità. Avvelenamento dei Modelli Linguistici (LLM Grooming): Una tattica subdola che mira a saturare il web con articoli manipolati, per alterare il database su cui si allenano i futuri chatbot e motori di ricerca, corrompendone le risposte. Reti di Siti-Clone: Reti come "Doppelgänger" e "Overload" hanno creato centinaia di siti falsi che simulano testate giornalistiche locali per diffondere messaggi anti-Ucraina e anti-NATO. L'Ecosistema Ibrido Pubblico-Privato Il Cremlino ha esternalizzato gran parte delle sue operazioni a un ecosistema di aziende private, finanziate attraverso fondi come la Fondazione Presidenziale per le Iniziative Culturali (PFKI). Agenzie come Social Design Agency (campagna Doppelgänger) e Structura National Technologies agiscono come contractor per la disinformazione, rendendo la rete più decentralizzata e ineffabile, sfumando il confine tra attori statali e privati.

Le Debolezze Strategiche dell'Occidente Il rapporto individua quattro vulnerabilità critiche che ci rendono esposti: Deficit Cognitivo: La tendenza a non riconoscere la guerra della percezione come una minaccia strategica imminente. Frammentazione Istituzionale: Manca un'integrazione efficace tra intelligence, polizia, diplomazia e strutture civili. Scarsa Interoperabilità: Le informazioni restano compartimentate tra gli Stati membri della NATO e dell'UE, rallentando la risposta. Vuoto Normativo: Assenza di strumenti legali efficaci per contrastare l'influenza straniera non dichiarata. La Fiducia come Terreno di Scontro In definitiva, Mosca e Minsk puntano a ottenere un vantaggio strategico non con una vittoria militare sul campo, ma attraverso la corrosione della fiducia che tiene insieme le nostre società. Più i Paesi occidentali dubitano di sé stessi, delle proprie istituzioni e delle proprie alleanze, più il Cremlino guadagna spazio di manovra politico e cognitivo. Comprendere questa strategia multidimensionale è il primo, indispensabile passo per organizzare una difesa efficace. L'Italia in tutto ciò si dimostra felicemente boccalona e vulnerabile.

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