Buongiornissimo, caffè?

Sì, grazie. Forte. Perché serve lucidità, non zucchero, per affrontare l’ennesima giornata di dibattito pubblico trasformato in tifoseria con megafono.

Hamas parla chiaro (e nessuno finge di sentire)

Hamas lo ha detto senza giri di parole: non intende disarmarsi. Punto. E, già che c’era, ha ribadito l’intenzione di “ricompensare” le famiglie dei suoi “cinquantamila martiri” caduti a Gaza dopo il 7 ottobre 2023. “Martiri”, non civili. La parola non è un dettaglio semantico: è una dichiarazione politica, ideologica, militare.

Il 7 ottobre è una data che dovrebbe far tremare chiunque abbia ancora una bussola morale funzionante. E invece, in certi ambienti italiani, sembra quasi evocata con una strana soddisfazione: come se fosse il colpo di teatro che finalmente “ha smascherato Israele”. Qui non c’è niente da smascherare: c’è un’organizzazione che rivendica la lotta armata permanente e che investe sulla morte come capitale simbolico. Se questo è “resistenza”, allora abbiamo seri problemi di vocabolario.

ONU, Al Jazeera e il contorsionismo morale

Nello stesso tempo storico — perché tutto avviene nello stesso respiro del mondo — vediamo Francesca Albanese, relatrice ONU, sedersi serenamente a una conferenza di Al Jazeera accanto a rappresentanti di gruppi estremisti. Non a un tavolo di negoziato. Non a un confronto critico. Accanto.

Ora, nessuno pretende la purezza assoluta in un contesto internazionale sporco per definizione. Ma esiste una linea sottile tra dialogo e legittimazione. E quando ricopri un ruolo ufficiale, quella linea diventa una responsabilità, non un’opinione personale.

Nel frattempo rispunta la Flottiglia per Gaza, questa reliquia del teatro politico occidentale: molto simbolo, zero efficacia, utilissima però per sentirsi dalla “parte giusta della storia” senza sporcarsi le mani con domande difficili. A chi serve davvero? Non ai civili palestinesi. Serve a chi ha bisogno di una scenografia morale.

Erri De Luca e il reato di buon senso

Poi succede l’impensabile: Erri De Luca osa dire una cosa ovvia. Che desiderare l’annientamento di uno Stato — Israele, nello specifico — non è esattamente un pensiero pacifista. Apriti cielo.

Insulti, accuse, anatemi digitali. Perché oggi il pacifismo funziona così: sei contro la guerra, purché sia quella “giusta”. Sei contro la violenza, purché sia esercitata dai “nostri”. Se osi dire che il massacro deliberato di civili non rientra in nessuna etica della liberazione, diventi automaticamente un mostro.

Il problema non è De Luca. Il problema è un ambiente intellettuale che ha sostituito l’analisi con il riflesso pavloviano.

I civili in Iran? Silenzio, grazie

E mentre Gaza monopolizza — selettivamente — ogni lacrima, altrove i civili muoiono nel silenzio. In Iran, repressione, esecuzioni, sangue nelle strade. Numeri importanti, storie vere, vite spezzate. Ma lì niente hashtag, niente piazze, niente indignazione permanente.

Perché? Perché non rientra nella narrativa comoda. Perché non c’è Israele da demonizzare, né Occidente da accusare. E allora il dolore diventa improvvisamente meno urgente.
I diritti umani, a quanto pare, funzionano a intermittenza.

Seriamente, basta

Basta con questa pornografia morale. Basta con l’indignazione a comando. Basta con l’idea che denunciare Hamas significhi assolvere Israele, o che criticare Israele significhi tifare per il jihadismo armato.

La realtà è più scomoda, più complessa, meno vendibile. Hamas è un’organizzazione armata che non vuole la pace. Israele porta avanti politiche che violano sistematicamente i diritti dei palestinesi. Entrambe le cose sono vere. Negarne una per comodità ideologica non è militanza: è pigrizia intellettuale.

(Serena Russo)

Prompt:

intro: buongiornissimo, caffè?

parte 1: Hamas, attraverso un suo annuncio, dichiara senza mezzi termini di non volersi disarmare e di intendere ricompensare le famiglie di quello che definisce i suoi "cinquantamila martiri" morti a Gaza nel conflitto iniziato all'indomani del 7 ottobre 2023 (data che, immagino, fa gongolare di gioia il campo pacifista italiano e non).

parte 2: Nello stesso respiro del mondo, vediamo figure pubbliche come Francesca Albanese, che ricopre un ruolo ufficiale all'ONU, scegliere di partecipare a una conferenza di Al Jazeera seduta accanto a rappresentanti di gruppi estremisti. E intanto, si parla della riorganizzazione della Flottiglia per Gaza.

parte 3: quando uno scrittore come Erri De Luca fa una semplice osservazione di buon senso – che il desiderio di annientare uno Stato, Israele nello specifico, non è esattamente un pensiero da pacifista – viene immediatamente sommerso da un'ondata di insulti sul web.

parte 4: i cinquantamila civili uccisi in Iran? Chi se ne frega!

parte 5: seriamente, basta. articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5; approfondisco dove necessario.

Scrivi un approfondito articolo, assumendo il ruolo di Serena Russo, tagliente, graffiante, ironico. Rendilo immersivo.

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