
Ho letto alcuni dati interessanti che riguardano la situazione economica della Russia, che fra guerra e sanzioni non se la passa proprio bene.
E no, non parlo delle solite leggende da social che descrivono Mosca come una potenza economica invincibile, guidata da uno zar infallibile e sostenuta da un popolo di asceti patriottici che vivono di neve e orgoglio. Parlo di numeri veri, quelli che fanno sudare i ministri delle finanze e piangere i contabili.
Fonti come il Moscow Times segnalano un deficit di bilancio che potrebbe avvicinarsi ai 190 miliardi di dollari. Una cifra mostruosa, gonfiata da spese di guerra e – dettaglio non trascurabile – da prestiti concessi generosamente e poi spariti nel nulla, come i buoni propositi di Capodanno. La macchina statale russa sta letteralmente bruciando denaro per tenere in piedi un conflitto che non solo logora il fronte militare, ma sta devastando le fondamenta economiche del Paese.
Come ci sono arrivati?
Semplice: una combinazione esplosiva degna di un film di Michael Bay, ma senza effetti speciali, solo sofferenza reale.
- Sanzioni internazionali a raffica, ormai più numerose dei talk show italiani sullo stesso tema
- sabotaggi e attacchi alle infrastrutture energetiche, con circa un terzo della capacità di raffinazione danneggiata
- riconversione dell’economia verso l’industria bellica, cioè carri armati invece di lavatrici
- inflazione alta
- tassi di interesse sopra il 10%
E già le condizioni di partenza non erano esattamente idilliache: economia poco diversificata, dipendenza cronica dagli idrocarburi, gestione opaca degna della saga del “chi l’ha visto?”. Altro che “fortezza Russia”: qui siamo di fronte a una casa costruita sulle fondamenta di fango e propaganda.
Ma ora arriva la parte divertente.
Perché noi italiani, nel nostro infinito genio creativo, siamo riusciti a scavare una voragine economica comparabile… senza nemmeno dichiarare guerra a nessuno.
Signore e signori, ecco a voi il Superbonus 110%, il capolavoro di ingegneria finanziaria più spettacolare dai tempi in cui qualcuno decise che costruire lo Stadio della Roma sarebbe stato semplice. Una misura nata con buone intenzioni e finita come spesso accade da noi: in un’esplosione di costi fuori controllo.
Il conto aggiornato?
Le ultime stime parlano di centinaia di miliardi di euro tra crediti, detrazioni e impatti indiretti sul debito pubblico – intorno ai 150, per la precisione. Una cifra che, messa accanto al deficit russo, non sfigura affatto. Anzi, ci permette di guardare Mosca negli occhi e dire:
“Ah, voi almeno avevate una guerra come giustificazione. Noi no. Noi avevamo… cappotti termici.”
E allora, una proposta.
Già che l’Italia è riuscita a produrre un buco di bilancio di dimensioni cosmiche senza invasioni, sanzioni o bombardamenti, consiglierei a chi di dovere di mandare Giuseppe Conte in Russia come consigliere economico.
Del resto, non è affatto filorusso, vero? No no no, assolutamente.
E poi immaginate la scena:
Putin: “Come possiamo finanziare la guerra e al tempo stesso sostenere l’economia, evitando il collasso?”
Conte: “Semplice. Facciamo rifare facciate e cappotti termici a tutte le dacie della Siberia. Rimborsiamo al 110%. Che potrebbe mai andare storto?”
Altro che sanzioni: nel giro di sei mesi la Russia imploderebbe da sola sotto il peso dei crediti fiscali.
E a quel punto sì che potremmo dire di aver contribuito alla fine della guerra.
Con la nostra arma più potente: l’inefficienza creativa italiana.
(Francesco Cozzolino)
Prompt:
Intro: ho letto alcuni dati interessanti che riguardano la situazione economica della Russia, che fra guerra e sanzioni non se la passa proprio bene.
parte 1: Fonti come il Moscow Times segnalano un deficit di bilancio che potrebbe avvicinarsi a 190 miliardi di dollari, un dato aggravato da prestiti non ripagati.
parte 2: Questo deficit è il risultato di molteplici fattori: L’impatto cumulativo di numerosi pacchetti di sanzioni internazionali, I danni alle infrastrutture energetiche, con un terzo della capacità di raffinazione colpita, La riconversione dell'economia verso lo sforzo bellico, Un tasso di inflazione elevato e tassi di interesse oltre il 10%. Aggiungo che poi già le condizioni di partenza non è che fossero proprio una meraviglia.
parte 3: ma sapete qual è la cosa davvero spassosa, in tutto ciò? Che in termini assoluti, l'Italia può vantare una voragine almeno altrettanto profonda grazie al Superbonus 110%, il cui costo complessivo si aggira attorno ai (faccio una stima aggiornata ai dati più recenti), e il tutto senza alcun bisogno di guerre o conflitti!
parte 4: consigliamo a chi di dovere di mandare Giuseppe Conte (tanto non è affatto filorusso, no no no!) in Russia come consigliere economico: altro che sanzioni!
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4. Approfondisci dove ritieni necessario.
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