Imperatori romani presi su Temu

Roman emperor in crown and purple toga giving a thumbs-down

Ieri mi è capitato sott’occhio il video di Roberto Vannacci in versione imperatore romano, generato dall’intelligenza artificiale, con tanto di condanna ai nemici affidata al pollice verso. Ho sorriso, sì, ma per quel sorriso che nasce più dall’imbarazzo che dal divertimento. Quello che si prova davanti a un adulto che si fa costruire da un software il costume del “forte”, mentre altri, alla sua età, si misurano con il tempo, con il bilancio delle proprie idee, con la fatica di capire che cosa resta davvero. È il sogno del bambino con l’elmetto di plastica sul divano: scenografico, molto poco rassicurante, e perfino un po’ triste.

Dentro quel teatrino, a un certo punto, compare lei: Laura Boldrini. L’ho incrociata più volte sul piano professionale, quando era Presidente della Camera. Io venivo da una storia culturale ed economica molto diversa dalla sua; lei da un percorso legato ai diritti, all’accoglienza, all’inclusione. Non abbiamo mai condiviso il paradigma, questo è evidente. E tuttavia ho sempre trovato in lei una persona corretta, attenta, istituzionalmente seria. Una qualità rara, che in Italia viene spesso scambiata per rigidità solo perché non indossa il trucco della compiacenza.

La ricordo bene in riunioni e tavoli tecnici in cui volle coinvolgermi proprio perché portassi un punto di vista distante dal suo. Non cercava yes-men, che poi è il vizio più diffuso nei palazzi del potere: non si lavora per capire, si lavora per sentirsi confermati. Lei invece voleva ascoltare, discutere, mettere alla prova le proprie convinzioni. Io non ho mai nascosto le mie riserve sulle sue ricette economiche, e sarebbe ridicolo fingere il contrario. Ma la differenza tra dissenso e disprezzo è una linea sottile, e in quel caso la linea era molto chiara. La sua serietà istituzionale, oggi, mi appare perfino più evidente guardando certi spettacoli di bassa lega che pretendono di farsi passare per leadership.

Per questo mi ha sempre colpito, e ancora mi colpisce, la violenza sproporzionata che le è stata scaricata addosso per anni. Le hanno attribuito ogni male possibile: l’immigrazione, il declino, la fine di una presunta età dell’innocenza nazionale, come se un Paese complesso potesse ridursi a un bersaglio comodo da appendere alla parete dei rancori. Le hanno cucito addosso falsità, insinuazioni, caricature sessualizzate, umiliazioni di ogni genere. Il bersaglio, in realtà, non era solo la sua persona. Era il fatto che rappresentasse un modello di donna autonoma, composta, non addomesticabile. E per una certa mentalità maschilista e populista, una donna così non è una interlocutrice: è un intralcio.

Laura Boldrini non era una santa, e sarebbe offensivo perfino per lei descriverla così. Era ed è una politica con le sue idee, le sue convinzioni, i suoi errori. Ma il punto, in quel caso, non sono mai stati davvero gli errori. Il punto era distruggerne la funzione simbolica. Doveva diventare un capro espiatorio, un contenitore da riempire con tutto ciò che non funzionava, così che nessuno fosse costretto a guardare più a fondo. E la macchina del fango ha lavorato con metodo, come sempre accade quando l’obiettivo non è convincere ma disumanizzare. Missione compiuta, purtroppo. Oggi la sua presenza nel dibattito pubblico è molto più tenue, quasi un’eco. E proprio per questo il gesto di riesumarne la figura in chiave di bersaglio rituale dice molto più del video stesso.

Perché quel filmato non è un attacco al presente. È un repertorio dell’odio, un “best of” confezionato per riattivare riflessi antichi e molto elementari. Recupera il nemico di ieri per tenere accesa la fiamma di oggi. Non c’è una tesi, non c’è un pensiero, non c’è satira nel senso nobile del termine. C’è, più banalmente, la volontà di compattare i propri seguaci attorno a un sentimento condiviso e facile da consumare. L’odio funziona così: semplifica, consola, organizza il consenso più rapido. È un collante povero, ma ha dalla sua una straordinaria resa immediata.

E allora la domanda è inevitabile: che bisogno ha un generale, un uomo che dovrebbe misurarsi con il futuro, di rincorrere i fantasmi del passato? Che bisogno ha di chiamare alle armi non le idee, ma le ombre? Forse perché è più facile mettere in scena un imperatore digitale che affrontare la complessità di un Paese reale. Forse perché, quando la sostanza scarseggia, il costume diventa un surrogato utile. Forse perché si scopre che il pollice verso, in fondo, è una scorciatoia per non dover spiegare nulla.

Io, che con Laura Boldrini ho condiviso solo qualche riunione e una quantità non trascurabile di dissenso, oggi posso dire con serenità che non meritava nulla di tutto questo. Non meritava l’odio seriale, né la volgarità trasformata in sport nazionale, né la semplificazione tossica che la voleva ridurre a un simbolo da abbattere. Ma soprattutto, l’Italia non merita di essere governata, o anche soltanto agitata, da chi scambia il presente per una rievocazione mascherata. Il futuro non si costruisce con i fantasmi, e chi continua a cercarli di solito non ha abbastanza coraggio per occuparsi dei vivi.

(Emma Nicheli)

Prompt:

intro: Ieri mi è capitato sott'occhio il video di Roberto Vannacci che, generato dall'intelligenza artificiale, si trasforma in imperatore romano e condanna a morte i suoi avversari politici con il pollice verso. Ho sorriso, ma non per divertimento. Per l'imbarazzo di un adulto che si fa costruire da un computer il cosplay del "forte" mentre altri, alla sua età, scrivono memorie o si interrogano su ciò che hanno imparato. È il sogno del bambino con l'elmetto di plastica sul divano.

parte 1: In quel teatrino, ad un certo punto, c'è lei: Laura Boldrini. L'ho incrociata più volte, professionalmente, quando era Presidente della Camera. Io sono un'economista liberale, lei veniva da una storia diversa: diritti, accoglienza, inclusione. Non abbiamo mai condiviso il paradigma, ma ho sempre trovato in lei una persona estremamente corretta e professionale. Ci teneva a sentire voci lontane dalle sue, e io ne ho avuto prova diretta.

parte 2: La ricordo mentre mi coinvolgeva in commissioni e tavoli tecnici proprio per portare il mio punto di vista, che sapeva diverso dal suo. Non cercava yes-men. Voleva capire, confrontarsi, mettersi in discussione. In un mondo dove la piaggeria è regola, quel gesto mi colpì molto più di tante dichiarazioni di principio. Non ho mai nascosto le mie perplessità sulle sue ricette economiche, ma ho sempre riconosciuto in lei una serietà istituzionale che oggi, a vedere certi spettacoli, rimpiango.

parte 3: Eppure, per anni, è stata bersaglio di un odio sproporzionato. Le hanno attribuito ogni male: l'immigrazione, il declino, la fine dell'Italia. Hanno sparso bufale, anche particolarmente cattive, sul suo conto, l'hanno sessualizzata, umiliata, isolata. La verità è che quella donna, con la sua autonomia e la sua compostezza, disturbava un certo immaginario maschilista e populista.

parte 4: Non era una santa, era una politica con le sue idee che ha commesso i suoi errori. Ma il punto non sono mai stati i suoi errori. Il punto era che andava distrutta come simbolo e capro espiatorio. E i suoi detrattori ci sono riusciti, alimentando una macchina del fango che l'ha ridotta a bersaglio del rancore. Oggi, però, è fuori dai riflettori. La sua presenza nel dibattito pubblico si è ridotta a un ricordo sbiadito. E invece, quel ricordo, Vannacci lo riesuma.

parte 5: Perché il suo video non è un attacco all'attualità, ma un "greatest hits" dell'odio: recupera il nemico di ieri per riaccendere il fuoco di oggi. Non c'è una tesi, non c'è una critica, non c'è satira. C'è solo la volontà di compattare i seguaci attorno all'odio condiviso. E allora mi chiedo: che bisogno ha un generale, un uomo che dovrebbe guardare al futuro, di rincorrere il passato? E io, che con Laura Boldrini ho condiviso solo qualche riunione e tanto dissenso, oggi dico che non meritava nulla di tutto questo. Ma soprattutto, l'Italia non merita chi la governa con i fantasmi.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5; approfondisco dove necessario.

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