
Torno a parlare di Askatasuna perché, francamente, il dibattito ha superato da tempo la soglia del ridicolo. E quando il ridicolo diventa sistema, far finta di nulla equivale a esserne complici. Da giorni assistiamo a un teatrino già visto: minimizzazioni, giustificazioni, accuse ai media cattivi e, ovviamente, l’evergreen degli “infiltrati”. Mancava solo il complotto dei rettiliani, poi il bingo era completo.
C’è chi, dopo la manifestazione di sabato, continua a sostenere che gli scontri con la polizia siano stati opera di misteriosi corpi estranei. Il corteo – dicono – era pacifico, colorato, animato dalle migliori intenzioni. Tutto il resto sarebbe una deformazione giornalistica, una narrazione tossica imposta dall’alto.
Peccato che questa favola venga smentita dai protagonisti stessi. Gli organizzatori della manifestazione, il collettivo Askatasuna, hanno pubblicato un comunicato ufficiale in cui rivendicano con orgoglio quelle azioni. Non con imbarazzo, non con distinguo, ma con fierezza. Parlano di “resistenza all’urto”, di avanzata “metro dopo metro”, di determinazione militante. E chiariscono anche l’obiettivo: non una generica pace universale, non un arcobaleno di buoni sentimenti, ma la riconquista forzata di uno stabile occupato. Esattamente ciò che campeggiava, senza troppi giri di parole, nello striscione di apertura.
Dunque no, non erano infiltrati. Non erano provocatori travestiti. Non erano marziani atterrati per rovinare la festa. Erano loro. Una parte ben precisa di quel corteo, organizzata, consapevole, determinata. Gli stessi che hanno deciso di deviare dal percorso concordato per andare allo scontro in Corso Regina.
E lo ripeto lentamente, così magari passa il concetto: non lo dico io, non lo dice un editoriale “reazionario”, non lo suggerisce un video montato ad arte. Lo dicono loro, nero su bianco, con una retorica che richiama più l’epica dello scontro che la protesta civile. Negare l’evidenza, a questo punto, non è ingenuità: è malafede.
A chi era in piazza in buona fede – e ce ne saranno stati, senza dubbio – consiglio una riflessione meno emotiva e più adulta. Se vi siete sentiti traditi da quelle frange violente, forse è il caso di chiedersi con chi stavate marciando. Perché le manifestazioni non sono contenitori neutri: hanno organizzatori, simboli, obiettivi politici precisi.
La prossima volta, informatevi meglio. Leggete i comunicati, guardate chi firma, ascoltate cosa viene detto prima e non solo ciò che vi fa comodo dopo. È l’unico modo per evitare di ritrovarvi, ancora una volta, a dover spiegare agli amici, ai parenti e alla città intera che “voi non c’entravate niente”, mentre dietro di voi volano bottiglie e slogan da centro sociale anni Novanta.
Perché alla fine queste arrampicate sugli specchi fanno più rumore delle cicale a ferragosto. E soprattutto producono un danno politico enorme: trasformano ogni discussione seria su ordine pubblico, diritto di manifestare e legalità in una farsa ideologica.
Difendere tutto e tutti, anche l’indifendibile, non è spirito critico. È infantilismo militante. E un paese che continua a raccontarsi favole, anche davanti ai comunicati ufficiali dei diretti interessati, non sta difendendo la libertà: sta solo rinunciando alla realtà.
(Francesco Cozzolino)
Prompt:
Intro: torno a parlare di Askatasuna perché il dibattito si è fatto troppo ridicolo per far finta di nulla.
parte 1: C’è chi, dopo la manifestazione di sabato, continua a sostenere che gli scontri con la polizia fossero opera di infiltrati, che il corteo era pacifico e che i media raccontano male la storia. Vorrei ricordare una cosa: gli organizzatori della manifestazione – il collettivo Askatasuna – hanno pubblicato un comunicato in cui rivendicano con orgoglio quelle azioni. Scrivono di aver “resistito all’urto” e di essere avanzati “metro dopo metro”. Sottolineano che l’obiettivo non era una generica pace nel mondo, ma riprendersi con la forza uno stabile occupato, come peraltro era chiaro nello striscione di apertura.
parte 2: Quindi no, non si tratta di “corpi estranei” o di fantomatici agenti provocatori. Sono stati proprio loro, una parte di quel corteo, a deviare dal percorso concordato per andare allo scontro in Corso Regina. Questo, ripeto, non lo dico io, lo dicono loro.
parte 3: A tutti coloro che erano in piazza in buona fede, magari sentendosi traditi da quelle frange violente, consiglio una riflessione: la prossima volta, informatevi meglio su chi organizza e su quali siano i reali obiettivi di una manifestazione. Per evitare di ritrovarvi, ancora una volta, a dovervi difendere davanti a tutta la città, agli amici e ai parenti, sostenendo che “non c’entravate niente”.
parte 4: queste arrampicate sugli specchi fanno più rumore delle cicale a ferragosto.
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4. Approfondisci dove ritieni necessario.
Assumendo l'identità di Francesco Cozzolino descritta sopra, scrivi un Articolo; usa un tono irriverente.
Scopri di più da Le Argentee Teste D'Uovo
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.