Interventi Militari e Diritto Internazionale

Sgombriamo subito il campo, senza ipocrisie né doppi fondi: da una parte ci sono i filorussi del Fatto Quotidiano e di una certa sinistra radicale che continuano a gridare all’imperialismo americano come fosse ancora il 1973, dall’altra la destra filotrumpiana e i liberali da salotto che brindano al ritorno della “democrazia” e dei “mercati” in Venezuela. In mezzo, quasi nessuno. Maduro, come Chávez prima di lui, è un dittatore. Un uomo che ha saccheggiato un Paese ricchissimo riducendolo alla fame, che ha represso il dissenso, svuotato le istituzioni, trasformato l’ideologia in alibi per il potere personale. Non verserò una lacrima per lui. Anzi, provo un sincero ribrezzo per chi ancora oggi lo difende in nome di un antiamericanismo tanto automatico quanto pigro, che non distingue più tra critica legittima e cieca tifoseria.

Detto questo — ed è qui che le certezze cominciano a sgretolarsi — la situazione attuale è tutto fuorché semplice. L’“operazione speciale” di Trump, per ora, non è un’invasione su larga scala, ma porta con sé echi inquietanti di interventi già visti. Panama, Noriega, l’illusione di un’azione chirurgica destinata a risolvere tutto in poche settimane. La storia, però, è una pessima alleata degli ottimisti: la razionalità nei conflitti è merce rara e le conseguenze delle azioni militari sfuggono quasi sempre al controllo di chi le avvia. Trump, del resto, ha già fatto a pezzi l’ordine internazionale costruito dopo la Guerra Fredda, muovendosi come un elefante in una cristalleria diplomatica, senza mandati ONU, senza coalizioni credibili, senza neppure il fastidio di fingere un consenso multilaterale.

Qui sta una differenza cruciale rispetto al passato recente. George W. Bush — con tutte le sue colpe, e non furono poche — sentì il bisogno di costruire una legittimazione, di passare per le Nazioni Unite, di assemblare una coalizione, anche quando quella legittimazione era fragile o apertamente strumentale. Trump no. Trump agisce da solo, parla da solo, decide da solo. Il diritto internazionale, già indebolito, viene ulteriormente eroso da questa logica brutale e personalistica del potere, dove la forza precede e schiaccia ogni cornice giuridica. È una regressione pericolosa, che normalizza l’idea che chi è più forte possa fare ciò che vuole, quando vuole, dove vuole.

E allora la domanda vera — quella che troppo spesso viene elusa — è: dopo Maduro, chi? Chi governerà il Venezuela? Abbiamo davvero idea di cosa ci aspetta dopo un cambio di regime imposto dall’esterno? La storia recente dovrebbe renderci prudenti, se non apertamente diffidenti. Iraq, Afghanistan: due nomi che dovrebbero bastare a frenare gli entusiasmi. Le transizioni forzate non producono automaticamente democrazia; più spesso aprono la strada a insurrezioni, guerre civili, frammentazioni incontrollabili. Personalmente, guardo con scetticismo alla popolarità e alla reale competenza dei potenziali sostituti di Maduro. E temo che la “democrazia” esportata da Trump assomigli più a una vetrina vuota che a un processo autentico di autodeterminazione.

C’è infine un nodo morale e politico che non possiamo aggirare. L’approccio di Trump ha tutti i tratti di un imperialismo coloniale riverniciato di buone intenzioni. Si invoca la libertà per mascherare l’arbitrio, si parla di diritti mentre si calpestano le regole comuni. Il messaggio al mondo è devastante: se gli Stati Uniti possono agire così, perché non dovrebbero farlo altri? Perché non dovrebbe provarci la Russia, la Cina, chiunque disponga di sufficiente potenza militare? Il rischio non riguarda solo il Venezuela. Riguarda l’idea stessa di un ordine internazionale fondato su regole condivise, imperfette ma necessarie.

Siamo, ancora una volta, davanti a un bivio che la politica italiana fatica perfino a nominare. Si può detestare Maduro senza applaudire Trump. Si può difendere la democrazia senza legittimare l’arbitrio imperiale. Speriamo — ma non basta sperare — che i venezuelani riescano a trovare una via autonoma, democratica, dignitosa per il loro futuro. Perché quando la libertà arriva sui carri armati, troppo spesso se ne va lasciando solo macerie.

(Roberto De Santis)

Prompt:

intro: Sgombriamo subito il campo da ideologie confuse: da una parte ci sono i filorussi del Fatto Quotidiano e della sinistra radicale che strillano contro l'imperialismo americano, mentre dall'altra troviamo la destra filotrumpiana e i liberali che esultano per il ritorno della democrazia e dei mercati in Venezuela. Maduro, come il suo predecessore Chavez, è un dittatore che ha depredato e oppresso il suo paese, e non verserò lacrime per lui. Provo ribrezzo per chi lo difende, semmai.

parte 1: La situazione attuale è complessa. L'operazione speciale di Trump non è ancora un'invasione su larga scala, ma presenta analogie con interventi passati, come quello che rovesciò il dittatore panamense Noriega. Tuttavia, la storia insegna che la razionalità nei conflitti è spesso rara, e le conseguenze delle azioni militari sono difficili da prevedere. Trump ha già sbriciolato l'ordine internazionale post-Guerra Fredda, agendo senza il supporto di mandati ONU o coalizioni strutturate.

parte 2: A differenza di Bush jr., che cercava una legittimazione attraverso risoluzioni ONU e coalizioni ampie, Trump opera in modo unilaterale, erodendo le basi del diritto internazionale.

parte 3: Ci si chieda allora: chi sostituirà Maduro? Abbiamo idea di cosa ci aspetta dopo un cambiamento di regime? La storia ci insegna che le transizioni possono portare a insurrezioni e conflitti, come visto in Iraq e Afghanistan. Personalmente, nutro dubbi sulla popolarità e competenza dei potenziali sostituti, e temo che il tipo di democrazia che Trump potrebbe portare non sia quella auspicata da molti.

parte 4: Infine, l'approccio di Trump sembra una forma di imperialismo coloniale, mascherato da giustificazioni morali. La sua azione unilaterale potrebbe incoraggiare altri paesi a seguire un percorso simile, minando ulteriormente le basi del diritto internazionale. Ci troviamo di fronte a un rischio diretto non solo per il Venezuela, ma per il mondo intero. Speriamo che le cose non si complicheranno ulteriormente e che i venezuelani possano trovare una via democratica per il loro futuro.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4. Approfondisco dove ritengo necessario.

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