
Ci sono decisioni che ti fanno alzare un sopracciglio, altre che te lo fanno crollare direttamente sulla scrivania. Prendiamo, ad esempio, la recente “grazia” concessa ai no-vax: un condono bello e buono per chi aveva deciso di ignorare le regole durante il periodo pandemico. Che dire? Non che ci aspettassimo i carri armati davanti casa o l’esilio coatto su qualche isola deserta, ma qui sembra esserci qualcosa di più sottile, di più “italiano”.
Due spiegazioni si fanno largo, come sempre quando qualcosa non torna. La prima è economica: far rispettare le sanzioni costa troppo. E su questo punto, in un paese dove si riesce a spendere il triplo del necessario per un qualsiasi progetto pubblico, non ci sentiamo di stupirci. Lo Stato ha fatto i conti e ha deciso che punire chi non ha rispettato le regole non conviene. Come un genitore che, dopo una ramanzina di un’ora, conclude con il classico “Vabbè, ma non lo rifare più”. Peccato che, storicamente, questo “non lo rifare più” valga tanto quanto la carta su cui vengono scritte le sanzioni non riscosse.
La seconda spiegazione è più politica e, ammettiamolo, anche un po’ più deprimente. I no-vax – ci dicono con aria saputa – appartengono a una fetta di elettorato che difficilmente potrebbe essere definita “progressista”. Spesso vicini alla destra populista, con bassa scolarizzazione (e dunque, sussurra qualcuno, più inclini a cadere nella rete della propaganda semplicistica), rappresentano una minoranza che però il governo di turno non può permettersi di perdere. Ecco allora la carezza pelosa: nessuno pagherà, tutti amici come prima.
Questa scelta, però, rivela molto più di una semplice amnistia. È la filosofia tutta italiana del condono perpetuo, dove chi alza la voce, chi resiste, chi si ribella o semplicemente chi se ne infischia delle regole, alla fine la scampa sempre. È una cultura del “tanto si sistema tutto”, dove il castigo viene riservato ai più deboli, ai più indifesi, a quelli che le regole, magari per paura o per educazione, le rispettano. Una vergogna che si tramanda di generazione in generazione come la ricetta della lasagna.
E poi arriviamo alle nuove norme del Codice della Strada, l’altro capolavoro dell’ultima settimana. Qui, l’aria si fa più pesante, quasi polverosa, con qualcuno che parla addirittura di “trionfo del peggior fascismo”. Un po’ eccessivo, forse, ma capisco il nervosismo: a giudicare dalla severità delle nuove misure, sembra quasi che le nostre strade siano popolate da una gang di furiosi al volante di cui non eravamo a conoscenza.
In realtà, a guardar bene, questo codice non è altro che una nuova modalità per fare cassa. Perché dove lo Stato non sa governare, dove le finanze arrancano, la soluzione più semplice è quella che conosciamo tutti: mettersi con il cappello in mano ai bordi delle strade, stavolta con autovelox e multe come fossero gabelle medievali. Chi guida, paga. Punto. Se poi questa strategia di “risanamento” si allinea curiosamente con la recente lettera minatoria inviata alle partite IVA che non hanno aderito al concordato fiscale, beh, il quadro si completa. D’altronde, spremere chi non ha abbastanza forza per difendersi è una pratica antica e collaudata.
Ed ecco il filo conduttore: i deboli pagano, i furbi la sfangano. I no-vax graziati e gli automobilisti tartassati sono due lati della stessa medaglia: l’ennesima dimostrazione che lo Stato non tratta i cittadini come soggetti responsabili, ma come pedine da muovere a seconda della convenienza politica o finanziaria del momento. È una dinamica paradossale e grottesca, dove chi rispetta le regole finisce per passare da ingenuo, mentre chi le ignora diventa un caso da “chiudiamo un occhio”.
Questa è l’Italia delle “soluzioni facili”, delle indulgenze elettorali, dove la legge funziona a corrente alternata: severa e intransigente con i più ligi, indulgente con i furbi e i riottosi. È un meccanismo che non solo genera fastidio, ma mina il senso di giustizia e di comunità su cui dovrebbe reggersi una società civile.
Forse, prima di inasprire le multe o di condonare i ribelli, dovremmo tornare a riflettere su cosa significhi partecipare alla vita di un Paese. E magari smetterla di premiare sempre chi alza la voce, chi trasgredisce, chi rema contro. Ma questo, temo, richiederebbe un cambio di mentalità che non si ottiene con una nuova legge o un condono. Richiederebbe cultura, educazione e, soprattutto, coraggio. Un coraggio che, al momento, sembra mancare.
(Roberto De Santis)
Prompt:
No-vax: In un periodo di difficoltà finanziarie, il governo ha deciso di concedere la grazia ai no-vax, una decisione che ha suscitato molte domande. Due spiegazioni principali emergono per comprendere questa scelta. La prima spiegazione è di natura economica. Il costo per far rispettare le sanzioni ai no-vax potrebbe essere troppo elevato, rendendo l'operazione non conveniente. Sebbene questa opinione possa non essere condivisa da tutti, è comprensibile. La seconda spiegazione è politica. I no-vax sono per lo più persone di destra con bassa scolarizzazione, e quindi rappresentano una parte dell'elettorato del governo. Tuttavia, ci sono dubbi sul fatto che questa minoranza sia abbastanza significativa da influenzare le decisioni politiche. Questa decisione sembra riflettere una filosofia di condono perpetuo, dove si trova sempre un modo per evitare le conseguenze legali, riservando le punizioni solo ai più deboli.
Strada: le nuove norme del codice della strada, considerate da alcuni come un trionfo del peggior fascismo, sono in realtà un modo per fare cassa da parte di un governo incapace di gestire le finanze del paese, simile alla recente lettera minatoria inviata alle partite IVA che non hanno aderito al concordato.
Articolo: no-vax, strada; ragiona sul filo conduttore.
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