Je Suis Massimo Boldì

Lo avreste mai detto? Per riaccendere i riflettori sui Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026 non ci voleva né un nuovo impianto futuristico né un’idea geniale del marketing territoriale, ma lui: Massimo Boldi. Ottant’anni portati come una battuta di cinepanettone fuori stagione. Prima annunciato come tedoforo, poi silurato nel giro di poche ore. Motivazione ufficiale: “opinioni ritenute incompatibili con i valori olimpici”.
Altro che fiaccola: qui è partito un falò.

E già questo basterebbe come trailer di una commedia grottesca tutta italiana: l’attore simbolo della risata da multisala di provincia che inciampa, non su una buccia di banana, ma sul sacro fuoco dell’inclusione istituzionalizzata.

Boldi che fa Boldi

Durante una chiacchierata col Fatto Quotidiano, parlando della sua futura partecipazione come portatore della fiaccola, Boldi se ne esce così:

“Ci sono in realtà alcune discipline in cui sono un campione: la f… e gli aperitivi”.

Ora, qui occorre un minimo di onestà intellettuale, merce sempre più rara del litio. Questa non è una frase “nuova”. Non è uno scandalo imprevisto. Non è una caduta dall’Olimpo. È esattamente Massimo Boldi. Distillato. Puro. Non diluito.

Da oltre quarant’anni Boldi campa – e prospera – su questo registro: il corpo come barzelletta, la donna come miraggio, l’aperitivo come orizzonte metafisico. Una comicità che non nasce per turbare, ma per solleticare un’Italia da divano, da bar sport, da vacanza a Rimini con il marsupio.

Pensare che, a ottant’anni, convocato come tedoforo, potesse improvvisamente citare Pindaro o Simone Weil, era già di per sé un esercizio di fantasia olimpica.

Il comunicato che scende come una ghigliottina

Poche ore dopo, ecco il comunicato. Secco. Asciutto. Più freddo di un cocktail analcolico servito a Cortina.
Il Comitato organizzatore prende le distanze, dichiara quelle parole incompatibili con i valori di rispetto, unità e inclusione che la Fiamma Olimpica deve rappresentare. Portare la torcia viene definito “un privilegio” che richiede di incarnare tali valori.

E in questa parola – incarnare – c’è già tutta la tragicommedia. Perché se c’è un uomo che ha sempre incarnato qualcosa, quello è Boldi. Solo che non erano i valori olimpici: era un immaginario preciso, popolare, sessista, infantile, italico come il karaoke a Ferragosto.

Il problema non è che Boldi abbia tradito un ruolo.
Il problema è che qualcuno glielo abbia proprio assegnato.

Le scuse, ovvero il rito obbligatorio

Arrivano anche le scuse. Composte, formali, inevitabili. Boldi parla di battuta leggera, di ironia fraintesa, riconosce l’inopportunità e il potenziale offensivo verso le donne. Si dice dispiaciuto, amareggiato.

E qui, più che commuoversi, viene da osservare il teatro. L’anziano comico che recita la parte del contrito, il Comitato che recita quella del custode dei valori, il pubblico diviso tra chi grida allo scandalo e chi al complotto.

Tutti nel ruolo giusto. Tutti perfettamente inseriti in questo wrestling morale dove non vince nessuno, ma si incassa moltissimo in visibilità.

Chi sceglie i tedofori? E soprattutto: perché?

La questione vera, però, è un’altra.
Chi li sceglie, i tedofori? Con quali criteri? Con quale idea di rappresentanza? Con quale progetto culturale?

Perché prima di Boldi vengono in mente decine di nomi che incarnano davvero lo sport, la resilienza, la complessità, la contemporaneità italiana. Atleti, ricercatori, volontari, persone che hanno fatto del corpo e del limite una storia.

E invece no. Si va a pescare nel grande stagno del “nazionalpopolare”. Il volto noto. Il meme vivente. Il nonno della risata. La madeleine televisiva.

Boldi non viene scelto perché adatto.
Viene scelto perché riconoscibile.

E quando scegli un’icona da cinepanettone, non stai invitando un uomo: stai evocando un personaggio. Poi però non puoi indignarti se il personaggio entra in scena.

Je suis Boldì (con l’accento sulla confusione)

Se chiami Massimo Boldi come scelta nazionalpopolare, se lo arruoli come feticcio di un’Italia da cartolina ironica, allora devi accettare il pacchetto completo. Non puoi volere la faccia senza il linguaggio, il corpo senza l’immaginario, la nostalgia senza le sue muffe.

Boldi non è vittima del Sistema.
È il Sistema che, per un attimo, ha creduto di poter usare Boldi come un soprammobile etico.

E invece Boldi è una palla da flipper: rimbalza, fa rumore, accende lucine, manda tutto in tilt.

Quindi sì: #JeSuisMassimoBoldì.
Non per difendere la battuta.
Ma per difendere l’idea che se convochi un simbolo, poi non puoi processarlo perché è simbolico.

Milano-Cortina voleva una fiaccola.
Si è ritrovata un cinepanettone acceso.

E, paradossalmente, è la cosa più viva successa finora a queste Olimpiadi.

(Margherita Nanni)

Prompt:

Intro: lo avreste mai detto? Ci voleva Massimo Boldi per riaccendere i riflettori sui Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026. L'attore 80enne, scelto come portatore della fiaccola, è stato ufficialmente escluso dalla lista dei tedofori. La motivazione ufficiale? "Opinioni ritenute incompatibili con i valori olimpici". Si parte col botto.

parte 1: Durante la chiacchierata col Fatto Quotidiano, parlando della sua prossima partecipazione come tedoforo, Boldi ha scherzato dicendo: "Ci sono in realtà alcune discipline in cui sono un campione: la f… e gli aperitivi". Un marchio di fabbrica della sua comicità da oltre 40 anni. Il comitato organizzatore, però, non l'ha presa come una semplice battuta da "vecchio simpaticone".

parte 2: Poche ore dopo la pubblicazione dell'intervista, è arrivato un comunicato ufficiale, secco e senza appello. Il Comitato ha ritenuto quelle parole in netto contrasto con i valori di rispetto, unità e inclusione che la Fiamma Olimpica deve rappresentare. Portare il simbolo dei Giochi è stato definito "un privilegio che richiede di incarnare questi valori", un onore che a Boldi è stato revocato.

parte 3: La reazione di Boldi non si è fatta attendere. Lo stesso giorno ha presentato pubbliche scuse, definendo la sua una "battuta che voleva essere leggera e ironica", ma riconoscendo che si è rivelata "inopportuna e offensiva nei confronti delle donne" e non in linea con i principi olimpici. Si è detto rammaricato e amareggiato per l'accaduto.

parte 4: Una cosa è certa: la linea tra ironia e offesa, tra linguaggio popolare e decoro istituzionale, è più che mai sottile e discussa. Questo caso ne è la prova. Ma soprattutto: chi sceglie i tedofori? Perché prima di Massimo Boldi me ne verrebbero in mente molti altri di più adatti al ruolo.

parte 5: se chiami Massimo Boldi, e lo fai come scelta nazionalpopolare e basta, è ovvio, poi però vai fino in fondo e non arrabbiarti se fa il Massimo Boldi. E quindi Massimo Boldi vittima del Sistema! #JeSuisMassimoBoldì sempre!

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5. Approfondisci dove ritieni necessario.

assumendo la personalità di Margherita Nanni, scrivi un articolo brillante, divertente, colorito, senza moralismo, ma cogliendo il fascino dell'inverosimiglianza della vicenda.

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