Manuale pratico di scaricabarile

Qualche giorno fa si è tenuta la conferenza stampa della Presidente del Consiglio per il consuntivo dell’anno appena trascorso.
Un appuntamento che, nelle intenzioni, dovrebbe servire a fare chiarezza: cosa è stato fatto, cosa no, perché, e soprattutto cosa si intende fare. Nella pratica, si è trattato di oltre tre ore di esposizione che definire “densa” sarebbe generoso. Più corretto parlare di una lunga ipnosi a base di grafici, risposte circolari e una colonna sonora implicita: non è colpa nostra.

Confesso di averla seguita con l’attenzione con cui si osserva un esperimento sociale. Non tanto per capire cosa il governo pensi del paese — quello è ormai abbastanza chiaro — quanto per cogliere il metodo narrativo. Perché la politica, prima ancora che decisione, è sempre racconto.

Tre ore, una sola trama

Le tre ore della conferenza si possono sintetizzare senza particolare sforzo, ed è forse questo l’aspetto più interessante. Cambiano i dossier, ma lo schema resta identico.

Ilva: la situazione è drammatica, sì, ma è tutta colpa degli errori ereditati.
Crescita anemica: spiace, ma la Germania è in recessione, cosa volete farci.
Sicurezza: il governo fa il possibile, peccato che magistrati e giudici non collaborino.
Scandali opachi, Paragon incluso: montature giornalistiche, come al solito.
Manovra di bilancio modesta: responsabilità di chi c’era prima e del famigerato superbonus.
PNRR usato male: colpa di chi quei fondi li ha pensati e voluti.

Una sinfonia coerente, va riconosciuto. Tutto torna, tutto si incastra. Tranne un dettaglio: il presente. In tre ore, il tempo sembra essersi fermato sempre un passo indietro rispetto alla responsabilità diretta. Governare, in questa narrazione, è soprattutto gestire le macerie altrui.

Il problema è che non è vero

Naturalmente — e qui tolgo i guanti — le cose non stanno così. E non serve una cattedra universitaria per capirlo.

Chi governa da oltre due anni non può continuare a parlare come se fosse appena entrato in ufficio. L’Ilva non è un’eredità immobile: ogni rinvio, ogni esitazione, ogni scelta incompiuta è una decisione attuale. La crescita non dipende solo dal ciclo tedesco, ma dalla capacità di rendere il sistema produttivo più dinamico, meno burocratico, più attrattivo per investimenti veri, non annunciati.

Quanto alla sicurezza, scaricare tutto sulla magistratura è una scorciatoia retorica molto comoda. Ma chi scrive le leggi, chi definisce le priorità, chi organizza risorse e strumenti? La risposta è nota, e non indossa la toga.

Sui fondi PNRR, poi, la questione è ancora più semplice: nessuno obbliga un governo a usarli male. Se non si riesce a spendere, a progettare, a monitorare, il problema non è filosofico. È gestionale. Ed è qui che, da ex ristrutturatrice d’azienda, vedo il vero nodo: incapacità di execution, mascherata da fatalismo.

Un copione che funziona (purtroppo)

Eppure, questo racconto funziona. Funziona sempre. È uno dei grandi classici della politica italiana: io ci ho provato, ma ho trovato un disastro; non mi fanno lavorare; datemi ancora tempo. È una narrazione rassicurante per l’elettore, perché sposta la frustrazione verso un nemico indefinito — quelli di prima, l’Europa, i giudici, i giornalisti — e rinvia il giudizio a un futuro mandato.

Il problema è che il tempo, a differenza delle conferenze stampa, non è infinito. I mercati, le imprese, i cittadini non ragionano per alibi, ma per risultati percepibili. E un paese che vive costantemente nel racconto dell’emergenza ereditaria finisce per assomigliare a un paziente che, dopo anni, continua a dare la colpa al medico precedente.

Governare significa assumersi la responsabilità anche di ciò che non si è scelto. È il prezzo del potere. Chi non è disposto a pagarlo, dovrebbe forse limitarsi a commentare dagli spalti.

La vera domanda, alla fine di quelle tre ore, non è di chi è la colpa, ma quando inizierà davvero il tempo delle scelte. Perché senza quello, non serve nemmeno un altro consuntivo. Basterebbe una replica.

(Emma Nicheli)

Prompt:

intro: qualche giorno fa c'è stata la conferenza stampa della premier per fare il consuntivo dell'anno appena passato.

parte 1: le tre narcolettiche ore della conferenza possono essere riassunte così: Sintesi delle tre ore. Dossier Ilva: è tutta colpa degli errori che hanno ereditato! Crescita bassa: è tutta colpa della recessione tedesca! Flop sulla sicurezza: è tutta colpa di magistrati e giudici! Scandali opachi come su Paragon: è tutta colpa dei giornalisti! Manovra di bilancio misera: è tutta colpa di chi c’era prima e del superbonus! Cattivo impiego dei fondi PNRR: è tutta colpa di chi li ha voluti!

parte 2: naturalmente, non è affatto così e ve lo posso rapidamente dimostrare.

parte 3: si tratta però di un bel copione che, di fronte agli elettori, funziona sempre: eh, io ci ho provato, ma quelli prima hanno lasciato troppi problemi, e non mi fanno lavorare! Al prossimo mandato però...

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3; approfondisco dove necessario.

Assumendo la personalità di Emma Nicheli, scrivi un articolo approfondito, con tono serio ma gradevole, non privo di una certa ironia. Rendi l'articolo immersivo.

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