Il prezzo del populismo: dazi e fallimenti italiani

“Oggi è un bel giorno di sole.”
Così Matteo Salvini celebrava la vittoria di Donald Trump, sfoggiando la sua solita cravatta rossa e la soddisfazione di chi si sente finalmente dalla parte giusta della storia. Oggi, sotto quello stesso sole splendente, le imprese italiane scoprono il costo di quell’alleanza ideologica: i dazi del 25% su acciaio e alluminio imposti proprio dal tycoon americano sono ufficialmente in vigore, e anche l’Italia ne pagherà il prezzo.

Quando il populismo incontra la realtà

Le nostre imprese dovranno affrontare un aggravio stimato tra 1,5 e 2 miliardi di euro, con conseguenze dirette su produzione, esportazioni e posti di lavoro. Un disastro annunciato, prevedibile, eppure accolto con il consueto silenzio dagli stessi sovranisti che fino a ieri osannavano il grande amico Trump. Ma non temete: Salvini e Giorgia Meloni hanno già pronto il copione. Per loro, la colpa sarà di chiunque, tranne che della loro totale incapacità di difendere gli interessi italiani.

Per anni hanno venduto la favola del sovranismo felice, dell’Italia libera di trattare da pari con i grandi del mondo. Eppure, quando arriva il conto, l’unico vero sovranista è sempre l’altro. Trump fa gli interessi degli americani, Macron difende le sue industrie, la Germania si tutela con il suo peso economico. E l’Italia? Resta a guardare, mentre i nostri presunti “patrioti” cercano un nemico immaginario su cui scaricare il barile.

Il fallimento di una leadership che non esiste

Questa situazione è la dimostrazione plastica di quanto il governo italiano sia privo di una visione strategica nelle relazioni internazionali. La politica estera non si fa con le felpe, non si costruisce con i meme sui social, non si difendono le imprese italiane con tweet sulla Nutella. Salvini e Meloni, al di là delle pose da barricata, sono perfettamente inutili nel momento in cui bisognerebbe sedersi ai tavoli che contano.

L’Italia avrebbe dovuto trattare con gli Stati Uniti per ottenere un’esenzione dai dazi, come hanno fatto altri Paesi. Ma per farlo servono credibilità, forza negoziale, alleanze strategiche. Invece, cosa abbiamo? Un ministro dei Trasporti che si preoccupa di organizzare convegni sui valori della tradizione e una premier che crede di poter riformare l’UE a colpi di dichiarazioni infuocate, mentre a Bruxelles la trattano con sufficienza.

Il grande inganno sovranista

Salvini e Meloni venderanno questa disfatta come l’ennesimo complotto contro l’Italia. Diranno che è colpa dell’Europa cattiva, che ci vuole schiavi di Bruxelles. Diranno che la sinistra gode nel vedere le nostre imprese in difficoltà. Tireranno fuori qualche teoria strampalata sugli immigrati che “rubano il lavoro” mentre i veri posti di lavoro vengono messi a rischio dalle politiche dei loro stessi alleati internazionali.

Ma la realtà è più semplice e più amara: i sovranisti italiani sono sudditi, non leader. Esultano quando vincono gli altri, e piangono quando quegli stessi “amici” li trattano come pedine sacrificabili. L’unica vera sovranità che perseguono è quella della propaganda, perché quella economica, quella politica e quella industriale l’hanno già barattata in cambio di qualche like su Facebook.

Intanto, il sole continua a splendere. Ma solo per chi può permettersi di ignorare la tempesta in arrivo.

(Roberto De Santis)

Prompt:

Intro: "Oggi è un bel giorno di sole". Con queste parole, Matteo Salvini aveva celebrato la vittoria di Donald Trump, indossando la sua cravatta rossa d'ordinanza. Tuttavia, sotto quel sole splendente, sono entrati ufficialmente in vigore i dazi del 25% su acciaio e alluminio imposti proprio dal presidente americano. Anche l'Italia non è stata risparmiata da queste misure.

parte 1: Le nostre imprese dovranno affrontare un costo stimato tra 1,5 e 2 miliardi di euro, con inevitabili ricadute sui posti di lavoro. Nonostante ciò, Salvini e la sua alleata Giorgia Meloni, cercheranno di attribuire la colpa all'Europa, alla sinistra e agli immigrati. Incolperanno chiunque, tranne che ammettere la loro totale incapacità di difendere gli interessi del Paese.

parte 2: Questa situazione evidenzia la mancanza di una leadership politica capace di affrontare le sfide globali e di proteggere le imprese italiane dalle conseguenze negative delle politiche internazionali.

parte 3: Salvini e la Melonni diranno che è colpa dell’Europa, della sinistra, degli immigrati. Di chiunque, tranne che della loro totale incapacità di difendere il Paese.

Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3. Prosegui poi sulla linea tracciata dall'articolo.

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