Il Silenzio della Sinistra e il Rischio Conte

Che avvenga per primarie o per acclamazione poco cambia: l’esito che si profila all’orizzonte ha il sapore amaro delle sconfitte annunciate, di quelle che maturano lentamente, nel silenzio complice di chi avrebbe dovuto parlare. Il rischio concreto è consegnarsi a un leader come Giuseppe Conte, capace di oscillare con disinvoltura tra posizioni incompatibili, di accarezzare narrazioni indulgenti verso figure come Vladimir Putin e di ammiccare, con ambiguità, a un certo populismo globale che ha il volto scomposto di Donald Trump. Un uomo che ha sostenuto misure redistributive al contrario, travestite da equità, e che sembra disposto a indossare qualsiasi abito pur di restare al centro della scena. E tutto questo avviene sotto gli occhi di una sinistra che, ancora una volta, appare smarrita, incapace di riconoscere il proprio riflesso nello specchio.

Ma sarebbe troppo facile fermarsi qui, puntare il dito contro chi già sostiene Conte, da Boccia a Bonelli, e liquidare la questione come una deriva altrui. Il problema, quello vero, è più profondo, più scomodo, più nostro. Riguarda quelle “persone perbene” della sinistra che, nel momento decisivo, quando la scelta si fa netta e non più rinviabile, preferiscono rifugiarsi nella disciplina di partito piuttosto che nella verità. È una storia che conosco bene, che ho visto ripetersi negli anni: uomini e donne intelligenti, colti, moralmente attrezzati, che tuttavia scelgono il quieto vivere dell’appartenenza anziché la fatica della coerenza. E ogni volta il risultato è lo stesso: si perde tutto. Si perde credibilità, si perde identità, si perde — soprattutto — il rapporto con quella parte di Paese che nella sinistra cercava un’alternativa, non una copia sbiadita.

Non è un caso che Marco Pannella, con la sua lucidità spesso scomoda, avesse colto il punto con anni di anticipo. I peggiori, diceva, sono spesso gli indipendenti di sinistra. Non quelli rozzi, non quelli apertamente cinici, ma quelli raffinati, quelli che sanno argomentare, che sanno trovare sempre una giustificazione elegante, una mediazione presentabile, una ragione superiore per non rompere davvero. Sono i custodi di una retorica impeccabile che diventa, nei fatti, una copertura. Perché quando arriva il momento di rischiare — di esporsi, di dire no — scelgono il silenzio. Un silenzio nobile, certo. Ma pur sempre silenzio.

Oggi quegli “indipendenti” hanno nomi e cognomi, hanno cattedre universitarie, rubriche sui giornali, ruoli consolidati dentro il Partito Democratico. Sono intellettuali prestati alla politica, o politici travestiti da intellettuali, e condividono una responsabilità che non può più essere elusa. Non vogliono toccare i nodi veri: la crisi di rappresentanza, la perdita di radicamento sociale, l’ambiguità su temi cruciali come la politica estera, il lavoro, la redistribuzione. Si rifugiano in un nicodemismo che conosciamo bene: credere senza esporsi, dissentire senza dichiararlo, criticare senza mai rompere davvero. E così, mentre loro calibrano le parole, il popolo progressista — disorientato, stanco, tradito — si prepara ad affidarsi a un leader che incarna tutto ciò che la sinistra dovrebbe contrastare. Un leader, permettetemi il termine, trumputiniano.

Arrivati a questo punto, la tentazione di assolvere tutti e condannare solo “i vertici” è forte. Ma sarebbe un’ulteriore menzogna. Forse, e lo dico con amarezza autentica, questo popolo se lo merita un leader così. Perché quando si è trattato di difendere idee, valori, coerenza, troppo spesso ha scelto la comodità del silenzio. Ha girato la testa, ha fatto calcoli, ha aspettato tempi migliori che non sono mai arrivati. E ora si stupisce del risultato, come se fosse piovuto dal cielo. Non è così. È il prodotto di una lunga rinuncia collettiva.

E già si intravede il copione dei prossimi mesi. Qualcuno — con tono pacato, con lessico impeccabile — inizierà a spiegarci che, in fondo, Conte è sempre stato un progressista. Che le sue ambiguità erano in realtà complessità. Che le sue giravolte erano evoluzioni. E molti ci crederanno. Per stanchezza, per convenienza, per abitudine. Tanto, alla prossima tornata, si ricomincerà da capo. Con un altro silenzio nobile. Con un’altra occasione perduta. Con un’altra resa mascherata da responsabilità. E, ancora una volta, con la sinistra dalla parte sbagliata della storia — quella in cui si tace quando si dovrebbe parlare.

(Roberto De Santis)

Prompt:

intro: Che avvenga per le primarie o per acclamazione, rischiamo di ritrovarci con un leader vicino a Putin e Trump, che ha sostenuto un bonus che toglie denaro ai poveri per darlo ai ricchi. Uno che, pur di stare al potere, si dimostra pronto a sposare qualsiasi programma.

parte 1: Ma il problema non è solo chi già sostiene Conte (da Boccia a Bonelli). Il problema sono quelle "persone perbene" della sinistra che, ogni volta che hanno dovuto scegliere tra la verità e il partito, hanno scelto il partito. Poi, alla fine, hanno perso tutto.

parte 2: già lo diceva diceva Pannella: i peggiori sono spesso gli indipendenti di sinistra. Quelli che con eleganza intellettuale coprono i difetti della loro area, ma quando c’è da rischiare davvero, si chiudono in un nobile silenzio.

patte 3: Ecco, oggi questi "indipendenti" sono intellettuali prestati alla politica e membri storici del Pd che non vogliono toccare i nodi veri. Per colpa del loro nicodemismo, il popolo progressista è pronto a farsi guidare da un… trumputiniano.

parte 4: Alla fine, forse, questo popolo se lo merita un leader così. Perché quando si è trattato di difendere idee, valori e coerenza, quasi nessuno ha avuto il coraggio di alzare la voce per davvero. Hanno taciuto, hanno girato la testa, hanno fatto calcoli. E ora si stupiscono del risultato. Ma la verità è che non c'è più nessuno, dalla parte sbagliata del silenzio, che possa lamentarsi. Anzi: tra poco qualcuno ci spiegherà che Conte, in fondo, è sempre stato il vero progressista. E molti ci crederanno. Tanto, alla prossima tornata, si ricomincia con un altro nobile silenzio.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4. Approfondisco dove ritengo necessario.

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