Vendere Titoli Americani Non Funziona

Leggo in questi giorni, con una certa regolarità, proposte di piani finanziari “punitivi” contro gli Stati Uniti: vendiamo i loro titoli di Stato, facciamo salire i rendimenti, mettiamo in crisi il loro debito e rispondiamo così a questa o quella minaccia. L’idea affascina molti strateghi da social network, armati di grafici presi a metà e di un entusiasmo che non ha mai frequentato una sala trading. Mi spiace deluderli, ma questi grandi piani hanno un problema di fondo: nella realtà funzionano poco, e spesso al contrario di come li si immagina.

Fermiamoci un momento e proviamo a guardare il meccanismo per quello che è, senza bandiere, senza slogan e con un minimo di onestà intellettuale.

Chi detiene davvero il debito americano

Il primo equivoco riguarda un dettaglio tutt’altro che marginale: i titoli di Stato americani in mano “all’Europa” non sono, nella stragrande maggioranza dei casi, in mano agli Stati europei. Sono detenuti da banche, fondi d’investimento, fondi pensione, assicurazioni. Soggetti privati, con obblighi fiduciari precisi verso clienti e sottoscrittori.

Queste entità non rispondono agli ordini dei governi. Non possono essere convocate e istruite a vendere perché “lo richiede la strategia europea del momento”. E anche se qualcuno lo suggerisse, la risposta sarebbe una risata educata seguita da un no secco. Quei titoli non sono finiti nei portafogli per sbaglio o per atto di fede atlantica: sono stati acquistati liberamente sul mercato, spesso a prezzi elevati, perché offrivano – e offrono – liquidità, profondità e una sicurezza che pochi altri strumenti riescono a garantire.

Vendere sì, ma a che prezzo?

Facciamo finta, per un attimo, che si riesca davvero a innescare una vendita massiccia. A quel punto entra in gioco una legge tanto banale quanto implacabile: se i rendimenti dei nuovi titoli salgono, il valore di quelli già in circolazione scende. È matematica finanziaria di base, non un’opinione.

Chi subisce la perdita? Non il Tesoro americano in prima battuta, ma chi quei titoli li ha in portafoglio. Banche europee, fondi pensione europei, risparmio gestito europeo. In altre parole: noi. I nostri risparmi, le nostre assicurazioni, la stabilità del nostro sistema finanziario.

È sempre sorprendente quanto entusiasmo ci sia, nel dibattito pubblico, per strategie che prevedono un danno diretto e immediato alle nostre stesse istituzioni, come se il conto potesse magicamente essere recapitato altrove.

La variabile Fed, che molti fingono di dimenticare

C’è poi un altro attore che in questi piani viene trattato come una comparsa distratta: la Federal Reserve. Se una svendita di titoli facesse salire troppo i rendimenti, la banca centrale americana potrebbe intervenire acquistando titoli sul mercato per stabilizzare la situazione. Non è teoria, è storia recente. È già successo, più volte.

In uno scontro economico serio, nessuno resta a guardare per principio. Ogni strumento viene usato, soprattutto quando si tratta di difendere la stabilità finanziaria interna. Pensare che gli Stati Uniti accetterebbero passivamente un attacco ai loro mercati obbligazionari è una proiezione ingenua, non un’analisi.

Il problema di fondo: confondere i desideri con il funzionamento del sistema

Tutto questo ci riporta a un punto più generale, e più scomodo. Viviamo in un sistema capitalistico e di mercato. Possiamo criticarlo, volerlo riformare, correggerne gli eccessi, ma ignorarne il funzionamento non lo rende meno reale. Quando si immaginano interventi coercitivi scollegati dalla logica degli attori economici, il rischio è uno solo: farsi male da soli, e farlo con convinzione.

I mercati non obbediscono agli appelli morali né ai risentimenti strategici. Reagiscono a incentivi, aspettative, rischi e opportunità. E spesso puniscono più severamente chi crede di poterli usare come una clava ideologica.

L’arma che l’Europa ha davvero (e usa poco)

Se l’Europa volesse davvero esercitare pressione efficace, l’arsenale non sarebbe nel debito americano. Sarebbe altrove: nelle regole. Legislazione, regolamentazioni, requisiti di compliance, standard operativi. Applicati in modo sistematico e coerente alla gigantesca economia dei servizi, digitali e finanziari, da cui l’Europa è — piaccia o no — fortemente dipendente.

Quello sì che sarebbe un colpo al portafogli. Silenzioso, legale, difficilmente aggirabile. Ma richiede una cosa che spesso ci manca: coordinamento, pazienza e la capacità di sostenere una strategia nel tempo, senza trasformarla in una battaglia di annunci.

Le vendette finanziarie improvvisate fanno molta scena online. Le vere leve di potere, invece, sono noiose, tecniche e poco adatte agli slogan. E forse è proprio per questo che funzionano davvero.

(Emma Nicheli)

Prompt:

intro: Leggo in giro proposte di piani finanziari "punitori" contro gli USA, per far salire il costo del loro debito e mettere in crisi l'economia in risposta a certe minacce. Mi spiace deludere gli strateghi da tastiera, ma questi grandi piani sono per lo più impraticabili.

parte 1: i titoli di stato americani in mano europea non sono per lo più degli Stati, ma di soggetti privati. Banche, fondi d'investimento, fondi pensione. Questi soggetti sono indipendenti e non obbediscono ai voleri dei governi. Ma c'è di più: quei titoli non sono capitati a caso in portafoglio. Sono stati comprati liberamente sul mercato, spesso a prezzi alti.

parte 2: Se anche si decidesse di venderli, si incorrerebbe in enormi perdite per le stesse istituzioni europee che li detengono. È matematico: se il rendimento dei nuovi titoli sale, il valore di quelli vecchi in tuo possesso crolla. Chi paga la differenza? Noi, o meglio, i nostri rispari gestiti e il nostro sistema finanziario.

parte 3: Infine, c'è un piccolo particolare chiamato Federal Reserve. Se i rendimenti salissero troppo a causa di una svendita europea, la Fed potrebbe intervenire comprando titoli per calmare i mercati, come ha già fatto in passato. In una guerra economica, ogni mezzo è lecito.

parte 4: viviamo in un sistema capitalistico e di mercato. Se ci allontaniamo da questa realtà e immaginiamo interventi coercitivi fuori dalla logica degli attori economici, il rischio è solo uno: farci del male. Noi, non loro.

parte 5: l'arma effettiva in mano all'Europa è un'altra. Leggi, regolamentazioni, compliancy, da applicare a tappeto sulla gigantesca economia dei servizi da cui l'Europa è, a tutti gli effetti, dipendente. Quello sarebbe un vero e proprio colpo al portafogli.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5; approfondisco dove necessario.

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