
In queste settimane va di moda parlare della bolla dell’Intelligenza Artificiale. Chiunque abbia un microfono, una newsletter o un gatto filosofico si sente in dovere di spiegare perché l’IA “non è sostenibile”, “cresce troppo”, “prima o poi implode”. Ci uniamo al coro? Certo. È plausibile. Anche se, in tutta sincerità, capirne davvero tutti i meccanismi richiederebbe competenze che io — come la maggior parte dei profeti della bolla — non ho.
Però c’è un’altra bolla, molto più vicina, molto più umana, e molto più meritata: quella dell’arte moderna. O meglio, della cosiddetta. E se dovesse scoppiare, vi dico la verità: mi dispiacerebbe quanto vedere cadere una torre di bicchieri di plastica vuoti. Cioè, per niente.
Il water d’oro di Cattelan, ovvero l’America che non brilla più
La vicenda è ormai nota: America, il celeberrimo water d’oro 18 carati di Maurizio Cattelan, è stato venduto all’asta da Sotheby’s per l’esorbitante cifra di… 12 milioni di dollari.
Stop un attimo. Dodici milioni per un cesso.
Ma ecco il punto: è una cifra deludente. Deludente davvero.
Perché?
Perché vale praticamente solo il prezzo dell’oro più i diritti d’asta. Cioè il mercato ha detto:
“Senti, Maurizio, bellino eh… però alla fine è un water. Prenditi i soldi del materiale e non facciamola tragica.”
Un tonfo elegante, rivestito d’oro, ma pur sempre un tonfo. Un’opera pensata per prendere in giro il sogno americano finisce col mostrare che è il mercato dell’arte stessa a non crederci più. È l’ironia delle ironie: la provocazione diventa vittima della sua stessa parodia.
Klimt vola a 236 milioni; Cattelan fatica a superare il costo… del water
Mentre un Klimt vola a 236 milioni, la toilette aurea postmoderna — diretta discendente dell’urinatoio di Duchamp, ma senza l’eleganza dadaista — arranca come un meme stanco.
È come se all’improvviso la famosa banana di Cattelan fosse tornata a costare esattamente quanto una banana al supermercato.
Un artista che ha fatto della provocazione calcolata il suo carburante creativo si ritrova improvvisamente senza benzina.
È solo un caso? O è la spia accesa sul cruscotto del mercato dell’arte?
La fuffa impacchettata a prezzi stellari: il sistema contemporaneo in crisi
Da anni lo diciamo: il mercato dell’arte contemporanea è un enorme luna park speculativo.
Non si comprano le opere: si comprano i nomi, le gallerie, le mode, le newsletter dei curatori che si raccomandano tra loro come un circolo di scambisti culturali.
Le fiere d’arte sono diventate tutte uguali: stand bianchi, neon colorati, quadri che sembrano generati da un algoritmo timido, pitture confortanti per collezionisti che vogliono apparire audaci senza mai esserlo davvero.
Gli artisti giovani? Schiacciati tra il compitino estetico “che si vende” e il riciclo nostalgico di stili già visti e stravisti. Nessuno che rischi davvero. Nessuno che dica qualcosa di necessario sul presente.
Prezzi gonfiati = arte sgonfiata
Poi ci stupiamo quando la bolla si sgonfia.
Vendere opere mediocri a prezzi astronomici non è avanguardia: è tossicità finanziaria.
Distrugge la curiosità, uccide il collezionismo autentico, allontana chi ama l’arte per ciò che racconta e non per quanto garantisce in termini di rendimento.
Quando la fiducia vacilla, le bolle scoppiano. Sempre. E fanno male solo a chi ci ha creduto davvero.
Il water d’oro come presagio: non del sogno americano, ma del risveglio del mercato
E allora forse America non è più — o non soltanto — una critica al capitalismo USA o al “trumpismo dorato”. Forse è diventata, suo malgrado, la tomba lucente dell’arte contemporanea intesa come gioco finanziario.

Il suo prezzo deludente suona come un campanello:
“Ragazzi, forse è il momento di tornare a guardare l’arte per quello che dice, non per quanto pesa.”
E diciamolo chiaramente:
se un water rimane un water, anche quando è d’oro, vuol dire che — finalmente — il re è nudo.
E Cattelan vale meno di un qualsiasi WC del Leroy Merlin.
E questa, mi permetto, è la prima vera buona notizia dall’arte contemporanea da anni.
(Luigi Colzi)
Prompt:
Intro: in questo periodo si parla sempre più spesso della bolla dell'Intelligenza Artificiale. Ne abbiamo parlato anche noi, e la cosa mi pare verosimile sebbene non abbia i mezzi per capirlo davvero. Però ce n'è pure un'altra in agguato: la bolla dell'arte moderna, o meglio della cosiddetta. E sinceramente non me ne dispiaccio nemmeno un po'.
parte 1: L'opera "America", il celebre water d'oro di Maurizio Cattelan, è stata venduta da Sotheby's per 12 milioni di dollari. Una cifra che, seppur astronomica per un comune oggetto, è considerata deludente per l'artista: corrisponde infatti pressoché al solo valore del metallo prezioso e ai diritti d'asta, azzerando ogni sovrapprezzo legato al suo nome. Questo episodio, apparentemente di cronaca, ci offre uno spaccato amaro e profondamente ironico sul presente, proprio come l'opera stessa intendeva fare. Ma forse, l'ironia più grande sta nel risultato dell'asta.
parte 2: Mentre un Klimt viene pagato 236 milioni di dollari, il water postmoderno di Cattelan – mediocre eredità dell'orinatoio di Duchamp – stenta a superare la sua quotazione minima. È come se, oggi, la sua banana fosse tornata a costare il prezzo di una banana. Questo fallimento, seppur relativo, per un modesto alfiere della provocazione calcolata come Cattelan, fa riflettere. È un singolo caso o un sintomo di qualcosa di più grande?
parte 3: Da anni si parla di una bolla speculativa nel mercato dell'arte contemporanea. Un mercato dove troppo spesso si sono acquistati i nomi delle gallerie e non la qualità delle opere, in un circuito di fiere che sembrano sempre uguali a se stesse, piene di proposte omologate e ripetitive. Giovani artisti sono spinti tra una pittura rassicurante e il riciclo di estetiche vintage, lontani dalla necessità di essere "testimoni di modalità di grande valore per vedere e affrontare il presente".
parte 4: Vendere a prezzi gonfiati non è una buona notizia sul lungo periodo. Inquina il mercato, allontana la passione autentica del collezionismo e sostituisce il valore culturale con quello finanziario. E quando la fiducia viene meno, la bolla può scoppiare.
parte 5: Forse il water d'oro di Cattelan, con il suo prezzo "deludente", non è solo una critica al sogno americano o al "Trumpismo dorato", ma diventa, suo malgrado, il simbolo di una possibile correzione di rotta. Un invito a chiedersi, oltre al prezzo, qual è il vero valore che attribuiamo all'arte che ci circonda. E che Cattelan vale meno di un qualsiasi wc.
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5; esplora approfonditamente tutto quanto è emerso.
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