L’Ombra di Musk: Suprematismo e Ideologie Nascoste

Pochi giorni fa Anthropic — l’azienda dietro a Claude — ha incassato nuovi miliardi per sviluppare quello che in Silicon Valley chiamano “vibe coding”. Traduzione rapida: programmare senza programmare davvero. Tu descrivi l’“atmosfera” del software che vuoi e l’intelligenza artificiale scrive il codice per te. Meno sintassi, più intenzione. Meno notti insonni su Stack Overflow, più prompt ben scritti.

Nulla di scandaloso. Anzi: se c’è un settore dell’IA che può reggere economicamente nel medio periodo, è proprio questo. Automazione concreta, risparmio di tempo, produttività misurabile. Capitalismo in purezza.

La reazione di Elon Musk, però, è stata diversa dal solito. Nel suo attacco al rivale ha infilato tutto: misandria, omofobia, e — sorpresa — persino gli asiatici come presunte vittime di un sistema ostile. Un minestrone identitario servito bollente ai suoi milioni di follower.

E lì, lo ammetto, mi sono fermato. Non per lo stupore. Per il metodo.

Il copione che conosciamo

Che Musk cavalchi l’estrema destra non è una novità. I suoi post sono ormai indistinguibili da quelli dei suprematisti bianchi: stessa grammatica dell’assedio, stesso lessico della sostituzione, stesso tono apocalittico. Non è più trolling. È una linea politica.

Quello che mi interessa, però, non è la provocazione in sé. È la scelta degli ingredienti. Perché infilare anche gli asiatici nel racconto della persecuzione? Perché trasformare un gruppo percepito come economicamente “di successo” in vittima simbolica?

Quando un imprenditore con un potere mediatico quasi illimitato costruisce un frame, non lo fa a caso. Sta parlando a qualcuno. Sta preparando qualcosa.

Gerarchie, fabbriche e fantasmi pseudoscientifici

Musk non è solo l’uomo dei razzi. È l’uomo della Tesla e della Gigafactory 3 di Shanghai. È un imprenditore profondamente intrecciato con la Cina industriale. E da tempo frequenta ambienti intellettuali che flirtano con la cosiddetta “race science”: teorie che pretendono di classificare le popolazioni in gerarchie di capacità e valore.

Nomi come Steve Sailer e Curtis Yarvin non sono fantasmi marginali di forum oscuri. Sono ideologi ultrareazionari che hanno trovato ascolto nei salotti del potere americano, orbitando attorno a figure come JD Vance. Un ecosistema culturale che sogna una democrazia “snella”, cioè meno democratica, più gerarchica, più aziendalizzata.

In questo schema, bianchi e asiatici vengono spesso collocati in cima a presunte piramidi meritocratiche. Non è un caso che il discorso identitario venga piegato in modo funzionale: non per proteggere le minoranze, ma per costruire alleanze tattiche. Oggi sei vittima. Domani sei prova vivente che la gerarchia funziona.

È un gioco di prestigio. E funziona perché parla alla paura.

La fabbrica delle vittime

Ho incontrato operai che temono di perdere il lavoro per un algoritmo. Ho parlato con piccoli imprenditori soffocati dalle tasse. La rabbia esiste. È reale. È comprensibile.

Ma c’è un modo onesto di affrontarla — e uno manipolatorio.

Il progetto che vediamo prendere forma è organico: si trasformano gruppi identitari in “vittime” per alimentare una sindrome da accerchiamento. Si costruisce l’idea che uomini, bianchi, asiatici, eterosessuali siano sotto attacco. Che ogni progresso sociale sia una sottrazione.

Intanto, mentre l’attenzione si concentra su donne, migranti, comunità LGBTQ+, si smantellano pezzi di welfare. Si alleggeriscono regolamentazioni. Si consolida il potere di oligarchie tecnologiche che hanno budget superiori al PIL di interi Stati.

Perché smantellare il welfare? Per sadismo? Per godere della sofferenza dei “comuni mortali”? Non posso escludere che in qualcuno ci sia una pulsione darwiniana, un’estetica della competizione spinta fino alla crudeltà.

Ma la motivazione è molto più pragmatica: le regole intralciano il business. Il welfare si finanzia con le tasse. E le tasse sono una variabile da comprimere.

Il resto è teatro. Un teatro rumoroso, emotivo, divisivo. Mentre dietro il sipario si scrivono contratti.

Il laboratorio britannico

Guardiamo al Regno Unito. Dopo la Brexit, la disuguaglianza è aumentata in modo evidente. Le promesse di rinascita industriale si sono scontrate con una realtà fatta di stagnazione e servizi pubblici in affanno.

In questo contesto, narrative anti-immigrazione sono state finanziate e amplificate da élite che avevano tutto l’interesse a spostare il dibattito. Il risultato? Il suprematismo bianco non è mai stato così sdoganato nel discorso pubblico britannico recente.

Non è un caso. È un meccanismo. Quando la torta si restringe — o viene raccontata come tale — qualcuno deve essere indicato come ladro di fette.

E così la conversazione pubblica si riempie di simboli, mentre i numeri restano sullo sfondo.

Il volto e il sistema

Musk è solo il volto più visibile. Il personaggio perfetto: genio eccentrico, imprenditore visionario, troll instancabile. Ma dietro c’è un sistema con triliardi a disposizione per normalizzare l’estremismo, renderlo cool, trasformarlo in meme.

La cosa che mi colpisce, ogni volta, non è l’eccesso. È la coerenza.

Si parla di libertà, ma si sogna una società più gerarchica.
Si invoca la meritocrazia, ma si consolidano monopoli.
Si difendono “le vittime”, ma si tagliano le reti di protezione.

E noi?

Noi rischiamo di restare intrappolati nel dibattito più rumoroso, dimenticando quello più importante: chi decide le regole del gioco. Chi le riscrive. E a vantaggio di chi.

(Giancarlo Salvetti)

Prompt:

Intro: Pochi giorni fa Anthropic, l'azienda dietro a Claude, ha ricevuto nuovi miliardi per sviluppare il "vibe coding" (vi spiego cos'è in breve). Nulla di strano: è l'unico settore dell'IA che può reggere economicamente. La reazione di Elon Musk, però, è stata diversa dal solito. Nel suo attacco al rivale, ha infilato di tutto: misandria, omofobia e persino gli asiatici come presunte vittime.

parte 1: Ora, che Musk cavalchi l'estrema destra non è una novità. I suoi tweet sono ormai indistinguibili da quelli dei suprematisti bianchi, e lo dicono persino gli studiosi del settore. Ma perché infilare nel calderone anche gli asiatici?

parte 2: Musk ha la Gigafactory 3 a Shanghai, e da tempo frequenta ambienti pseudoscientifici (la "race science") che piazzano bianchi e asiatici in cima a presunte gerarchie razziali. Dietro ci sono personaggi come Steve Sailer e Curtis Yarvin, ideologi ultrareazionari vicini a JD Vance e a tutta la cerchia di Musk.

parte 3: È un progetto organico: si costruiscono narrazioni che trasformano gruppi identitari in "vittime" per creare sindrome da accerchiamento. Funziona così che mentre si smantella il welfare e si cementano oligarchie, l'attenzione pubblica viene deviata su minoranze, donne, comunità LGBTQ+. E perché smantellare il welfare? Musk & co ci godono a vedere la sofferenza e la paura dei comuni mortali abbandonati a sé stessi? Non lo posso escludere, naturalmente. Ma la motivazione è molto più pragmatica: le regolamentazioni intralciano il business, e il welfare si alimenta con le tasse.

parte 4: In UK il suprematismo bianco non è mai stato così forte da quando le élite hanno iniziato a finanziare narrative anti-immigrazione per coprire la disuguaglianza post-Brexit.

parte 5: Musk è solo il volto più visibile di un sistema che ha triliardi per normalizzare l'estremismo.

Articolo: intro, parte 1 , parte 2 , parte 3, parte 4, parte 5; approfondisci dove ritieni necessario.

Assumendo la personalità di Giancarlo Salvetti, scrivi un approfondito articolo dal tono tagliente, ironico e brillante. Rendilo immersivo.

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