L’IA non ruberà il lavoro ai medici. Ruberà il lavoro ai fuffaroli.

Parliamoci chiaro: l’intelligenza artificiale non è brava a fare tutto. Non comprende davvero le emozioni profonde, non crea arte nel senso più alto del termine, non progetta città sostenibili partendo da una visione filosofica dell’uomo. Non ha coscienza, non ha esperienza, non ha cicatrici.

Ma su una cosa è devastantemente efficiente: la fuffa.

Mentre mezzo mondo trema pensando all’IA che sostituirà chirurghi e avvocati, io guardo un altro ecosistema: influencer, guru, motivatori da discount, esperti autoproclamati. E lì sì che vedo un’apocalisse imminente. Ragazzi, abbiamo un problema. O meglio: loro hanno un problema.

L’industria del nulla

Il mercato della fuffa online è sterminato. È una catena di montaggio del vuoto.

Pagine Instagram che pubblicano frasi pseudo-profonde su sfondi azzurri. TikToker il cui unico talento è leggere notizie copiate da altri. “Esperti” di marketing che vendono corsi su come fare soldi facili, spiegando come vendere corsi su come fare soldi facili.

È un’economia basata sulla quantità, non sulla qualità. Volume, ripetizione, algoritmo. Non talento. Non competenza. Non visione.

E qui arriva l’IA con la delicatezza di un bulldozer.

Generare una ragazza perfetta (o un ragazzo perfetto) con l’IA? Fatto.
Scrivere 100 didascalie motivazionali in un minuto? Fatto.
Postare 24/7 senza ferie, senza malattie, senza crisi esistenziali? Fatto.
Commentare, mettere like, simulare engagement? Fatto.

Quello che prima richiedeva un “creator” con smartphone e ansia da prestazione, oggi lo fa un server in cloud. Più veloce. Più economico. Più scalabile.

È solo la punta dell’iceberg.

Il problema dei capricci umani

La domanda è brutale: perché un’azienda dovrebbe pagare un influencer umano, costoso, umorale, potenzialmente controverso, quando può costruire un esercito di avatar digitali perfettamente controllabili?

Un avatar non fa dichiarazioni scomode.
Non cambia opinione politica.
Non chiede aumento di cachet.
Non si sveglia un giorno “in burnout”.

Nel digitale, il controllo è potere. E l’IA offre controllo totale.

Il mercato non è romantico. È darwiniano. Se un asset è sostituibile a minor costo e con maggiore efficienza, viene sostituito. Punto.

La creator economy, per come l’abbiamo conosciuta, è fragile perché è gonfiata da una promessa: “Chiunque può farcela”.

L’IA risponde: “Perfetto. Allora chiunque è sostituibile”.

La bolla che si sgonfia

La cosiddetta “creator economy” rischia di essere stata una bolla alimentata da algoritmi e illusioni di unicità.

Quando milioni di persone fanno la stessa cosa — balletti, reaction, frasi motivazionali, consigli finanziari senza competenze — non siamo davanti a talento diffuso. Siamo davanti a saturazione.

L’IA non farà esplodere la creatività autentica. Quella, se esiste, sopravvive.
Ma distruggerà il rumore di fondo.

Ed è qui che arriva la parte interessante: forse è una selezione naturale salutare.

Se il tuo valore è leggere notizie scritte da altri, sei già un bot con metabolismo.
Se il tuo business è vendere scorciatoie, stai competendo contro un algoritmo che vive di scorciatoie.

Benvenuti nella fabbrica dei bot.

Liquidazione totale

La fuffa online era già un settore inflazionato. Con l’IA diventa un settore in liquidazione.

Non perché l’IA sia intelligente.
Ma perché la fuffa è strutturalmente semplice. Ripetitiva. Formulaica.

E tutto ciò che è formula può essere automatizzato.

La verità è scomoda: molti “creator” non erano imprenditori digitali. Erano intermediari dell’attenzione. E l’IA è un intermediario più efficiente.

Il digitale premia chi crea infrastrutture, non chi riempie spazi vuoti con parole intercambiabili.

Cosa resta in piedi

Resta chi ha visione.
Resta chi costruisce prodotti veri.
Resta chi sviluppa tecnologia, non chi la usa per fare teatro.

L’IA non sostituirà chi crea valore strutturale.
Sostituirà chi vive di superficie.

E forse è giusto così.

Per anni abbiamo celebrato l’economia dell’apparenza. Ora arriva un algoritmo che la rende superflua. È ironico. È spietato. È perfettamente coerente con le regole del mercato digitale.

Non sarà la fine della creatività.
Sarà la fine della mediocrità travestita da talento.

E nel Darwinismo tecnologico, sopravvive chi produce valore reale.

Gli altri?
Offline.

(Giovanni Sarpi)

Prompt:

intro: Parliamoci chiaro: l'IA non è brava a fare tutto. Non capisce le emozioni umane profonde, non crea arte vera, non progetta città. Ma è PERFETTA per la fuffa. Mentre molti tremano pensando all'IA che sostituirà medici e avvocati, io guardo al panorama degli influencer e dei "guru" del web. Ragazzi, abbiamo un problema. O meglio, loro hanno un problema.

parte 1: Il mercato della fuffa online è sterminato. Parliamo di Pagine Instagram che pubblicano frasi senza senso su sfondi azzurri, TikToker il cui unico talento è leggere notizie copiate da altri, "Esperti" di marketing che vendono corsi su come fare soldi facili, Generare una ragazza perfetta (o un ragazzo perfetto) con l'IA, Scrivere 100 didascalie motivazionali in un minuto, Postare 24/7 senza bisogno di ferie, Commentare e mettere like da sola. Ed è solo la punta dell'iceberg.

parte 2: Questi lavori, basati sulla quantità e non sulla qualità, sono i primi sulla lista nera. Perché un'azienda dovrebbe pagare un influencer umano (capriccioso e costoso) quando può creare un esercito di avatar digitali che sponsorizzano prodotti 24 ore su 24?

parte 3: La bolla della "creator economy" rischia di sgonfiarsi (allelujia!), lasciando spazio solo a chi ha davvero qualcosa da dire. Per tutti gli altri, benvenuti nella fabbrica dei bot.

parte 4: La fuffa online era già un settore inflazionato. Con l'IA, diventa un settore in liquidazione.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5.

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