
Cannes 2025. Red carpet, flash, champagne e… polemiche ideologiche all’italiana. Perché siamo un popolo meraviglioso: potremmo dominare il mondo con la cultura, ma preferiamo farci la guerra su chi ha il diritto di definirsi “cultura”. Così, sotto i riflettori della Croisette, esplode la querelle tra Elio Germano, eterno volto della sinistra cinematografica impegnata (qualcuno direbbe autocelebrativa), e il ministro della Cultura Alessandro Giuli, volto dell’intellettualismo conservatore post-Freccero, pronto a sfidare lo status quo dell’apparato culturale.
Il tema, in superficie, pare uno scontro di visioni. In realtà, è un guazzabuglio di ipocrisie incrociate, dove nessuno ha il coraggio di dire la verità: che il problema non è destra o sinistra, ma un sistema culturale parassitario dove si premiano gli amici degli amici e si puniscono i meritevoli che non si inginocchiano.
Cultura ISO 900
Dietro le dichiarazioni roboanti — Germano che accusa la destra di voler censurare, Giuli che ribatte sull’egemonia culturale della sinistra — si nasconde una disputa molto più misera: chi ha diritto ai soldi pubblici per fare “cultura”? Come se l’arte fosse una produzione industriale con certificazione ISO 9000: standard, bollino, busta paga.
Da una parte, l’intellighenzia “progressista” che da decenni campa di contributi pubblici e premi autoreferenziali. Dall’altra, il tentativo (goffo) di una destra che non accetta di rimanere fuori dal banchetto e che vorrebbe piazzare i suoi “autori”, spesso con lo stesso talento medio dei rivali, ma almeno con lo smoking stirato.
Il problema? Non è chi stia vincendo, ma che entrambi i contendenti siano irrilevanti. La sinistra si è convinta di essere “la cultura” e quindi di dover essere foraggiata in eterno, la destra si lamenta di essere esclusa e vorrebbe solo rovesciare la dinamica, non abolirla. È la solita danza tra mediocrità: cambiano i vestiti, resta lo squallore del sussidio come fine e non come mezzo.
E se invece… la smettessimo di pagare tutti?
Fosse per me, il Ministero della Cultura andrebbe smantellato, o al massimo ridotto a un dipartimento tecnico che si occupa della manutenzione delle biblioteche e dei siti archeologici. Tutto il resto è fumo per mascherare un sistema assistenzialista che non produce né arte né mercato.
Se non riesci a fare un film che le persone vogliono vedere pagando un biglietto, allora forse non meriti di farlo. Punto. Lo Stato non è una banca per artisti falliti, né un bancomat per sedicenti intellettuali. Se vuoi “comunicare un messaggio”, fallo su YouTube come tutti. Ma se mi chiedi soldi pubblici, almeno dimostra di saper parlare al pubblico. Non a tre critici ubriachi a una rassegna a Lido di Ostia.
La retorica del “messaggio” come scudo artistico è patetica. È il trucco del codardo che non vuole competere sul mercato ma pretende di essere osannato. Se hai davvero un messaggio che vale, troverai un pubblico. Se non lo trovi, magari è il messaggio che è una ciofeca. O tu, che non sai comunicarlo.
Nel frattempo, gli ospedali perdono medici, i treni fanno schifo e le scuole cadono a pezzi. Eppure spendiamo milioni in produzioni cinematografiche che non interessano a nessuno e che servono solo a tenere in piedi un cast di parassiti con la scusa del “valore culturale”. Il vero valore culturale è la competenza, la creatività, il coraggio di rischiare. Non la lamentela cronica col cappello in mano.
E quindi
La rissa tra Germano e Giuli è l’ennesima baruffa tra due mondi stanchi e incapaci. Da un lato la sinistra autoreferenziale, dall’altro la destra lamentosa. Entrambe pretendono di rappresentare l’Italia culturale, ma nessuna delle due rappresenta il futuro. Un futuro dove o si è capaci di competere, innovare e generare valore reale, oppure si va a casa. Senza piagnistei. Senza finanziamenti.
L’arte o è viva, e quindi indipendente, oppure è morta. E se è morta, non vedo perché dovremmo continuare a pagare il funerale.
(Giovanni Sarpi)
Prompt:
Intro: Cannes 2025, ed è subito polemica! Partiamo con un bel riassunto della querelle che vede contrapposti Elio Germano e il ministro della cultura Alessandro Giuli.
parte 1: la lotta sembrerebbe, in realtà, ridursi a chi è legittimamente degno delle sovvenzioni culturali statali (una certificazione di arte ISO9000)? Da cui poi la questione si fa politica, solo la sinistra è cultura, non è vero, è che la sinistra esclude la desta. Entrambe in realtà sono mediocri nel migliore dei casi.
parte 2: fosse per me, nessuno riceverebbe un euro, e i soldi delle tasse andrebbero tutti per il mantenimento o rafforzamento dei servizi fondamentali: istruzione, sanità, trasporto etc. Se non siamo in grado di fare un film che la gente voglia vedere pagando il biglietto, tanto vale non farli. Troppo ricattare il pubblico con l'espediente retorico del messaggio.
Articolo: intro, parte 1, parte 2. Approfondisci dove ritieni necessario.
Assumendo personalità, background e stile di scrittura di Giovanni Sarpi, descritte sopra nella chat, scrivi un Articolo; usa un tono brillante.
Scopri di più da Le Argentee Teste D'Uovo
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.