
Ricordate il caso Bibbiano?
Per chi ha la memoria corta – oppure per chi ha fatto il pieno di indignazione e poi ha cambiato canale – un rapido ripasso. Bibbiano è un comune della provincia di Reggio Emilia. Qui, nel 2019, emerse un’inchiesta giudiziaria su presunti affidi illeciti di minori da parte dei servizi sociali. Si parlò di lavaggi del cervello ai bambini, disegni manipolati, scariche elettriche immaginarie, psicologi ideologizzati, un sistema deviato orchestrato con la complicità delle istituzioni locali. Il sindaco, del Partito Democratico, fu arrestato per abuso d’ufficio.
Neanche il tempo di capire i fatti, e la macchina del fango era già partita. Bibbiano non era più un comune dell’Emilia: era diventato il simbolo del Male con la emme maiuscola, la dimostrazione che il PD – anzi, “il partito di Bibbiano” – rapiva i bambini per darli alle coppie gay. Tutto documentato nei deliri dei social, nelle dirette Facebook di Salvini, nei meme condivisi dai pentastellati sotto effetto della propaganda più tossica mai circolata in Italia da decenni.
La sentenza finale è arrivata. E non lascia scampo.
Cinque anni dopo, il castello accusatorio è crollato. Come crollano sempre queste architetture costruite sull’onda dell’emotività e della mistificazione.
Il tribunale ha assolto il sindaco Andrea Carletti da ogni accusa. Le accuse più gravi – quelle che avevano incendiato il dibattito pubblico – sono state completamente smentite. Nessuna rete occulta, nessun traffico organizzato di minori, nessuna regia del PD. Alcuni operatori sociali sono stati condannati, ma per episodi circoscritti, ininfluenti rispetto alla narrativa complottista montata ad arte.
La realtà, come spesso accade, era meno pulp di quanto la propaganda avesse promesso. E quindi meno interessante.
Una bufala su misura per la campagna elettorale.
Bibbiano non è stato solo un caso giudiziario: è stato un’operazione politica. La destra, fiutato il sangue, si è lanciata come uno squalo in un acquario. Salvini – all’epoca ancora con la camicia sbottonata e il rosario in mano – ci ha costruito un tour nazionale. Giorgia Meloni, ancora lontana dai fasti di Palazzo Chigi, cavalcava il tema con foga. I Cinque Stelle, nella loro fase più becera e populista, contribuirono a diffondere il messaggio con un entusiasmo quasi messianico.
Si è lasciato intendere che il PD intero – non solo quello locale – fosse complice di una gigantesca operazione criminale. Una sinistra senza scrupoli, pronta a togliere i figli ai poveri genitori italiani per rieducarli nei centri sociali. Una narrazione che, a ben vedere, ha tutti gli ingredienti del fascismo 2.0: nemico interno, complotto, pericolo ai danni dei bambini, delegittimazione totale dell’avversario politico.
“Mai col partito di Bibbiano!”
Luigi Di Maio, col cipiglio da statista fallito, tuonava “Mai alleanze col partito di Bibbiano!”. Lo stesso Di Maio che, poche settimane dopo, governava con il PD. La coerenza, si sa, non è mai stata di casa al Movimento 5 Stelle, nato sull’onda dell’indignazione e cresciuto a suon di slogan.
“Parlateci di Bibbiano” è diventato il nuovo “E allora le foibe?”, l’argomento jolly per silenziare qualsiasi discussione politica. Una scorciatoia morale per chi non ha argomenti ma solo rancore. E oggi esiste una fetta consistente di italiani convinta che Bibbiano sia stato “insabbiato dalla sinistra”, a prescindere da ciò che dicono i tribunali. Perché quando si fa leva sullo stomaco delle persone, non c’è assoluzione che tenga.
Alessandro Di Battista, sempre in cerca di un pulpito da cui pontificare, aveva promesso un libro-inchiesta sul caso. Libro mai visto. Forse, da Mosca, gli hanno suggerito di lasciar perdere.
Missione compiuta.
In un modo o nell’altro, la missione è riuscita. Bibbiano ha lasciato una cicatrice indelebile nel dibattito pubblico italiano. Non per i suoi contenuti reali, ma per l’uso sistematico e scientifico che ne è stato fatto.
È stata la più efficace bufala politica degli ultimi anni. Ha avvelenato il discorso pubblico, delegittimato l’avversario, radicalizzato l’opinione pubblica. Ha aperto la strada al successo elettorale di una destra che oggi governa in nome della sicurezza, della tradizione e del sospetto costante verso tutto ciò che non controlla.
E anche se oggi le sentenze parlano chiaro, chi chiederà scusa? Chi rimetterà a posto la reputazione infangata di un sindaco, di una città, di un intero partito? Nessuno. Perché il fango, una volta gettato, resta. Perché il danno è fatto.
E perché, alla fine, Bibbiano è servito.
(Roberto De Santis)
Prompt:
intro: Ricordate il caso Bibbiano? In caso negativo, un piccolo recap.
parte 1: è arrivata la sentenza finale che, com'era prevedibile, smonta l'impianto accusatorio.
parte 2: il caso in sé costituisce un esempio perfetto di bufala usata cinicamente in campagna elettorale per delegittimare l'avversario. Posto che, anche se vero, il caso avrebbe riguardato solo il PD di Bibbiano, i vari sciacalli di destra ci si sono tuffati con entusiasmo per delegittimare l'intero PD: Matteo Salvini, una allora poco rilevante Giorgia Meloni, la feccia eversiva Cinque Stelle.
parte 3: "Mai alleanze col partito di Bibbiano!" tuonava Luigi Di Maio (poi s'è visto come il suo stesso partito sia stato coerente a riguardo), "Parlateci di Bibbiano" divenne il nuovo "E allora le foibe?", e ormai esiste una consistente fetta di italiani convinta che il caso sia stato "insabbiato dalla sinistra". Alessandro Di Battista promette da anni un libro-inchiesta sull'argomento, ma forse dal Cremlino gli hanno detto di lasciar stare.
parte 4: in un modo o nell'altro, missione compiuta. Il caso di Bibbiano ha aiutato "la causa".
articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4. Approfondisci dove ritieni necessario.
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