
Un ritornello continuo, in questi giorni, ripetuto da amici, parenti, conoscenti e contatti social vari: “Ma come, tu sei stata tante volte in zone di guerra, e non manifesti contro il riarmo? Proprio tu?”
E se non manifestassi contro il riarmo proprio perché sono stata tante volte in zona di guerra?
La guerra è sempre un inferno, ma non sempre è evitabile
Ho visto la guerra, molte volte. Kossovo, Serbia, Gaza, Afghanistan, Iran, Iraq, Birmania, Siria… solo per citare qualche tappa di un viaggio che nessuno vorrebbe fare. E non importa dove tu sia: le lingue cambiano, i fusi orari pure, ma il dolore è sempre lo stesso.
Nel Kossovo ho visto i villaggi svuotati, le case bruciate con le foto di famiglia ancora attaccate alle pareti, come fantasmi. In Afghanistan, ho parlato con donne che avevano appena visto il loro marito saltare in aria su una mina, e che ora dovevano preoccuparsi di sfamare sei figli in un paese dove le vedove contano meno di niente. In Siria, ho camminato tra le macerie di Aleppo, dove le strade erano un museo del terrore: carcasse di auto, palazzi sventrati, giocattoli coperti di polvere accanto a cadaveri dimenticati.
Chiunque abbia visto una guerra sa che è un inferno. Ma chiunque abbia visto abbastanza guerre sa anche che il pacifismo ideologico è un lusso che non possiamo permetterci.
La guerra necessaria e il principio della deterrenza
Il filo conduttore, per quanto banale, è che la guerra è SEMPRE orribile. Su questo siamo tutti d’accordo. Ma la realtà è che a volte è necessaria.
E qui casca l’asino: il punto non è eliminare la guerra—sarebbe meraviglioso, ma viviamo nel mondo reale, non in un film Disney. Il punto è ridurre le guerre a quelle strettamente necessarie.
E per farlo esiste un principio chiave: la deterrenza.
La deterrenza non è uno slogan, è un concetto fondamentale della storia umana: se sai che attaccarmi ti costerà più di quanto potrai mai guadagnarci, molto probabilmente non mi attaccherai. È per questo che i leoni attaccano le gazzelle, non i rinoceronti. E noi vogliamo essere gazzelle?
L’illusione della pace eterna e il comodo ombrello americano
L’Europa ha vissuto il più lungo periodo di pace della sua storia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino a oggi. Un’anomalia storica. Dal 1600 al 1800, il continente ha avuto guerre ogni due o tre anni. Poi ha chiuso in bellezza con due guerre mondiali devastanti.
Cos’è cambiato dopo il 1945? Gli americani ci hanno ricostruiti e ci hanno permesso di costruire uno stato sociale imponente, accollandosi praticamente per intero la nostra difesa. Attaccare un paese europeo significava scatenare la reazione dell’intera NATO, con gli Stati Uniti in testa. Nemmeno Kim Jong-Un è tanto scemo.
Ma abbiamo fatto l’errore di pensare che questo stato di cose fosse eterno. Illusione pura. Il mondo è pieno di gente che aspetta il momento giusto per prendersi quello che vuole. L’Ucraina ne sa qualcosa.
Gli Stati Uniti si stancano: il nuovo isolazionismo e l’errore fatale dell’Europa
E ora arriva il guaio. Gli Stati Uniti sono stanchi. La nuova amministrazione Trump ha fatto capire chiaramente che il costo del deficit viene prima di qualsiasi alleanza storica. La NATO? Non è un dogma. Se gli europei non vogliono pagarsi la propria difesa, il problema è loro.
Possiamo sperare in future correzioni di rotta? Certo, possiamo anche sperare di vincere la lotteria senza nemmeno comprare il biglietto. Ma meglio pensare al caso peggiore.
Perché c’è una cosa che la storia ha insegnato con una costanza impressionante: le democrazie liberali non si fanno la guerra tra loro. Ma al di fuori del nostro piccolo recinto, là fuori, nel mondo vero, ci sono i predatori. E qualunque pastore può spiegarvi che quando il lupo è troppo vicino, è il momento di prendere il fucile.
Ma cosa facciamo se non abbiamo fucili?
ReArm Europe: un antidoto, non una provocazione
In mezzo a tutto questo caos, il dibattito sul piano ReArm Europe è già oltre ogni livello di tossicità. Un pacchetto da 800 miliardi in quattro anni, per iniziare un cammino verso la capacità di deterrenza europea, ma il discorso è già annegato nel peggior populismo.
C’è chi vuole venderlo come un progetto per mandare i nostri figli a morire in Russia. Sciocchezze da analfabeti strategici. ReArm Europe non serve a fare la guerra, serve a evitare di doverla combattere.
E invece ci troviamo con un blocco multicolore di oppositori:
- I filorussi: Quelli che Putin ha sempre ragione, l’Europa è cattiva, l’Ucraina se l’è cercata.
- Gli utili idioti: Gente che non ha mai letto un libro di storia e ripete “meglio schiavi che morti” senza capire cosa significhi.
- I romantici: Gente che pensa che la pace si ottenga con gli arcobaleni e le marce in piazza, ignorando che la pace esiste solo se qualcuno è pronto a difenderla.
- I relitti degli anni ’70: Quelli che ancora credono che la NATO sia un club di imperialisti malvagi, ma intanto si godono la libertà che proprio la NATO ha garantito per decenni.
State attenti. Perché il mondo là fuori non è un posto gentile. E quando il lupo è alla porta, l’unica domanda che conta è: Abbiamo fucili, o siamo solo gazzelle pronte per il massacro?
(Serena Russo)
Prompt:
Intro: un ritornello continuo, in questi giorni, ripetuto da amici, parenti, conoscenti e contatti social vari: "ma come, tu sei stata tante volte in zone di guerra, e non manifesti contro il riarmo? Proprio tu?" E se non manifestassi contro il riarmo proprio perché sono stata tante volte in zona di guerra?
parte 1: le realtà dei tanti teatri bellici che hai visitato come reporter (Kossovo, Serbia, Gaza, Afghanistan, Iran, Iraq, Birmania, Siria, solo per dirne qualcuno - fai qualche esempio) ti hanno mostrato situazioni sempre diverse ma sempre simili, contrassegnato in primo luogo dalla tragedia delle vite distrutte.
parte 2: Per trovare un filo conduttore, peraltro banalissimo, è che la guerra è SEMPRE una cosa orribile. Purtroppo a volte la guerra diventa necessaria, e qui casca l'asino: dobbiamo ridurre le guerre a quelle necessarie. Per ridurre le guerre a quelle necessarie, diventa assolutamente fondamentale il principio della deterrenza.
parte 3: l'Europa ha vissuto il suo più lungo periodo di pace dalla fine della WW2 fino a oggi; gli americani l'hanno ricostruita e gli hanno permesso di realizzare un imponente welfare, accollandosi praticamente per intero la difesa. Attaccare una nazione europea a caso avrebbe significato scatenare la reazione dell'intera NATO, Stati Uniti in testa: nemmeno Kim Jong-Un è tanto scemo. Considerando che dal 1600 al 1800 l'Europa ha conosciuto una guerra ogni due-tre anni, per concludere con i due atroci conflitti mondiali della prima metà del '900, la differenza è netta. Ci siamo illusi che questo stato di cose sarebbe stato eterno.
parte 4: Le dissennate e demenziali politiche della nuova amministrazione Trump, volte a tagliare il deficit costi quel che costi (alleanze decennali incluse) comporta pure questo. Possiamo sperare in future correzioni di rotta? Meglio pensare al caso peggiore. Questo perché fra democrazie liberali non ci facciamo la guerra, ma al di fuori del nostro piccolo recinto ci sono i predatori. E qualunque pastore può spiegarvi che quando il lupo è troppo vicino è il momento di prendere il fucile. Ma cosa facciamo se non abbiamo fucili?
parte 5: in mezzo a tutto questo caos, la discussione attorno al piano/proposta ReArm Europe è già oltre ogni livello di tossicità. Il discorso è già annegato nel peggior populismo, ma sappiate una cosa: i famosi 800 miliardi in quattro anni servirebbero per sviluppare un potenziale di deterrenza, e un blocco multicolore (filorussi, utili idioti, romantici, relitti degli anni '70, e mi scordo qualcosa) vuole vendervelo come piano per mandare i nostri figli a morire in Russia. State attenti.
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5. Approfondisci dove ritieni necessario.
Assumendo la personalità e lo stile di scrittura di Serena Russo, scrivi un articolo tagliente e brillante.
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