
Ho trovato la sintesi ultima fra Videodrome e She Watched Channel Zero, fra uno fnord ben piazzato e il Marchio Giallo che pulsa sotto la pelle dell’Italia.
Garlasco is the new Twin Peaks.
Non avete capito nulla? Non mi aspetterei diversamente. Seguitemi.
Garlasco non è più un luogo. È un formato.
È diventato ciò che accade quando la cronaca nera italiana smette di fingere di essere razionale e accetta, finalmente, la propria vocazione esoterica. Una serie infinita, senza stagioni né finale, in cui ogni dettaglio — anche il più ridicolo — è potenzialmente decisivo. O quantomeno monetizzabile.
Come a Twin Peaks, c’è un delitto originario e un coro infinito di interpreti che recitano sopra quel vuoto. La differenza è che qui David Lynch è stato sostituito da una regia collettiva, più lombarda, più ordinata, più ossessiva. E infinitamente più prolissa.
Il catalogo dei misteri, edizione lombarda
Garlasco appare come il punto d’incontro di tutte le trame, tutti i personaggi e tutte le superstizioni che popolano la cronaca nera e il feuilleton nazionale. È come se qualcuno avesse rovesciato sul tavolo l’intero album Panini dei misteri d’Italia e avesse deciso che stavolta li usiamo tutti.
Sul fondo del quadro si muovono figure che sembrano evocate da una seduta spiritica mal riuscita: monsignor Milingo, l’agente segreto Francesco Pazienza, il filosofo Giovanni Reale — perché in Italia, si sa, anche la metafisica deve prima o poi finire in una perizia.
Attorno, una costellazione di avvocati, ex procuratori, santuari, ex santoni, presunti complotti, dettagli inquietanti e feticistici: Krav Maga, un misterioso pompiere, una bicicletta nera, uno scontrino perfettamente conservato. Ogni elemento è lì non perché chiarisca, ma perché potrebbe, in teoria, chiarire. E tanto basta.
È la logica dell’accumulo: se non capisci, aggiungi. Se non torna, stratifica. Se non quadra, sacralizza.
Il doppio circolino: periti e youtuber
Da anni, investigatori, periti e criminologi — i Garofano, i Cattaneo, i Bruzzone — si ritrovano sistematicamente negli stessi scenari, formando un circolo chiuso, autoreferenziale, rassicurante. Un club privato della spiegazione permanente.
Le nuove indagini sul delitto Poggi, però, stanno facendo emergere un altro “circolino”, questa volta digitale. Qui non si entra per curriculum, ma per costanza algoritmica.
È il campo di battaglia fra la vecchia televisione e gli youtuber.
Da un lato, i professionisti dei media tradizionali, che difendono posizioni ormai consolidate con il tono di chi sente di dover spiegare Internet ai nipoti.
Dall’altro, decine di canali YouTube — DarkSide, Bugalalla, Gian Guido Zurli, Storie Perdute, Luigi Grimaldi — che hanno tempo, staff, grafica, live infinite e un pubblico fidelizzato. Trasformano la cronaca in un prodotto ibrido: analisi, intrattenimento, compagnia serale. Non informazione: ecosistema.
La televisione arriva sempre dopo, e sempre un po’ irritata.
Nulla muore, nulla viene smentito
Questo nuovo panorama mediatico non cancella nulla. Amplifica.
Le persone continuano a essere accusate di reati per cui sono state assolte. I disturbi psichiatrici vengono diagnosticati a distanza, come oroscopi clinici. Le ipotesi non muoiono mai: al massimo si riformulano.
Il nuovo regime rivela la verità del precedente: nulla viene mai smentito del tutto.
Tutto resta in sospensione. Tutto galleggia. Tutto è sempre “da approfondire”.
È la grande vittoria dell’ambiguità permanente: abbastanza dubbio da non chiudere, abbastanza certezza da non mollare.
Il copione perfetto dell’informazione
Il flusso dell’informazione segue ormai uno schema fisso, quasi rituale:
- Uno scoop nasce o rinasce su YouTube.
- I talk show televisivi, sotto la pressione delle visualizzazioni, ne parlano con tono vagamente supponente.
- Un secondo youtuber riassume il dibattito, dividendo tutto in “serio” e “ironico”.
I media tradizionali restano schiacciati in questo sandwich. La sintesi, oggi, la fa il Canale 122.
Nulla è escluso. Il movente può essere un rifiuto sessuale, un segreto di famiglia, un traffico d’organi, un rituale settario. I minimi moti del cuore si intrecciano al potere più feroce, in un miscuglio di perbenismo e platealità che sembra lombardo, e profondamente italiano.
Razionalità offesa e umiliazione istituzionale
Il caso ci ammonisce, sì, ma senza prediche: sulla nostra vulnerabilità alle umiliazioni istituzionali e mediatiche, e sull’illusoria pretesa di razionalità assoluta.
L’infotainment dilata la vita di vip, governanti e presunti criminali come se vivessero in un eterno presente, con tutte le informazioni sempre disponibili. Come se non esistessero il caso, l’opacità, il silenzio.
Come se ogni storia dovesse per forza avere un senso consumabile.
Il centro che non regge
Alla fine, Garlasco è il luogo in cui Chiara Poggi è stata seppellita e dimenticata sotto milioni di pagine, fotografie e video.
Questa distorsione — questa sovrapproduzione di senso — è una delle radici più profonde del complottismo: quando tutto è spiegabile, niente è davvero comprensibile.
Thomas Pynchon sorriderebbe.
Don DeLillo prenderebbe appunti.
Umberto Eco alzerebbe un sopracciglio.
Robert Anton Wilson probabilmente direbbe che era ovvio.
Garlasco non è un mistero da risolvere.
È un racconto che l’Italia non riesce più a smettere di raccontarsi.
E, come ogni buon culto, vive proprio lì: nel non finire mai.
(Margherita Nanni)
Prompt:
Intro: ho trovato la sintesi ultima fra "Videodrome" e "She Watched Channel Zero", fra uno fnord e il Marchio Giallo. Garlasco is the new Twin Peaks. Non avete capito nulla? Non mi aspetterei diversamente. Seguitemi.
parte 1: Garlasco appare come il punto d’incontro di tutte le trame, i personaggi e le superstizioni che popolano la cronaca nera e i feuilleton italiani. Sullo sfondo si agitano figure come monsignor Milingo, l’agente segreto Francesco Pazienza, il filosofo Giovanni Reale, e una costellazione di avvocati, ex procuratori, santuari, presunti complotti e dettagli inquietanti, dal Krav Maga a un misterioso pompiere, da una bicicletta nera a uno scontrino perfettamente conservato. Un intreccio che sembra ricomporre l’intero catalogo dei misteri d’Italia.
parte 2: investigatori, periti e criminologi – i Garofano, i Cattaneo, i Bruzzone – si ritrovano sistematicamente negli stessi scenari, formando un circolo chiuso. Ma le nuove indagini sul delitto Poggi stanno facendo emergere un altro “circolino”, questa volta digitale. Qui si combatte la battaglia tra la vecchia televisione e gli youtuber. Da un lato, i professionisti dei media tradizionali che difendono posizioni ormai consolidate; dall’altro, decine di canali YouTube – come DarkSide, Bugalalla, Gian Guido Zurli, Storie Perdute o Luigi Grimaldi – che hanno tempo, staff e un pubblico dedicato. Trasformano la cronaca in un prodotto ibrido, tra analisi, intrattenimento e socialità costante, ridisegnando completamente l’ecosistema dell’informazione.
parte 3: Questo nuovo panorama mediatico, però, non cancella i vizi di sempre. L’opinione pubblica continua ad accusare persone di reati per cui sono state assolte, e gli opinionisti diagnosticano disturbi senza conoscere le cartelle cliniche. Il nuovo regime, in fondo, rivela la verità del precedente: nulla viene mai smentito del tutto, tutto galleggia in una sorta di sospensione perpetua.
parte 4: Il flusso dell’informazione segue ormai un copione preciso: uno scoop nasce o viene rilanciato su YouTube; i talk show televisivi, sotto la pressione delle visualizzazioni, ne parlano con tono a volte supponente; un secondo youtuber riassume il dibattito, segmentandolo in “serio” e ironico. I media tradizionali restano schiacciati in questo sandwich. La sintesi, oggi, la fa il Canale 122. Non si può escludere nulla. Il movente potrebbe essere un rifiuto sessuale, un segreto di famiglia, un traffico d’organi o un rituale settario. I minimi moti del cuore si intrecciano al potere più feroce, in un miscuglio di perbenismo e platealità che sembra lombardo, e profondamente italiano.
parte 5: Il caso ci ammonisce sulla nostra vulnerabilità alle umiliazioni da parte di istituzioni e media, ma anche sull’illusoria pretesa di razionalità assoluta. L’infotainment dilata la vita di vip, governanti e presunti criminali, suggerendo che le loro azioni avvengano in un vuoto temporale, con tutte le informazioni a disposizione.
parte 6: Alla fine, Garlasco è il luogo in cui Chiara Poggi è stata seppellita e dimenticata sotto milioni di pagine, fotografie e video. Questa distorsione è una delle radici del complottismo. Thomas Pynchon, Don De Lillo, Umberto Eco, Robert Anton Wilson apprezzerebbero o apprezzano.
articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5, parte 6. Approfondisci dove ritieni necessario.
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