
Vedo qualcosa di profondamente marcio — sì, marcio — nella facilità con cui una certa sinistra indossa la solidarietà come fosse una sciarpa stagionale: oggi Palestina, domani chissà; intanto, dell’Ucraina che resiste all’invasione russa non sembra importare più nulla. Non è semplice incoerenza. È una svolta morale che mette i brividi. Una resa silenziosa a una logica binaria, infantile, che toglie complessità al mondo per restituire solo idoli e bersagli. E io, che qui ho passato una vita, ora mi trovo a fissare quel lato del campo con un misto di incredulità e vergogna.
Per anni ho creduto — ingenuamente, forse — che il mio schieramento politico custodisse un nucleo etico saldo, incastonatto sotto la superficie delle mille contraddizioni. Poi un giorno, senza annunci, quel nucleo si è fratturato. Me ne sono accorto in ritardo: piccoli segnali, stonature, frasi lasciate cadere come non fossero niente. Ma c’erano.
E così mi ritrovo come chi torna a casa dopo un viaggio e scopre che la serratura non riconosce più le sue chiavi. La porta è sempre lì, il portone è lo stesso, perfino il vaso di gerani sul davanzale sembra identico. Ma non mi lascia entrare. È cambiata lei, o sono cambiato io? Forse entrambi. Forse quel “cuore di tenebra” agitava già da tempo sotto le parole rassicuranti, e io non avevo avuto il coraggio di chiamarlo per nome.
A volte mi chiedo se questo cortocircuito culturale sia davvero un incidente della storia. Perché vedere persone che si definiscono “di sinistra” abbracciare il sovranismo, flirtare con il campismo filorusso e guardare con sospetto la scienza — la scienza! — è una scena che, anni fa, avrei relegato alla satira. E invece eccoci qua, con una parte del fronte progressista che parla come se fosse la filiale occidentale di RT.
Ma a ben guardare, non è un caso isolato. Studi italiani ed europei, negli ultimi anni, hanno messo in fila un filo rosso evidente: una fetta della sinistra radicale, stremata da precarietà, sconfitte e disillusione, ha interiorizzato la logica tanto cara al populismo di destra. Popolo contro élite. Noi contro loro. La verità contro la propaganda — peccato che la propaganda, ormai, arrivi dai canali giusti purché sembri indignata.
Il meccanismo è lo stesso, cambia solo il guardaroba. L’UE come tecnocrazia nemica, la NATO come incarnazione del male assoluto, la scienza come apparato di potere. Quando incastri queste tessere, il mosaico diventa inquietante: il bisogno di un nemico può portarti a riconoscere, in chiunque sfidi l’Occidente, un improvviso faro di giustizia. Anche se bombarda civili, anche se invade un Paese, anche se reprime ogni libertà interna.
Non siamo davanti a una conversione alla destra — sarebbe quasi più facile da accettare. No, questa è la degenerazione di due sentimenti legittimi: l’anti-americanismo e l’anti-imperialismo. Ma presi, distorti, privati di ogni complessità fino a ridurli a un teatrino da bambini. Gli USA sono il male? Allora qualunque avversario degli USA è il bene. E così la geopolitica si trasforma in un fumetto: poche linee, poche sfumature, e soprattutto nessuna fatica nel pensare.
È un pensiero consolatorio, quasi narcotico: un modo per dare ordine al mondo senza doversi confrontare con le zone grigie. Ma il prezzo da pagare è la realtà stessa.
Il risultato? Una parte della sinistra non si fida più delle istituzioni democratiche, vede negli esperti degli emissari dell’oscuro potere, scambia un autoritario per un rivoluzionario. Si indigna per la Palestina — cosa sacrosanta — ma scrolla le spalle davanti ai crimini russi in Ucraina, come se la sofferenza ucraina avesse un valore politico inferiore o peggiore. È una forma di smarrimento politico, non un tradimento. Ma proprio per questo è più pericoloso, perché nasce dentro casa, tra persone che un tempo avrei chiamato “noi”.
E siccome è smarrimento, va affrontato. Non accarezzato. Non giustificato in nome del rispetto delle differenze interne. Perché quando la sinistra perde la bussola e scambia l’autoritarismo per emancipazione, c’è sempre un soggetto, un governo, un regime pronto ad approfittarne. Lo vediamo già adesso: c’è un pezzo di mondo che non aspetta altro che un fronte progressista disorientato, pronto a ingoiarsi qualunque narrazione purché suoni anti-occidentale. È un vaso che perde, e continua a perdere.
La politica non è terapia, certo. Ma riconoscere un errore, uno smarrimento, un cedimento morale lo è. È l’unico modo per tornare a casa, con chiavi nuove, e forse scoprire che anche la porta può essere riparata.
(Roberto De Santis)
Prompt:
intro: vedo qualcosa di profondamente sbagliato nella facilità con cui una certa sinistra pratica una solidarietà selettiva, passando dal sostegno alla causa palestinese al disprezzo per la resistenza ucraina. Non è solo incoerenza, ma una torsione morale che fa paura.
parte 1: Per anni ho creduto che il mio schieramento politico avesse un nucleo etico solido. Oggi, invece, vedo che sotto la superficie si agita un cuore di tenebra che forse intravvedevo, ma che non avevo il coraggio di chiamare per nome. Mi ritrovo a sentire luoghi e parole che un tempo erano miei come estranei. È come tornare a casa e scoprire che la serratura non accetta più le chiavi: qualcosa è cambiato per sempre.
parte 2: Vedere persone "di sinistra" abbracciare il sovranismo, un campismo filorusso e la diffidenza verso la scienza sembra un cortocircuito, ma non è casuale. Studi italiani ed europei mostrano un filo rosso: una parte della sinistra radicale, dopo anni di precarietà e disillusione, ha interiorizzato la logica "popolo contro élite". È lo stesso schema del populismo, declinato con un vocabolario antagonista: l'UE come tecnocrazia nemica, la NATO come braccio armato dell'imperialismo, la scienza come strumento del potere. Da qui, il passo è breve verso le narrazioni complottiste e la simpatia per qualsiasi potenza che sfidi l'Occidente.
parte 3: Non è una conversione alla destra, ma la degenerazione dell'anti-americanismo e di un legittimo anti-imperialismo, ridotti a uno schema binario: se gli USA sono il male, il loro avversario diventa automaticamente il bene.
parte 4: Il risultato è un pezzo di sinistra che non si fida più delle istituzioni democratiche, vede in ogni esperto un nemico e scambia un autoritario per un rivoluzionario. Non è tradimento, è smarrimento politico.
parte 5: E proprio perché è smarrimento, va affrontato, non assecondato. Perché quando la sinistra smette di distinguere la critica dal culto dello Stato forte, c'è sempre qualcuno pronto ad approfittarne. E lo stiamo vedendo.
articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4. Approfondisco dove ritengo necessario.
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