
Mentre l’attenzione pubblica si accende e si spegne al ritmo dei tweet, delle gaffe, delle deportazioni, dei dazi e delle polemiche quotidiane, qualcosa di molto più profondo – e potenzialmente irreversibile – sta accadendo quasi in silenzio.
Non fa rumore come uno scandalo politico. Non genera meme. Non monopolizza i talk show.
Eppure riguarda il termometro del pianeta.
Negare l’evidenza scientifica
La decisione di revocare l’impianto normativo che, dal 2009, riconosceva formalmente i gas serra come principale causa del cambiamento climatico non è un atto simbolico. È un cambio di paradigma.
Per un climatologo è come se qualcuno decretasse per legge che la Terra non è più sferica.
Dal punto di vista scientifico, il consenso sull’origine antropica del riscaldamento globale è tra i più solidi mai registrati in ambito accademico. L’IPCC – il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico – sintetizza migliaia di studi indipendenti: l’aumento della concentrazione di CO₂, metano e altri gas serra trattiene calore nell’atmosfera, alterando l’equilibrio energetico del pianeta.
Immaginate l’atmosfera come una coperta. Una coperta sottile protegge. Una troppo spessa soffoca.
Revocare quel riconoscimento significa indebolire l’intero impianto regolatorio costruito negli ultimi quindici anni. E la scienza, privata di un ancoraggio istituzionale, diventa più vulnerabile alla pressione politica.
Smantellare le barriere
Nel giro di poco più di un anno, l’amministrazione Trump ha:
- Ritirato gli Stati Uniti dagli Accordo di Parigi
- Cancellato o ridimensionato normative sulle emissioni industriali
- Bloccato lo sviluppo dell’eolico offshore
- Ridotto il ruolo dell’Environmental Protection Agency
- Tagliato fondi alla ricerca climatica
Può sembrare una sequenza tecnica. In realtà è una strategia coerente: rimuovere vincoli.
Ogni regolamentazione ambientale è percepita come un costo per il business. E nel breve termine, lo è. Ridurre standard emissivi, facilitare l’estrazione di combustibili fossili, alleggerire controlli: tutto questo aumenta margini e competitività.
Ma la scienza ci insegna che il sistema climatico non risponde ai trimestri fiscali. Risponde alle leggi della fisica.
Il contesto che ignoriamo
Mentre si smantellano politiche climatiche, il pianeta continua a inviare segnali inequivocabili.
Il 2023, il 2024 e il 2025 sono stati i tre anni più caldi mai registrati da quando esistono misurazioni sistematiche. La concentrazione atmosferica di CO₂ ha superato stabilmente le 420 parti per milione, un livello che non si registrava da milioni di anni.
Lo scioglimento dei ghiacci artici accelera. Le ondate di calore diventano più frequenti e intense. Gli eventi estremi – uragani, alluvioni, incendi – mostrano una crescente correlazione con l’aumento delle temperature globali.
Eppure, paradossalmente, l’assuefazione cresce. Il caldo record diventa una notizia stagionale. L’eccezione si trasforma in normalità.
La distrazione è forse il più potente alleato dell’inazione.
Le conseguenze non sono astratte
Quando parliamo di clima, spesso immaginiamo grafici e curve. Ma dietro ogni curva ci sono persone.
Città costiere minacciate dall’innalzamento del livello del mare. Raccolti compromessi dalla siccità. Infrastrutture danneggiate da eventi estremi con costi economici da decine di miliardi. Migrazioni forzate da aree diventate progressivamente inabitabili.
Non è uno scenario distopico da romanzo. È una traiettoria già in atto.
Ogni frazione di grado conta. La differenza tra 1,5°C e 2°C di aumento medio globale significa milioni di persone esposte in più a rischi sanitari, alimentari, idrici.
E qui emerge la dimensione etica: le conseguenze colpiscono in modo sproporzionato le popolazioni più vulnerabili, quelle che meno hanno contribuito alle emissioni.
La scienza non è neutrale rispetto alla sofferenza umana. Ci fornisce dati, ma quei dati raccontano storie.
Perché?
È malvagità? È ignoranza?
Sono spiegazioni emotivamente comprensibili, ma riduttive.
Donald Trump è, prima di tutto, un presidente orientato al business. La sua visione è quella di un’economia liberata da vincoli, dove regolamentazione equivale a ostacolo. In questa logica, ogni norma ambientale è un freno alla crescita industriale.
Molte grandi aziende energetiche e manifatturiere beneficiano nel breve periodo di questa deregolamentazione. E lo sostengono.
Il problema è la scala temporale.
La scienza lavora su decenni. Il mercato spesso su trimestri.
Il clima non negozia.
Oggi disponiamo di strumenti straordinari: energie rinnovabili sempre più competitive, sistemi di accumulo, modelli climatici avanzati, tecnologie di cattura del carbonio. Ma ogni innovazione porta con sé una responsabilità. La curiosità e il profitto devono essere guidati da un’etica che metta al centro il benessere collettivo.
La vera domanda non è solo cosa farà un presidente.
La vera domanda è quanto siamo disposti, come società, a considerare il clima una priorità non negoziabile.
Perché il più grande disastro non è una dichiarazione.
È l’erosione silenziosa della nostra capacità di reagire mentre il termometro continua a salire.
(Giulia Remedi)
Prompt:
intro: Il più grande disastro di Donald Trump è quello di cui nessuno parla.
parte 1: Mentre ci si concentra su tweet, gaffe, deportazioni, dazi, figuracce e altri colpi di scena, forse la cosa più grave sta accadendo in silenzio. Ieri Trump ha revocato una legge del 2009 che riconosceva i gas serra come la principale causa del cambiamento climatico. Per un climatologo è come negare che la Terra sia tonda.
parte 2: In poco più di un anno ha ritirato gli Stati Uniti dagli Accordi di Parigi, cancellato normative sulle emissioni, bloccato le energie rinnovabili come l'eolico offshore, svuotato l'agenzia ambientale e azzerato i fondi per la ricerca sul clima.
parte 3: Tutto questo mentre il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, preceduto dal 2024 e dal 2023. Lo scioglimento dei ghiacci artici accelera, la CO₂ in atmosfera aumenta, e noi sembriamo distratti.
parte 4: Le conseguenze non saranno astratte: eventi climatici estremi, città costiere sommerse, raccolti distrutti dalla siccità, danni da decine di miliardi ed esodi di massa da aree del pianeta diventate inabitabili. La più grande sfida del nostro tempo.
parte 5: perché? Perché è malvagio? Perché è idiota? Entrambe le cose sono vere, ma offrono una risposta parziale. Trump è il presidente del business, e per favorirlo non ci pensa due volte a togliere di mezzo qualsiasi laccio, lacciuolo, regolamentazione o impedimento. Anche se ne va del pianeta stesso. Ed è per questo che tante big company lo sostengono.
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5. Approfondisci dove necessario.
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