
“In tre giorni a Kyiv” balza prepotentemente in testa alla classifica delle previsioni militari del prestigioso Trofeo Alessandro Orsini.
Categoria: sicurezza strategica.
Premio: realtà che smentisce la retorica.
Sembra satira. Purtroppo è cronaca.
Non è (solo) una guerra. È uno specchio
Oggi ricorre il quarto anniversario dell’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Quattro anni. In un conflitto moderno equivalgono a un secolo di illusioni infrante.
Ma non voglio parlare solo di Mosca o di Kyiv. Voglio parlare di noi. Dell’Italia. Della nostra intellighenzia — o meglio, di quella porzione rumorosa che pontifica nei talk show, scrive editoriali solenni e si autodefinisce “realista”.
Il problema non è aver sbagliato previsione. Il problema è aver sbagliato schema mentale.
“Non invaderà mai”. Poi: “Arrendetevi”
Febbraio 2022.
In Italia, una parte consistente di commentatori era categorica: la Russia non avrebbe mai invaso. Era tutto teatro. Pressione negoziale. Bluff.
Poi i carri armati sono entrati davvero.
Marzo 2022.
Stessi ambienti, nuovo copione: l’Ucraina deve arrendersi. La Russia è militarmente invincibile. Kyiv cadrà in pochi giorni. L’Occidente non può farci nulla.
Quattro anni dopo, Mosca non ha prevalso. Kyiv non è caduta. La guerra è ancora lì, brutale, logorante, ma l’invincibilità si è rivelata un mito da talk show.
Non si tratta di sostenere l’una o l’altra parte per tifo. Si tratta di osservare che le analisi erano costruite su presupposti sbagliati: una visione meccanica del potere, dove la massa decide tutto e la volontà non conta nulla.
Il “colpo di scena” cinese che non c’è stato
Quando l’esercito russo ha iniziato a mostrare limiti evidenti — logistica fragile, comando disarticolato, errori tattici grossolani — ecco la nuova profezia: la Cina interverrà in modo decisivo.
La narrazione era elegante: Mosca non è sola, Pechino la sosterrà fino in fondo. Fine dei giochi.
Peccato che Pechino abbia fatto quello che le grandi potenze fanno davvero: difendere i propri interessi, non quelli degli altri. Rapporti cordiali con Mosca, sì. Supporto risolutivo? No.
Nel frattempo il Cremlino si è rivolto all’Iran e alla Corea del Nord per droni e munizioni. Non esattamente il club delle superpotenze tecnologiche.
Se questo era il piano geniale dell’asse anti-occidentale, diciamo che non brilla per solidità strutturale.
La minaccia atomica permanente
Settembre 2022. Ritirate russe.
Nuovo capitolo: l’arma nucleare.
La minaccia atomica è diventata il mantra. Ogni difficoltà sul campo veniva compensata con un’escalation verbale.
Le armi nucleari non sono state usate. Non c’è stata nemmeno prova concreta di preparativi operativi. E, cosa più interessante, la stessa Cina ha fatto capire a Mosca che certe linee non si superano.
Qui l’errore analitico è stato ancora più evidente: confondere retorica deterrente con intenzione operativa. Non sono la stessa cosa.
“Risorse infinite” e illusioni industriali
Altro mantra: la Russia non può perdere perché ha risorse infinite. Gas, petrolio, minerali. Capacità di soffrire. Resilienza storica.
Tutto vero. Ma la guerra moderna non si combatte con le metafore.
Si combatte con microchip, sistemi di guida, elettronica avanzata, catene di approvvigionamento sofisticate. Le materie prime non diventano automaticamente armi di ultima generazione. Servono tecnologie che, guarda caso, sono concentrate in Occidente e in Asia orientale.
Pensare che la sola abbondanza di risorse naturali equivalga a superiorità militare è un errore da manuale di economia del primo anno.
L’inverno che doveva distruggerci
Autunno 2022.
Profezia finale: l’Europa crollerà. Razionamenti. Blackout. Rivolte. Economia devastata.
L’inverno è stato duro. L’inflazione ha morso. I prezzi sono saliti. Ma il collasso annunciato non si è verificato. Le economie si sono adattate. Le forniture si sono diversificate. Le società hanno retto.
Non è stata una passeggiata. Ma non è stato neppure l’apocalisse descritta nei salotti televisivi.
Il problema non è la guerra. È il metodo
Qui arriviamo al punto.
Se sbagli una previsione, può capitare.
Se sbagli sistematicamente, il problema non è la realtà. È il modello con cui la interpreti.
In Italia abbiamo una tradizione intellettuale brillante, ma spesso prigioniera di schemi ideologici rigidi: l’anti-occidentalismo automatico, il culto del “realismo” inteso come resa preventiva, l’idea che le democrazie siano sempre decadenti e gli autoritarismi sempre più efficienti.
La guerra in Ucraina ha messo a nudo questi riflessi condizionati.
Non è solo una questione militare. È culturale. Se lo strumento con cui leggiamo il mondo è tarato male, ogni previsione sarà distorta. E quando la lettura è sbagliata, anche le decisioni lo saranno.
Non è un caso che siamo l’unico grande paese europeo a non essere cresciuto negli ultimi trent’anni. Forse non è solo un problema economico. Forse è una difficoltà più profonda nel riconoscere la realtà quando cambia forma davanti ai nostri occhi.
La guerra non ha soltanto ridisegnato equilibri internazionali.
Ha ridisegnato la mappa delle illusioni italiane.
E quella, temo, è la battaglia più difficile da vincere.
(Serena Russo)
Prompt:
intro: "In tre giorni a Kyiv" balza prepotentemente in testa alla classifica delle previsioni militari del prestigioso Trofeo Alessandro Orsini.
parte 1: Oggi ricorre il quarto anniversario dell'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina. In questa data vorrei ricordare qualcos'altro, qualcosa che riguarda noi italiani. Sto parlando dell'incapacità della nostra intellighenzia, o almeno di una parte importante di essa, di capire e interpretare il mondo che ci circonda.
parte 2: A febbraio del 2022, gran parte dei nostri intellettuali e opinionisti escludeva categoricamente che la Russia potesse davvero invadere l'Ucraina. Poi, come sappiamo, è accaduto esattamente il contrario. Appena un mese dopo, a marzo, gli stessi intellettuali consigliavano all'Ucraina la resa, perché la Russia era considerata militarmente invincibile e la guerra era già segnata. Ancora oggi, dopo quattro anni, Mosca non è riuscita a prevalere.
parte 3: Quando la Russia ha cominciato a mostrare le prime difficoltà sul campo, l'intellighenzia italiana ha subito cambiato argomento, consigliando comunque all'Ucraina di arrendersi perché questa volta Putin avrebbe potuto contare sull'aiuto decisivo della Cina. Ma Pechino, pur mantenendo buoni rapporti con Mosca, non è certo intervenuta in modo risolutivo, tanto che il Cremlino ha dovuto rivolgersi a regimi come l'Iran e la Corea del Nord (rendiamoci conto) per chiedere supporto militare.
parte 4: Quando poi, verso settembre del 2022, le cose per la Russia si sono messe davvero male, ecco spuntare la minaccia atomica. Sappiamo bene come è andata: non solo le armi nucleari non sono state impiegate, ma non c'è stata nemmeno la minima prova di un loro movimento, e addirittura la stessa Cina ha fatto sapere a Mosca che era ora di smetterla con questa storia.
parte 5: Più avanti è arrivata la celebre analisi secondo cui la Russia non può essere sconfitta perché possiede risorse infinite, una capacità di soffrire unica e una straordinaria resilienza. Peccato che le risorse di cui si parlava fossero soprattutto gas, petrolio e minerali, che certo servono a commerciare ma che, da soli, non costruiscono carri armati, aerei o navi moderne senza la componentistica elettronica avanzata che solo l'Occidente è in grado di produrre.
parte 6: Infine, quando l'Europa ha smesso di acquistare gas e petrolio russi, i nostri esperti sono stati unanimi nel profetizzare un inverno 2022-2023 con prezzi alle stelle, razionamenti e una crisi economica devastante. È stato difficile, certo, l'inflazione ha morso, ma di razionamenti e di crolli irreversibili non c'è stata nemmeno l'ombra.
parte 7: Quasi tutte le analisi si sono rivelate incomplete quando non completamente sbagliate. E qui arriviamo al punto. Se la classe intellettuale del nostro paese, usando le teorie che ritiene valide, sbaglia sistematicamente, vorrebbe dire che forse è il momento di cambiare quei famosi schemi interpretativi. Non è un caso che siamo l'unico paese europeo a non essere cresciuto negli ultimi trent'anni. Il problema non è solo la guerra in Ucraina, ma è la nostra cultura, il nostro modo di leggere la realtà, che evidentemente è inadeguato. E se lo strumento che usiamo per interpretare il mondo è sbagliato, la fine è facilmente immaginabile.
articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5, parte 6, parte 7; approfondisco dove necessario.
Scrivi un approfondito articolo, assumendo il ruolo di Serena Russo, tagliente e ironico. Rendilo immersivo.
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