La lezione di Minneapolis

Io, di sinistra, non sono mai stato antiamericano per partito preso. Ho sempre giudicato quello che gli Stati Uniti fanno, le loro scelte politiche, le loro derive occasionali, ma senza mai rinunciare all’ammirazione per quello che di buono hanno saputo costruire: il cinema che ci ha fatto sognare, la musica che ha accompagnato generazioni, persino quella loro variante dell’inglese, ricca, dinamica, viva. Non mi vergogno di dirlo: gli USA hanno sempre avuto una capacità culturale che noi, spesso, fatichiamo a comprendere. E oggi, in un momento drammatico, credo ci sia qualcosa che il popolo americano può insegnarci. Dovete scusarmi se torno sull’argomento, ma il punto merita di essere sottolineato.

Negli Stati Uniti, infatti, sta nascendo un’autocrazia sotto gli occhi di tutti. Squadracce paramilitari che girano impunite, giornalisti arrestati senza troppe spiegazioni, tentativi di intimidazione che farebbero tremare chiunque. Eppure, la reazione della sinistra e di tanti americani comuni è stata ammirevolmente pacifica e civile. Proteste ferme, determinate, ma non violente. In un paese armato fino ai denti, dove un gesto impulsivo può degenerare in tragedia, questo stupisce, rompe luoghi comuni, e fa a pezzi la narrativa dell’“americano violento per natura”. Persino nei movimenti più grassroots, tra le associazioni che seguo da tempo, nessuno auspica di prendere le armi. Il gesto più eclatante di dissenso, in un brodo di coltura potenzialmente esplosivo, è stato uno sputo: quasi un simbolo di disarmata dignità civile.

E allora guardo a casa nostra e non posso fare a meno di provare un misto di rabbia e incredulità. Abbiamo un governo che rasenta il detestabile, certo, ma non abbiamo una “linea rossa” come quella che negli USA potrebbe scatenare il caos. Eppure, le manifestazioni che dovrebbero essere pacifiche si trasformano sistematicamente in campi di battaglia urbani, tra vetrine rotte e lanci di oggetti, mentre si discute ossessivamente di chi ha sbagliato e chi no. La sinistra americana, che di ragioni per impugnare la violenza ne avrebbe a decine, enfatizza la nonviolenza come valore supremo; la nostra, invece, sembra incapace di fermarsi prima che il sangue e la rabbia prendano il sopravvento. Minuetti sterili di condanna dei violenti “che però…”, come se bastasse il condizionale morale a salvare la dignità di chi manifesta.

E qui sta la differenza sostanziale. In questo frangente, la sinistra americana — e una parte di quella società che spesso, da noi, dipingiamo come causa di tutti i mali — si mostra più matura, più democratica, più civile della nostra. Persino quando avrebbe tutte le ragioni per fare diversamente, per cedere alla tentazione dell’ira, per alzare il tono fino al limite consentito dalla legge, resta ferma. Questo, credetemi, è un insegnamento che la nostra sinistra confusa dovrebbe imprimersi nella memoria, come una lezione di stile, di dignità e di responsabilità civica.

Non posso evitare un’annotazione sui cosiddetti “moderati” italiani. Di fronte all’omicidio di un fascista — sto parlando di Charlie Kirk, chiariamo — la loro indignazione si concentra immediatamente sulla presunta mancanza di empatia verso la vittima. Un teatrino viscido, tutto concentrato a mettere sullo stesso piano carnefice e vittima, dipingendo gli Stati Uniti come se fossero precipitati nel Biennio Rosso. Una falsa equidistanza che, in realtà, punta il dito contro la “sinistra cattiva”, come se la civiltà fosse una questione di opinioni e non di fatti.

Ecco perché Minneapolis, in queste settimane, rappresenta una piccola, grande lezione di civiltà. Una lezione rivolta alla nostra sinistra, spesso confusa e divisa, e a quei moderati italiani che vedono estremismi ovunque tranne che nello specchio di casa propria. Mi auguro che gli americani continuino su questa strada, difficile e fragile, che richiede coraggio e autodisciplina. E mi auguro, con la stessa forza, che Donald Trump venga cacciato senza bisogno delle violenze a cui, purtroppo, assistiamo regolarmente nel nostro paese. Perché la democrazia — quella vera, non il teatrino della retorica — si difende con la fermezza della ragione e il rispetto della legge, non con la forza bruta.

Minneapolis, oggi, ci ricorda che la civiltà può essere una scelta radicale, un atto di coraggio collettivo. Noi, dall’altra parte dell’Atlantico, dovremmo prenderne nota. Non con ammirazione passiva, ma con un impegno morale che, fino a prova contraria, ci manca.

(Roberto De Santis)

Prompt:

intro: Io, di sinistra, non sono mai stato antiamericano per partito preso. Ho sempre giudicato quello che gli USA fanno, e ho sempre amato molto della loro cultura, dal cinema alla musica. Persino la loro variante dell'inglese la trovo più ricca.

parte 1: Oggi, però, c'è qualcosa che il popolo americano, in un momento drammatico, può insegnarci. E dovete scusarmi se torno sull'argomento.

parte 2: Negli Stati Uniti c'è un'autocrazia in atto, con squadracce paramilitari e giornalisti arrestati. La reazione della sinistra e di tanti americani comuni? È stata ammirevolmente pacifica e civile. Proteste ferme, ma non violente. In un paese armato fino ai denti, questo stupisce e fa a pezzi i luoghi comuni. Persino a livello "grassroot", tra le associazioni che seguo, nessuno auspica di prendere le armi. In un brodo di coltura che potrebbe esplodere, la violenza più eclatante è stata uno sputo.

parte 3: Da noi? Un governo detestabile, certo, ma nessuna "linea rossa" come là. Eppure, manifestazioni che dovrebbero essere pacifiche si trasformano spesso in campi di battaglia urbani. Mentre la sinistra USA enfatizza la nonviolenza, da noi ci si perde in minuetti per condannare i violenti "che però...".

parte 4: in questo frangente, la sinistra americana e una parte di quella società che spesso dipingiamo come la causa di tutti i mali, si dimostra molto più matura, democratica e civile della sua controparte italiana. Persino quando avrebbe tutte le ragioni per fare diversamente.

parte 5: Infine, un'annotazione sui "moderati" italiani. Di fronte all'omicidio di un fascista (sto parlando di Charlie Kirk), la loro indignazione si è concentrata sulla presunta mancanza di empatia verso il fascista. Un teatrino viscido che ha dipinto gli USA come nel Biennio Rosso, in una falsa equidistanza che, in realtà, puntava il dito contro la "sinistra cattiva".

parte 6: Minneapolis, in queste settimane, ha dato una lezione di civiltà. Sia alla nostra sinistra confusa, sia a quei moderati che vedono opposti estremismi ovunque tranne che nello specchio. Mi auguro che gli americani continuino su questa strada difficile. E che Trump venga cacciato senza bisogno delle violenze a cui purtroppo assistiamo nel nostro paese.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5, parte 6. Approfondisco dove ritengo necessario.

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