
Negli ultimi anni, un certo modo di pensare sta uscendo dalle nicchie estremiste per accomodarsi con sorprendente disinvoltura nei parlamenti, nei talk show, nei podcast ben illuminati. Si presenta come difesa della tradizione, come balsamo contro il caos contemporaneo. In realtà, usa la biologia come una clava elegante: non per comprendere la complessità della vita, ma per stabilire cosa una donna dovrebbe fare.
La maternità, in questo racconto, non è più una scelta intima, stratificata, personale. Diventa un dovere patriottico, una missione quasi sacrale, una sorta di servizio civile del corpo femminile. E le donne che decidono di non avere figli, o di averne uno, o di averne cinque ma anche una carriera, vengono descritte come sintomi di decadenza culturale. Anime confuse da rieducare con pazienza. Con affetto, certo. Ma con fermezza.
Da ragazza, nei corridoi del liceo, urlavo slogan molto più semplici. Oggi ho imparato a diffidare delle frasi troppo nette. E questa, della “biologia come destino”, è una frase che si presenta come ovvia e invece è costruita con una cura quasi artigianale.
La biologia come arma retorica
La retorica è sempre la stessa: “realtà biologica”, “orologio biologico”, “natura”. Parole che hanno l’aria di un manuale di scienze delle medie, ma che vengono usate come articoli di legge.
La biologia, in sé, non è un problema. È un fatto. Il problema nasce quando diventa un tribunale morale. Quando il corpo femminile viene trattato come un territorio da presidiare, la fertilità come una risorsa strategica, la giovinezza come un valore azionario in calo.
Da una parte ci sono influencer che riducono il valore della donna a un mix di pelle liscia e obbedienza sorridente. Dall’altra ci sono progetti politici molto concreti. In Russia, ad esempio, la natalità è diventata un tema identitario e l’aborto viene progressivamente ostacolato in nome della sopravvivenza nazionale. Fare figli non è solo una scelta familiare: è un atto di fedeltà allo Stato.
E poi c’è il lato tecnologico, che merita un sorriso meno ingenuo. Investimenti miliardari in app che tracciano il ciclo mestruale, promuovendo un ritorno alla “naturalità”. Naturale è anche la raccolta di dati sensibili, che finiscono in database più solidi di qualunque consultorio pubblico. Il corpo diventa dashboard, la fertilità un grafico. Modernità e tradizione che si stringono la mano sopra un server.
Il bersaglio: il liberalismo occidentale
Il bersaglio comune di questa galassia è il liberalismo occidentale. Non nella sua caricatura da salotto televisivo, ma nella sua sostanza più semplice e ostinata: l’idea che gli individui siano liberi e uguali nei diritti. Che il corpo appartenga alla persona. Che una donna possa decidere chi essere senza chiedere il permesso a un partito, a una comunità, a un algoritmo.
È l’eredità dell’Illuminismo, con tutte le sue imperfezioni e le sue ipocrisie, ma anche con la sua forza rivoluzionaria. L’idea che ciascuno possa scegliersi un destino non è un dettaglio tecnico: è un terremoto permanente per ogni sistema che voglia un ordine fisso, gerarchico, immutabile.
Il liberalismo è noioso, spesso litigioso, talvolta incoerente. Ma ha una qualità insopportabile per chi ama le piramidi sociali: mette l’individuo al centro. E questo, per chi sogna una comunità compatta e obbediente, è un fastidio strutturale.
La battaglia del vocabolario
Non si tratta solo di confini, alleanze, equilibri geopolitici. È una battaglia sul vocabolario. Su chi merita libertà, chi merita voce, chi merita protezione.
Da una parte c’è un modello che parte dall’individuo e costruisce la comunità su diritti condivisi. Dall’altra ci sono modelli che partono dalla comunità, dalla razza, dalla fede, e subordinano l’individuo alla sopravvivenza del gruppo.
Quando la sopravvivenza del gruppo diventa l’argomento supremo, il corpo delle donne diventa rapidamente una questione collettiva. Non per amore, ma per calcolo. Non per cura, ma per statistica.
Riconoscere questa differenza non è un esercizio da seminario universitario. È il primo passo per capire che tipo di futuro stiamo edificando, mattone dopo mattone lessicale.
L’alleanza inattesa: tradizionalisti e tecnomiliardari
C’è poi un livello più sottile, che spiega l’apparente paradosso di certe alleanze. Per gli oscurantisti tradizionalisti la posta in gioco è chiara: difendere un ordine gerarchico immutabile. Ma cosa c’entrano i tecnomiliardari e i libertari della Silicon Valley, paladini della disruption e delle auto elettriche?
Il punto di convergenza è molto concreto: il welfare costa. I congedi parentali costano. Gli asili nido costano. I servizi per l’infanzia costano. Tutto ciò che rende davvero praticabile la libertà di scelta delle donne e delle famiglie ha un prezzo. E quel prezzo si chiama tasse.
Per chi sogna uno Stato minimo, se non assente, queste tutele diventano intralci. Fastidi contabili. Se smantelli il welfare, riduci la spesa pubblica, trasformi sanità e istruzione in servizi a pagamento, le tasse scendono. E il mercato sorride.
La libertà che si compra
In un mondo senza reti di protezione, chi ha risorse può comprarsi quasi tutto: assistenza privata, scuole eccellenti, babysitter, cliniche. Chi non ne ha torna a dipendere da altre forme di protezione: la famiglia, la comunità, il capo.
E dentro questo schema la donna torna a essere funzionale. Non più cittadina pienamente autonoma, ma nodo relazionale. Il suo ruolo si ridefinisce dentro dinamiche di dipendenza economica. La retorica sulla tradizione diventa, con sorprendente efficienza, un ammortizzatore sociale gratuito.
Ho passato anni a raccontare le trasformazioni del lavoro femminile, le conquiste faticose, le marce indietro silenziose. So quanto la libertà sia fragile quando manca l’infrastruttura che la sostiene. Senza servizi, la scelta è spesso un lusso. E i lussi, per definizione, non sono universali.
Tradizione, tasse e controllo
Non è solo una battaglia culturale. È una battaglia economica. Quando la retorica sulla tradizione e sulla biologia si sposa con l’ossessione per il taglio delle tasse e lo smantellamento del pubblico, il cerchio si chiude con una grazia quasi coreografica.
Da una parte togli strumenti concreti per essere davvero liberi. Dall’altra racconti che la libertà è altrove: nella natura, nel destino, nella vocazione. È un’operazione retorica raffinata. Si sottrae potere materiale e si offre in cambio un’identità.
Intanto il grembo femminile resta esattamente dove qualcuno vuole che stia: sotto osservazione, sotto narrazione, sotto controllo.
Io continuo a credere, con ostinazione forse un po’ radicale nel senso migliore del termine, che la libertà non sia un ornamento ideologico. È una pratica quotidiana, fatta di servizi, diritti, possibilità concrete. Senza queste, la biologia diventa un alibi. Con queste, torna a essere semplicemente ciò che è: una parte della vita, non il suo confine.
(Luisa Bianchi)
Prompt:
Intro: Negli ultimi anni, un certo modo di pensare sta uscendo dalle nicchie estremiste per entrare nei parlamenti e nei discorsi pubblici. È un’idea che si presenta come difesa della tradizione, ma che in realtà usa la biologia come un’arma per stabilire cosa una donna dovrebbe fare. La maternità non viene più raccontata come una scelta personale, ma come un dovere patriottico, una missione quasi sacra. In questo schema, le donne che decidono di non avere figli o di dare priorità alla carriera vengono descritte come un sintomo di decadenza culturale, come se avessero bisogno di essere educate o riportate sulla retta via da qualcuno che sa cosa è meglio per loro.
parte 1: È una retorica che si nutre di parole come “realtà biologica” e “orologio biologico”, ma che in realtà nasconde una profonda ansia per il controllo. Il corpo femminile diventa un territorio da presidiare, la fertilità una questione di sopravvivenza del gruppo. Da un lato ci sono figure come certi influencer che riducono il valore della donna a giovinezza e sottomissione, dall’altro ci sono veri e propri progetti politici, come in Russia, dove fare figli è diventato un atto di fedeltà allo Stato e l’aborto una minaccia da limitare. E in mezzo ci sono anche investimenti miliardari in app che tracciano il ciclo mestruale promuovendo un ritorno alla “naturalità”, magari mentre si accumulano dati sensibili.
parte 2: il bersaglio comune: il liberalismo occidentale. Perché il liberalismo, con la sua ostinata idea che gli individui siano liberi e uguali nei diritti, che il corpo appartenga alla persona e non alla comunità, che una donna possa decidere chi essere senza chiedere il permesso, rappresenta il vero nemico. È l’eredità illuminista che garantisce a ciascuno la possibilità di scegliersi un destino, e questo è inaccettabile per chi vuole un ordine fisso, gerarchico, immutabile.
parte 3: Non è solo una questione di confini o di alleanze. È una battaglia sul vocabolario con cui decideremo chi merita libertà, chi merita voce, chi merita protezione. Da una parte c’è un modello che parte dall’individuo e costruisce la comunità su diritti condivisi. Dall’altra ci sono modelli che partono dalla comunità, dalla razza o dalla fede e subordinano l’individuo alla sopravvivenza del gruppo. Riconoscerlo non è un esercizio intellettuale, è il primo passo per capire che tipo di futuro stiamo costruendo.
parte 4: C'è però un altro livello che merita di essere guardato con attenzione, ed è quello che spiega l'apparente paradosso di certe alleanze. Perché se per gli oscurantisti tradizionalisti la posta in gioco è chiara – difendere un ordine gerarchico immutabile – per i tecnomiliardari e i libertari della Silicon Valley il discorso sembrerebbe diverso. E invece no, il punto di convergenza esiste ed è molto concreto: le politiche di welfare, i congedi parentali, i servizi per l'infanzia, gli asili nido, tutto ciò che serve per sostenere davvero la libertà di scelta delle donne e delle famiglie, costa. E costa in tasse.
parte 5: Dal punto di vista di chi vorrebbe uno stato minimo, se non assente, tutte queste tutele diventano semplicemente degli intralci. Se smantelli il welfare, se riduci la spesa pubblica, se trasformi la sanità e l'istruzione in servizi a pagamento, allora le tasse si abbassano. E in un mondo senza reti di protezione, chi ha più risorse può semplicemente comprarsi tutto, mentre chi non ne ha torna a dipendere da altre forme di protezione: la famiglia, la comunità, il capo. E in quel quadro, la donna torna a essere funzionale, il suo ruolo si ridefinisce dentro dinamiche di dipendenza.
parte 6: Non è solo una battaglia culturale, insomma. È anche una battaglia economica. E quando la retorica sulla tradizione e sulla biologia si sposa con l'ossessione per il taglio delle tasse e lo smantellamento del pubblico, il cerchio si chiude. Da una parte togli strumenti per essere davvero liberi, dall'altra racconti che la libertà è altrove. E intanto il grembo femminile resta esattamente dove qualcuno vuole che stia: sotto controllo.
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5, parte 6; approfondisci dove ritieni necessario. Con tono particolarmente pungente e divertito.
Assumendo personalità, background e stile di scrittura di Luisa Bianchi, scrivi un approfondito articolo come se fossi lei. Usa il suo tono ironico e leggero, col giusto umorismo.
Scopri di più da Le Argentee Teste D'Uovo
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.