
C’è un’immagine di Pedro Sánchez che in questi giorni rimbalza con entusiasmo quasi adolescenziale sui social della sinistra italiana. La posa è quella del leader progressista, quasi sacerdotale: sguardo intenso, frase a effetto, tono da morale universale. Un volto che sembra uscito più da una telenovela spagnola che da un consiglio dei ministri.
E così, come già accadde con José Luis Rodríguez Zapatero, eccoci al nuovo mantra: “Guardate la Spagna!”. Un riflesso condizionato che racconta molto più delle fragilità della sinistra italiana che non della politica spagnola. Quando non si riesce a costruire una visione a casa propria, si va a cercare il profeta oltre confine.
Il problema è che i santini funzionano solo nelle bacheche social. Nella realtà, le cose sono un po’ più complicate.
Il Sanchez reale (quello che non piace ai meme)
Peccato che nessuno, tra i Nicola Fratoianni e le Elly Schlein di turno, si sia preso la briga di osservare cosa faccia davvero Sánchez quando si spengono i riflettori dei comizi.
Prendiamo Bruxelles, per esempio. Lì il Partito Socialista Operaio Spagnolo ha votato compattamente a favore del riarmo europeo. Sì, proprio quello. Più spesa militare, più coordinamento strategico, più difesa comune.
Il tutto mentre gli alleati di governo — tra cui Podemos e Sumar — sbraitavano come passeggeri di terza classe su un treno che non controllano.
In Italia, nello stesso momento, la scena era quella di una tragicommedia parlamentare: il Partito Democratico diviso tra favorevoli e astensioni, Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle contrari, e la Lega sullo stesso voto.
Sánchez, invece, ha detto sì. Senza drammi esistenziali e senza assemblee psicanalitiche.
Ucraina: quando il pragmatismo batte la retorica
Ancora più interessante è il capitolo Ucraina.
Il leader spagnolo ha incontrato Volodymyr Zelensky, gli ha promesso sostegno fino alla fine del conflitto e ha stanziato circa 817 milioni di euro in aiuti militari, inclusi sistemi di difesa aerea.
Non esattamente il comportamento di un pacifista da manifestazione studentesca.
Nel frattempo Donald Trump minacciava di ridurre il sostegno occidentale alla guerra e una parte della sinistra europea flirtava con il neutralismo strategico — quella posizione elegante con cui si dice: “non siamo filorussi, però…”.
Sánchez ha fatto il contrario. Ha rafforzato la cooperazione con Stati Uniti e ha continuato a sostenere Kiev, nonostante i malumori interni alla sua coalizione.
Il punto è semplice: il leader spagnolo può permettersi di fare il progressista in televisione perché poi governa come un realista.
Il doppio registro della politica
Naturalmente Sánchez non è un ingenuo.
Sa benissimo che una coalizione fragile si tiene insieme con una miscela di pragmatismo e teatro. E così ogni tanto partono i proclami contro Israele o contro l’egemonia americana, giusto per calmare la pancia ideologica di una parte dell’elettorato.
Poi però arrivano i contratti veri.
La Spagna continua a mantenere solidi rapporti commerciali con gli Stati Uniti — oltre 40 miliardi di scambi — e non ha certo smesso di autorizzare collaborazioni con l’industria militare israeliana.
In altre parole: Sánchez recita il moralista in conferenza stampa e il pragmatico quando si tratta di firmare i documenti.
E, per quanto possa suonare cinico, questo è esattamente ciò che fanno i politici seri.
Il complesso del messia straniero
Arriviamo allora alla domanda più interessante: perché la sinistra italiana ha sempre bisogno di un salvatore estero?
Prima Zapatero, poi Sánchez, ogni tanto qualche primo ministro scandinavo che appare per cinque minuti nei talk show.
È una forma di provincialismo politico travestito da internazionalismo.
Si idealizza un leader lontano perché non lo si deve giudicare davvero. Non si vedono le sue contraddizioni, le sue ambiguità, i suoi compromessi quotidiani. Si vede solo il frame perfetto da condividere su Instagram.
Ma la politica non è un filtro fotografico. È una materia sporca, fatta di decisioni concrete, interessi nazionali e rapporti di forza.
Basta santini
Forse sarebbe il caso di mettere definitivamente in soffitta la stagione dei “Viva Zapatero”.
Non perché Sánchez sia un cattivo leader — anzi, per certi versi è molto più lucido di molti dei suoi ammiratori italiani.
Ma perché la politica adulta smette di cercare santi e comincia a guardare i fatti.
E i fatti ci dicono che Sánchez è molto più complesso di quanto raccontino i meme: progressista nei discorsi, pragmatico nelle decisioni, abile nel navigare tra ideologia e realpolitik.
Una lezione, se vogliamo, c’è.
Non è quella che pensano i suoi fan italiani.
La vera lezione è che la politica non si fa con i santini — si fa con il potere. E con il coraggio, talvolta impopolare, di usarlo.
Ecco perché, invece di cercare l’ennesimo messia iberico, sarebbe forse più utile tornare a costruire una visione italiana della politica.
Magari farà meno like.
Ma almeno sarebbe nostra.
(Francesco Cozzolino)
Prompt:
Intro: C'è un'immagine di Pedro Sanchez che in questi giorni impazza sui profili social della sinistra italiana: quella del leader progressista, quasi morale, che con la sua faccia da telenovela e le sue frasi a effetto dovrebbe rappresentare il nostro orizzonte politico. Un nuovo "Viva Zapatero!", insomma, con la stessa ingenuità di chi cerca all'estero quello che non sa costruire in casa propria.
parte 1: Peccato che nessuno, tra i Fratoianni e le Schlein di turno, si sia preso la briga di guardare cosa Sanchez fa davvero quando non ci sono i riflettori accesi. Per esempio a Bruxelles, dove il suo PSOE ha votato compattamente a favore del riarmo europeo. Lo ha fatto nonostante gli alleati di governo come Podemos e Sumar gli gridassero contro e minacciassero di farlo cadere. E mentre in Italia il PD si divideva tra favorevoli e astenuti, e Avs e Cinque Stelle votavano contro insieme alla Lega, Sanchez diceva sì senza tentennamenti.
parte 2: E ancora: Sanchez ha incontrato Zelensky, gli ha promesso sostegno fino alla fine, ha stanziato 817 milioni di aiuti e inviato missili per la difesa aerea. Ha firmato accordi per comprare armi dagli Stati Uniti nonostante le sparate di Trump, e in questi anni ha resistito ai ricatti di quell'ala della sua maggioranza che, esattamente come certa sinistra italiana, strizza l'occhio alla Russia e vorrebbe un passo indietro sull'Ucraina.
parte 3: Certo, Sanchez usa anche la retorica. Sa benissimo che per tenere insieme una maggioranza fragile deve ogni tanto lanciare qualche proclama anti-israeliano o anti-americano. Ma mentre parla, nei fatti continua a mantenere solidi rapporti commerciali con gli Usa per oltre 40 miliardi di scambi e autorizza gli scambi con l'industria militare israeliana. Insomma, fa il moralista in conferenza stampa e il pragmatico quando si tratta di firmare.
parte 4: Ecco allora la domanda che dovremmo farci: perché continuiamo a cercare un messia straniero, a mitizzare un leader che è molto più complesso e contraddittorio di quanto i virgolettati sui social lascino intendere? Perché non abbiamo il coraggio di guardare a quello che Sanchez è davvero, con le sue scelte coraggiose e le sue furbizie da demagogo, e magari provare a costruire qualcosa di nostro?
parte 5: Forse dovremmo provare a mettere in soffitta la stagione dei Viva Zapatero e dei Sanchez come santini. E cominciare a fare politica guardando alla sostanza delle cose, anche quando è scomoda. Anche quando non fa tanti like.
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5. Approfondisci dove ritieni necessario.
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