Cattivi Presagi

C’è un momento, nella vita pubblica di un Paese, in cui ti rendi conto che la soglia del “ma davvero?” è stata superata da un pezzo. Ed è quel momento in cui il “buon” Enzo Iacchetti – per alcuni una sorta di zio televisivo affettuoso, per altri un eroe improvvisato del “parlo come mangio” – si lascia andare in tv a una tirata antisemita degna della peggior letteratura da complotto da bar. Il classico evergreen: gli ebrei controllano il mondo, tirano i fili dell’economia, chissà forse anche del telecomando che non funziona mai quando serve.

Lo denunciano. E ci mancherebbe altro. La reazione di una parte del pubblico è ancora più istruttiva della tirata stessa: “Ha osato toccare i sionisti”. Tutto detto con l’aria di chi ha appena svelato un intrigo internazionale, quando l’unica cosa svelata è un pericoloso grado d’ignoranza che, a forza di non essere contrastata, ha cominciato a sentirsi autorizzata a uscire di casa senza cappello.

È questo il punto. Non l’uscita infelice di un comico ai tempi del telequiz, ma il piccolo boato di consenso che nasce intorno a un’uscita del genere. E cresce. E si alimenta. E trova in rete un fertilizzante che manco le serre olandesi.

Il libro della settimana

Nello stesso clima culturale arriva in libreria “La Lobby Ebraica” di Ferruccio Pinotti. Titolo già di per sé programmatico, un po’ come se uscisse un libro chiamato “Il Complotto dei Pelati” e dentro ci trovassi un saggio sull’illuminazione dei lampioni. Nel libro si parla di una presunta “natura ebraica” della finanza – concetto che basterebbe da solo per far sprofondare in imbarazzo qualunque storico serio – e si evocano influenze “di matrice ebraica” nella politica e nell’economia italiane.

Tra gli esempi, tanto per gradire, la famiglia Elkann, i De Benedetti e persino Elly Schlein, che a questo punto pare essere diventata la protagonista inconsapevole di una teoria del tutto nuova: la cospirazione tramite cardigan. Non si sente spesso parlare di una “matrice valdese” dell’economia, né di un complotto orchestrato dai corridori amatoriali del sabato mattina, eppure la “matrice ebraica” è sempre lì, pronta per essere tirata fuori come se fosse un concetto neutro, accademico, innocuo.

La cosa più grave non è neppure l’esistenza del libro, perché la libertà di pubblicare resta sacra. Il problema è che trova immediatamente un pubblico che si riconosce in quelle pagine come in un manuale di autodifesa spirituale. Un pubblico che aspettava solo qualcuno che desse una pennellata di pseudo-autorevolezza a convinzioni che altrimenti resterebbero appese alle bacheche dei complottisti più irriducibili.

Teorie vecchie, diffusione nuova

Le “lobby ebraiche” sono state per decenni un tema confinato agli angoli bui dell’estrema destra, a qualche fanzine ciclostilata, ai mormorii dei nostalgici che vivono ancora convinti che il mondo sarebbe un posto migliore senza il suffragio universale e con le camicie ben stirate.

La novità, oggi, è la legittimazione pubblica. Una sorta di passe-partout sociale che permette a vecchie teorie di uscire dal seminterrato senza che nessuno gridi allo scandalo. In certi ambienti politici, culturali e mediatici, queste idee iniziano a circolare con una disinvoltura che dovrebbe allarmarci molto più del singolo episodio.

Quando le narrazioni tossiche smettono di essere marginali e cominciano a guadagnare un tono “accettabile”, quando le frasi che prima sarebbero costate l’immediato isolamento sociale diventano “un’opinione”, è lì che si avverte il pericolo vero. Non è un ritorno: è un avanzamento. Silenzioso, lento, ma deciso. Come l’umidità nei muri vecchi: non fa rumore, ma quando te ne accorgi hai già perso l’intonaco.

L’ultimo gradino

A questo punto il prossimo passo sembra quasi scritto. “I Protocolli dei Savi di Sion” in omaggio con il giornale della domenica, magari inserito tra il supplemento di cucina e quello di viaggi. O una rassegna nelle scuole de “L’ebreo Süss”, presentata come “film storico per capire il passato”, mentre negli occhi dei ragazzi resta impresso solo il messaggio propagandistico.

Non c’è bisogno di inventare scenari apocalittici: basta osservare la dinamica. Quando un’idea diventa dicibile, nei casi peggiori diventa anche pensabile. E quando diventa pensabile, qualcuno tenterà di trasformarla in prassi.

I lupi, il benessere, e ciò che resta da fare

Scrivevo qualche tempo fa che il benessere costruito dal secondo dopoguerra in poi, quel patto non scritto tra stabilità economica, democrazia liberale e progresso sociale, sta scricchiolando da tutte le parti. Non era un pensiero originale, e non aspirava certo a esserlo, ma mi pareva evidente. Oggi lo è ancora di più.

Quello che chiamavamo “benessere” non era solo la crescita economica, ma la fiducia reciproca. L’idea che certe derive fossero archiviate per sempre. Che esistesse un consenso condiviso su ciò che sta al di sotto della decenza.

Ora quel mondo non esiste più. Abbiamo passato anni a raccontarci che i lupi stavano lontani, che i recinti erano solidi, che la notte non sarebbe tornata. E invece eccoli lì, che si avvicinano con passo sicuro e senza più alcun imbarazzo, mentre noi continuiamo a dire che forse somigliano più a cani un po’ nervosi.

Ma i lupi sono lupi. E ai lupi, quando attaccano, bisogna sparare.

Con lucidità. Con fermezza. Con la consapevolezza che difendere i valori democratici non è un esercizio accademico, ma un lavoro quotidiano, a volte ingrato, spesso scomodo.

E soprattutto senza cedere all’illusione che prima o poi tornerà “il mondo di una volta”. Perché quel mondo non torna più. E allora tocca a noi decidere da che parte del recinto stare.

(Luisa Bianchi)

Prompt:

Intro: mettendo insieme i segnali, non stiamo attraversando un bel periodo.

parte 1: il "buon" Enzo Iacchetti, neo-eroe di certo pubblico, sbotta in tv con una tirata antisemita nel più classico stile "gli ebrei controllano il mondo". Lo denunciano, giustamente. Reazione assai diffusa: "Iacchetti ha osato toccare i sionisti". Non so se ci rendiamo conto.

parte 2: esce un libro, "La Lobby Ebraica" di Ferruccio Pinotti. Nel libro Vengono presentate teorie su una presunta "natura ebraica" della finanza e su influenze di "matrice ebraica" nell'economia e nella politica italiana, citando come esempi famiglie come gli Elkann, i De Benedetti e, nella sfera politica, Elly Schlein. Non so se ci rendiamo conto (bis).

parte 3: le teorie cospirative sulle "lobby ebraiche", un tempo confinate in ambienti estremisti, trovano oggi nuova diffusione e legittimazione in ambiti più ampi. Un campanello d'allarme da non sottovalutare.

parte 4: Prossimo passo? "I Protocolli dei Savi di Sion" n omaggio con Repubblica? "Suss l'Ebreo" fatto vedere nelle scuole?

parte 5: lo avevo già scritto, e non è nemmeno un pensiero particolarmente originale, ma mi sembra ovvio che tutto il benessere su cui avevamo contato dalla fine della WW2 a oggi ormai è finito. E i lupi sono alle porte. Dobbiamo renderci conto che ai lupi bisogna sparare.

Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5; approfondisci dove ritieni necessario.

Assumendo personalità, background e stile di scrittura di Luisa Bianchi, scrivi un approfondito articolo come se fossi lei. Usa il suo tono ironico e leggero, col giusto umorismo.

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