L’illusione della grande saggezza

Che Carlo Rovelli abbia voluto provocare può starci — del resto i pensatori amano scuotere le acque. Ma se la provocazione si trasforma in mistificazione, allora non stiamo più discutendo: stiamo prestando il fianco a una narrazione che confonde desiderio e realtà. Leggere l’ultimo documento di sicurezza nazionale della Casa Bianca come una specie di astuzia multilaterale è un ribaltamento della realtà che rischia di diventare pericoloso. Non parlo per partito preso: parlo da chi ha visto che cosa succede quando gli spazi di cooperazione si restringono e i vuoti di potere restano aperti.

Isolazionismo che si spaccia per saggezza
Presentare l’imprevedibilità e l’ego del presidente come forma alta di realismo politico è un sofisma. L’agenda che abbiamo davanti — che rivendica primazia per l’emisfero occidentale, invoca un «corollario» monroista aggiornato e mette sotto accusa alleati storici — non amplia le possibilità di cooperazione: le restringe. Il messaggio alle democrazie alleate è chiaro: “o vi allineate ai miei capricci o sarete lasciati soli”. Non è multilaterale, è un ricatto strategico mascherato da lucidità.

Quando il mito dell’«indebolimento dell’Occidente» diventa ossessione
C’è chi, con sincero ardore intellettuale, sostiene che un Occidente meno «egemonico» sia automaticamente un passo avanti per il mondo. Peccato che la storia non funzioni per desideri. Un indebolimento coordinato delle istituzioni che hanno tenuto insieme l’ordine internazionale dopo il 1945 non produce automaticamente un ordine migliore: produce spazi che altri attori — spesso autoritari, spesso più pragmatici nell’uso della forza e dell’influenza economica — saranno pronti ad occupare. Plaudire a una strategia che riduce l’Europa a pedina economica o diplomatica non è «courageous thinking»: è un regalo alle forze nazionaliste e sovraniste che ringraziano e si inseriscono nel vuoto.

I vuoti di potere non restano vuoti
La lezione elementare delle relazioni internazionali: i vuoti di potere vengono riempiti. Se le democrazie scambiano alleanze strutturate e istituzioni multilaterali con slogan anti-interventisti e richiami demagogici alla «sovranità», il risultato non è la pace universale ma la moltiplicazione di zone grigie dove vige la legge del più forte. Non è teoria astratta — gli esperti, nelle reazioni al documento, hanno sottolineato come l’approccio rischi di incoraggiare condotte aggressive di attori revisionisti e di erodere la credibilità deterrente dell’Occidente. Il problema non è l’eterna retorica degli «imperialismi»: è che la fiducia reciproca e la capacità di azione collettiva si erodono, e lì germogliano i conflitti.

L’eleganza scientifica non è immunità dalla cecità politica
Ammiriamo la mente che sa leggere le leggi dell’universo, ma l’acume scientifico non rende automaticamente immuni dall’ingenuità negli altri campi. Puoi essere capace di misurare i buchi neri e far danni politici in tempo reale: sono due piani separati. Non è un attacco allo spirito critico: è un invito alla prudenza. Leggere formule e grafici non sostituisce l’esperienza delle alleanze, la pazienza delle diplomazie, la complessità della deterrenza: tre cose che si imparano non solo sui libri, ma anche nel dialogo quotidiano tra governi, e nell’arte — spesso ingombrante e poco poetica — del compromesso strategico.

Perché questa lettura è pericolosa
Perché trasforma il desiderio in politica. Perché legittima l’idea che la «forza di carattere» possa sostituire la costruzione paziente di coalizioni. Perché consegna alle destre nazionaliste europee un alibi: se perfino intellettuali rispettabili leggono il documento come una sferzata salutare al «vecchio Occidente», allora quelle destre possono rivendicare una politica estera che è meno cooperazione e più rapacità geopolitica. In un mondo in cui l’equilibrio si regge su reti complesse, smontare i pezzi e sperare che la bontà imperi è una strategia da naïf, non da realista metodo.

Cosa vorrebbe dire agire con «saggezza multilaterale» sul serio
Significherebbe saper coniugare difesa degli interessi nazionali con responsabilità condivise: investire in alleanze, non ricattarle; dotarsi di strumenti economici e militari credibili senza trasformare ogni trattato in un confessionale; promuovere istituzioni che prevengano il vuoto, non che lo magnificano. La saggezza multilaterale è fatica noiosa: è negoziare, tenere conto di avversari e alleati, accettare compromessi sgraditi ma necessari. Non è un colpo di teatro o un tweet pomposo.

Non confondiamo il lampo con la luce
Il fascino della semplicità è potente: promette risposte nette dove ci sono domande complesse. Ma nella politica estera le scorciatoie raramente pagano. Se vogliamo parlare seriamente di futuro globale, non possiamo permetterci di trasformare l’imprevedibilità in virtù, né di scambiare l’isolazionismo per saggezza. È una tentazione che costa cara: indebolisce fiducia, incentiva aggressori, e mette l’Europa — ancora una volta — davanti al bivio tra interesse immediato e strategia di lungo periodo.

Chiunque, persino un grande fisico con la capacità di guardare lontano, dovrebbe ricordare che il mondo che conta per un articolo di scienza è diverso da quello in cui si negozia la pace o si tiene un’alleanza: il primo non perdona l’ingenuità del secondo. Se amiamo la verità, cominciamo a chiamare le cose con il loro nome: la strategia che ci è stata presentata è un atto di potere centrato su interessi nazionali profondi; chiamarla «sovrana saggezza multilaterale» è, al meglio, una semplificazione; al peggio, un gioco pericoloso.

(Serena Russo)

Prompt:

intro: Carlo Rovelli ha recentemente espresso una visione positiva della strategia di Trump e della sua National Security Strategy. Purtroppo, questa lettura mi sembra profondamente fuorviante.

parte 1: Interpretare l’isolazionismo e l’imprevedibilità di Trump come una forma di saggezza multilaterale significa scambiare un desiderio per la realtà. La sua politica non apre spazi di collaborazione internazionale, ma chiude, cercando di concentrare ancora più potere e indebolendo gli alleati storici.

parte 2: Credere che l’indebolimento dell’Occidente (ricordiamolo: causa di ogni male) significhi automaticamente progresso globale è un errore pericoloso. Non rafforza il multilateralismo, ma amplia il raggio d’azione di potenze autoritarie. Inoltre, plaudire a una strategia che riduce l’Europa a pedine di una politica predatoria significa, forse involontariamente, fare il gioco di quelle forze sovraniste e di estrema destra che mirano a smantellare l’unità europea.

parte 3: L’isolazionismo non produce pace, ma crea vuoti di potere. E la storia ci insegna che sono proprio i vuoti ad essere occupati dalle peggiori pulsioni.

parte 4: L’acume scientifico, per quanto ammirevole, non protegge dalla cecità politica. Si può contemplare l’universo e fraintendere tragicamente ciò che accade qui sulla Terra.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4. Approfondisco dove ritengo necessario.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4,; approfondisco dove necessario.

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